“Ricostruire una femminilità perduta”, le storie delle migranti vittime di violenza foto

In Provincia l'incontro "Figli della violenza", organizzato da Cif (Centro Italiano Femminile) Piacenza e Acisjf (Associazione cattolica internazionale al servizio della giovane) in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

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Storie di abusi, di violenza, di sfruttamento.

Sono quelle di centinaia di donne migranti giunte nel nostro paese raccontate da chi quotidianamente si relaziona con loro e cerca di offrire loro un futuro migliore: di questo si è parlato in Provincia nell’incontro “Figli della violenza”, organizzato da Cif (Centro Italiano Femminile) Piacenza e Acisjf (Associazione cattolica internazionale al servizio della giovane) in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Hanno portato la loro testimonianza rappresentanti dell’ambulatorio immigrati, servizi sociali e ostetria che ogni giorno incontrano con centinaia di donne, provenienti soprattutto dall’Africa, vittime di abusi e di violenze sessuali. 

Dopo i saluti della Vice Presidente della Provincia Avv. Patrizia Calza, la Presidente del Cif Provinciale Piacenza Bianca Zeni e la Presidente Comitato Acisjf Piacenza Giuseppina Schiavi hanno introdotto le testimonianze dirette di Alessandra Dionisi dell’Ambulatorio immigrati, della psicologa Marta Bettini, dell’ostetrica Elisa Daini, di Martina Colledani (progetto “Oltre la strada”) e di Maria Teresa Bertè del Centro antiviolenza Telefono Rosa Piacenza. 

Sono racconti forti, che, da prospettive diverse, presentano sempre lo stesso drammatico quadro.

“Ogni giorno – spiega Martina Colledani – lavoriamo a contatto con donne provenienti soprattutto dalla Nigeria. Hanno tutte la stessa storia, contraggono un “debito” con i protettori che le mandano in Italia e che le rendono oggetto di sfruttamento sessuale per estinguerlo. Con queste donne è necessario compiere un lungo lavoro di ricostruzione dell’identità per cancellare quel senso di colpa tipico di chi ha subito una violenza”.

Tante anche le donne incinte, spesso senza più la possibilità di abortire, che ogni giorno arrivano all’Ambulatorio Immigrati segnate sia esteriormente che interiormente dagli abusi subiti.

“Le donne incinte oscillano costantemente tra un sentimento di odio ed amore verso il figlio che portano in grembo” dice la psicologa Marta Bettini “quello che cerco di fare è ricostruire in loro una femminilità perduta attraverso un lungo lavoro di dialogo che le riporti ad apprezzarsi e ad avere fiducia in sé stesse”.

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