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Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

“Arrival” scrive una nuova pagina nella fantascienza. La recensione

L’ho detto subito chiaro e forte non appena l’ho visto a Venezia, Arrival, il nuovo film di Villeneuve scrive una pagina nuova nella storia del cinema di fantascienza. 

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L’ho detto subito chiaro e forte non appena l’ho visto a Venezia, Arrival, il nuovo film di Villeneuve scrive una pagina nuova nella storia del cinema di fantascienza.

Con la sua regia irregolare e realistica il canadese Denis Villeneuve, dopo un film estremamente diverso ma altrettanto spiazzante come Sicario del 2015, ci parla, per la prima volta, di un’invasione aliena con tanto di monoliti minacciosi in alcuni punti strategici della terra (e quindi con tutti i topoi introduttivi del genere alieno=minaccia che si vuole divorare il genere umano oppure succhiarselo con una cannuccia, una delle mie soluzioni narrative preferite degli ultimi anni) senza che nessuno dica mai cose tipo “e adesso andiamo a fare un po’ di spezzatino alieno”.

Perché i militari hanno la geniale intuizione di provare a comunicare e chiamano una linguista (Amy Adams) e un fisico (Jeremy Renner) che cercano di instaurare con gli alieni una relazione basata sull’umanità (l’altro che ci aveva provato, in una chiave totalmente diversa, era Tim Burton quando ancora faceva i film belli belli in modo assurdo come Mars Attacks!). E su una diversa dimensione del tempo, che, ovviamente, non è lineare.

Vi ricorda qualcosa? Ecco, dimenticatelo! Perché dove Interstellar di Nolan grattava solo la superficie e riempiva il film di spiegoni scientifici, Villeneuve ci mette il cuore, la poesia, qualche momento malickiano, la visione, la novità.

Arrival vi darà tutta l’emozione che Interstellar vi ha negato perché Nolan deve sempre fare il saputello.

Sapete quante volte mi capita di pensare che sto guardando qualcosa di nuovo al cinema? Sono numeri tendenti allo zero. Ecco, Arrival sa di nuovo. Sa di quelle esperienze che vivi sapendo che stai guardando una cosa che finisce dritta nella storia del cinema.

E mentre tutti parlano di Nathalie Portman per Jackie e di Emma Stone per LaLaLand, questa Amy Adams, che, attenzione, è la vera protagonista, è LEI, una donna, che prende per mano questo film di fantascienza e ne fa qualcosa di memorabile (l’altra che ha fatto qualcosa di memorabile in un film di fantascienza si è uccisa ed è stata clonata) e alla fine in questo film è LEI la cosa da ricordare.

Barbara Belzini
@BarbaraBelzini

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