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Gara per il settore risorse, il Consiglio di Stato dà torto al Comune

Gara per il settore risorse, il Consiglio di Stato ha accolto parzialmente l’appello presentato dal Comune di Piacenza. Lo scorso maggio palazzo Mercanti aveva infatti deciso di appellarsi contro la sentenza del Tar di Parma che aveva annullato gli atti relativi alla selezione pubblica per il conferimento dell’incarico dirigenziale, assegnato a Giuseppe Morsia. 

Gara per la direzione operativa del settore risorse, c’è una nuova puntata della vicenda legale che contrappone il Comune di Piacenza e il direttore del Comune di Broni Massimo Mangiarotti.

Quest’ultimo rivendica di aver diritto al posto bandito da Palazzo Mercanti nel dicembre del 2012. 

L’ultima sentenza del Consiglio di Stato, del 15 dicembre scorso, ha infatti confermato un precedente pronunciamento del Tar di Parma, dando ragione a Mangiarotti. La vicenda è lunga e complessa, con ben sei pronunciamenti dei tribunali amministrativi in tre anni.

Il Tar di Parma aveva annullato una prima volta gli atti relativi alla selezione pubblica per il conferimento dell’incarico dirigenziale, assegnato a Giuseppe Morsia.

A presentare il ricorso nel 2013 era stato il direttore del Comune di Broni Mangiarotti, giunto secondo classificato nel concorso comunale. L’istanza venne accolta dal tribunale regionale, ma nel febbraio del 2015 una prima sentenza del Consiglio di Stato ribaltò la situazione a favore del Comune di Piacenza, indicando le procedure per convalidare l’esito del concorso favorevole a Morsia.

Mangiarotti allora decise di impugnare una seconda volta, sempre al Tar, il provvedimento e il tribunale nuovamente gli diede ragione.

Di fronte all’ulteriore ricorso di Palazzo Mercanti, il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar a sostegno delle ragioni di Mangiarotti. Con tale verdetto del Consiglio di Stato, Palazzo Mercanti si vede così costretto a rimborsare gli stipendi mai corrisposti a Mangiarotti – impossibilitato in questi tre anni a prendere servizio – e alla sua assunzione. Con il paradosso che tale assuzione scadrebbe – come da contratto – fra sei mesi, nel giugno del 2017.

A meno che il Comune scelga di ricorrere ancora una volta in Cassazione, e allora la parola fine sulla lunga telenovela legale dovrebbe attendere ancora. 

 

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