“Sette profughi portati senza alcun preavviso” La denuncia Caritas foto

La denuncia arriva dal direttore della Caritas di Piacenza, Giuseppe Chiodaroli, che ha fatto il punto della situazione insieme agli operatori Francesco Millione e Maria Grazia Porcari. 

“Senza alcun preavviso un funzionario della Prefettura di Piacenza ha portato sette richiedenti asilo nella struttura della Pellegrina. Non ci ha neppure consegnato un elenco con le loro generalità. Noi siamo pronti a collaborare, ma al tempo stesso gridiamo il nostro disagio”. 

Nella giornata di ieri a Piacenza sono arrivati 20 profughi dall’hub di via Mattei a Bologna, ripartiti tra Cascina Bossina, l’hotel Petit e Caritas.

I sette assegnati a Caritas, tutti giovanissimi e di nazionalità somala, sono stati portati alla comunità della Pellegrina senza alcun preavviso, denuncia il direttore della Caritas di Piacenza, Giuseppe Chiodaroli, che ha fatto il punto della situazione insieme agli operatori Francesco Millione e Maria Grazia Porcari. 

“Per la prima volta non siamo stati avvisati dalla Prefettura. Fare accoglienza con queste modalità mette in difficoltà il nostro approccio nei confronti dei richiedenti asilo – spiega Chiodaroli -. Al momento ci occupiamo di 49 persone, di provenienza diversa, in piccole comunità all’interno delle parrocchie. Una modalità, questa, che ne facilita l’integrazione.

Grazie alla disponibilità accordata dall’associazione La Ricerca, all’interno della Pellegrina sono stati messi a disposizione i locali che una volta ospitavano la comunità Emmaus per i pazienti con doppia diagnosi (tossicodipendenza e patologie psichiatriche, ndr), ora trasferiti a Justiano vicino a Vigolzone. Questa sistemazione per i profughi doveva durare una settimana, ora ne sono trascorse 5.

Con quest’ultimo arrivo, il numero dei richiedenti asilo presenti alla Pellegrina è salito a 15. Facciamo presente che la cosa pone non pochi problemi, visto che in quello stesso edificio è presente anche la casa di accoglienza Don Vaiarini, con malati di Aids. La convivenza di queste 2 realtà pone non pochi problemi, visto che alcuni spazi, come ad esempio la cucina, sono comuni, e dobbiamo quindi garantire la presenz di operatori 24 ore su 24″. 

“Le nostre difficoltà – ci tiene a puntualizzare Chiodaroli – non sono di carattere economico, ma piuttosto organizzative: è impegnativo gestire l’accoglienza senza preavviso, anche perché noi facilitiamo l’ingresso dei richiedenti asilo in piccole comunità parrocchiali, seguendo tutti gli aspetti dell’integrazione”. 

In tutto sono 49 i profughi accolti in strutture gestite direttamente dalla Caritas: 13 sono ospiti dei frati di Santa Maria di Campagna, altri 3 in San Savino, 2 presso la parrocchia di San Vittore, 6 al Corpus Domini, un’altra coppia, che ha avuto una settimana fa una bambina, presso le Carmelitane, altri 3 si trovano a Fiorenzuola, altre 2 coppie sono ospitate a Fontana Fredda. A questi 49 si aggiungono gli altri accolti dal mondo dell’associazionismo cattolico (come nel caso dei profughi presenti nella struttura della Pellegrina gestita da La Ricerca), facendo salire il numero a 95-100 persone. 

“Cerchiamo di seguire – sottolinea Maria Grazia Porcari – anche i nuclei famigliari, e abbiamo avuto esempi positivi. La nostra strada è quella dell’integrazione sotto tutti gli aspetti, coimvolgendo la comunità che li ospita”. 

“I ragazzi che ci sono stati portati dalla Prefettura, in base ai documenti che avevano con se’, sono tutti 18enni, ma sospettiamo siamo più giovani” dice Francesco Millione. “Effettivamente – aggiunge Chiodaroli – di questi, almeno 4 sono nati lo stesso giorno”. 

“Noi abbiamo in essere una convenzione che ci impegna ad accogliere 26 profughi. Ora sono diventati 49 – riprende Millione -. Non è possibile però, quando si fa presente la cosa, che la Chiesa non è disponibile ad accogliere. Non è vero”.

RANCAN (LN): «CLANDESTINI CON MALATI DI AIDS, SCELTA SCHIZOFRENICA» – «La prefettura di Piacenza agisce in modo schizofrenico quanto il governo che rappresenta. Affliggere una struttura deputata all’assistenza dei malati di Aids con l’affidamento di sette presunti profughi, al solo scopo di perpetrare la gestione folle e schiavista di un’immigrazione scellerata, è infatti una scelta delirante e priva di qualunque forma di buon senso».

Non usa mezzi termini il consigliere regionale Matteo Rancan per descrivere l’improvviso invio di sette somali musulmani alla Casa di accoglienza “G. Venturini” di Piacenza, avvenuto nel pomeriggio di ieri.

«È inaccettabile che un ente governativo – accusa – dimostri una simile mancanza di sensibilità verso malati che stanno frequentando un tormentato periodo della propria vita, scaricando e smistando come pacchi gli immigrati clandestini nella struttura che dovrebbe alleviare il dolore di chi soffre per un male spietato. Ciò indica – insiste il consigliere del Carroccio – un’evidente mercificazione delle persone per favorire il lucro ad un sistema che non può essere chiamato né accoglienza, né integrazione. I termini più appropriati per definire l’accaduto sono business e invasione».

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