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Borgo Faxhall, la lettera: “Piano non tutela l’interesse pubblico”

Sul piano di riqualificazione di Borgo Faxhall un fronte variegato di personalità e associazioni ambientaliste prende una posizione critica nei confronti dell'amministrazione comunale di Piacenza. Con una lettera indirizzata agli organi di informazione. 

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Sul piano di riqualificazione di Borgo Faxhall un fronte variegato di personalità e associazioni ambientaliste prende una posizione critica nei confronti dell’amministrazione comunale di Piacenza. Con una lettera indirizzata agli organi di informazione che sarà consegnata durante l’incontro della Consulta Territorio e Sviluppo Economico.

Ecco il testo integrale

Borgo Faxhall
Il 19 dicembre il Consiglio Comunale con 16 Sì ha approvato il piano di riqualificazione di Borgo Faxhall.

Non crediamo affatto che questo piano “salvaguardi pienamente l’interesse pubblico” come dichiarato dall’assessore competente e da altri consiglieri. Lo spiegheremo nel dettaglio fra poco, e ci scusiamo per la lunghezza di questo scritto (del resto la pratica è complessa, e il Consiglio ne ha dibattuto oltre tre ore e mezzo, quindi ci sono molti argomenti a cui replicare), ma per chi non avrà la pazienza di leggere tutto la sintesi è: diamo 2,6 milioni di euro di denaro pubblico ai costruttori inadempienti di Borgo Faxhall; li liberiamo definitivamente da qualunque impegno; acquistiamo degli uffici invendibili, vincolando inoltre la prossima amministrazione a trovarne un utilizzo; e ci assumiamo noi l’onere di realizzare autostazione, verde, viabilità e parcheggi.

Oltre a questo, abbiamo assistito a un’ulteriore presa in giro, con le minacce al Comune di azioni clamorose da parte dell’amministratore di Borgo Faxhall. Il quale, magari, le minacce doveva farle molto prima, e contro i veri responsabili della situazione, cioè i costruttori dell’edificio che in tutti questi anni si sono dimenticati di realizzare le uniche cose dovute, cioè l’autostazione e le aree verdi, e di pagare gli oneri di urbanizzazione.

Questo, anche perché dal Comune nessuno ha mai osato ricordarglielo: ci sono passate cinque amministrazioni con quattro sindaci, e i costruttori hanno fatto quel che hanno voluto fin dall’inizio, già non rispettando le prescrizioni del Comitato di Settore. Per esempio via Primogenita doveva essere raddoppiata, e invece ci ha rimesso il marciapiede (e il piano approvato ora non risolve nemmeno questo problema). 

Le mura cinquecentesche dovevano essere visibili dall’esterno,  e invece sono diventate appoggi di passerelle e tappetini verdi.  Poi lo striscione-beffa “Qui sorgerà un parco per giocare” dove l’unica cosa che è sorta sono i due brutti palazzi su piazzale Roma, anche loro a cavallo delle mura cinquecentesche, mentre dell’autostazione e del pagamento dovuto sempre nessuna traccia.

E ora l’amministratore di Borgo Faxhall ha fatto passare per inadempiente il Comune che non ha ricevuto né soldi né autostazione. E nonostante questo, la soluzione escogitata sembra più che altro un regalone che Comune e tutti i piacentini fanno a Coemi, la ditta costruttrice.

Vediamo perché, analizzando il dettaglio della “soluzione più idonea e percorribile” scelta dal Comune “nell’interesse pubblico”.

Il Comune finalmente riceve da Coemi 4,5 milioni di euro per gli oneri di urbanizzazione dovuti dal 1996. Meglio tardi che mai, uno dice. Invece no: in cambio ora alla ditta dobbiamo (noi) 7,1 milioni di euro, visto che loro rifilano al Comune 3.382 mq di uffici invendibili (valutati 5 milioni di euro), un’area in via Primogenita per un parcheggio pubblico, e diritti edificatori di natura commerciale (sicuramente ambitissimi, visto tutti i negozi vuoti in giro per Piacenza).

Quindi, non solo non vediamo soldi e autostazione, ma rimangono anche 2,6 milioni di euro da versare alla ditta. Ma non basta: il Comune spenderà altri 212 mila euro per oneri finanziari, e 400 mila euro per l’adeguamento degli uffici, che verranno quindi a costare almeno 5,4 milioni di euro. Inoltre il Comune si prende in carico la realizzazione del terminal delle corriere e dei parcheggi e la riqualificazione degli spazi verdi. Altri costi da aggiungere ai 2,6 milioni.

In pratica, anziché sanzionare il mancato rispetto degli accordi (che ha danneggiato tutta la città e i commercianti che avevano creduto alle promesse dei costruttori acquistando o affittando spazi in galleria), con questo piano di “riqualificazione” tutto quello che era a carico della proprietà lo pagheremo noi piacentini: autostazione, parcheggi e aree verdi. Autostazione che, fra l’altro, sarà un costosissimo solettone sopraelevato che renderà invisibile il vallo delle mura cinquecentesche, e dunque dubitiamo possa essere approvato dalla Soprintendenza.

L’assessore ha dichiarato essersi attenuti rigorosamente alle linee guida della delibera, uno dei cui obiettivi era “realizzare in tempi brevi l’autostazione nell’area retrostante Borgo Faxhall”. La soluzione del solettone oltre che impattante non sembra realizzabile in tempi brevi. È già stato chiesto il parere della Soprintendenza? E quanti soldi pubblici costerà realizzare il tutto?

Altro costo “non dichiarato” dell’operazione: l’assessore ha detto che l’insediamento degli uffici tecnici comunali “non potrà avvenire subito perché temporaneamente si mantiene la presenza del Centro per l’Impiego, di cui deve farsi carico il Comune, perché è allo studio la possibilità di delocalizzarlo in altre sedi, ma è una delocalizzazione significativamente onerosa”. Quindi, questo trasferimento comporta un ulteriore onere significativo per il Comune? Di quanto? Non va aggiunto ai costi dell’operazione?

Altro punto: nella perizia dell’ingegnere del Tribunale sono presenti alcuni rilievi indicati come “gravi” riguardanti i giunti strutturali. Però secondo l’assessore gli uffici comunali hanno “redatto un elemento esplicativo relativamente rassicurante”: i lavori da effettuare sui giunti sarebbero riferiti solo ad aggiustamenti di crepe dell’intonaco, in quanto le pareti hanno una rigidità che non si sposa con l’elasticità dei giunti stessi. Speriamo che abbiano ragione gli uffici e non il perito ingegnere.

Ennesimo punto da chiarire nella sezione “costi per la collettività”: Coemi cederà in uso gratuito all’amministrazione 50 posti auto per almeno due anni. Ma che vuol dire “almeno”? E dopo i due anni, il Comune dovrà dare altri soldi a Coemi per acquistare questi parcheggi? Anche questa eventualità andrebbe chiarita ed eventualmente computata nei costi di tutta l’operazione, su cui non sembra esserci molta chiarezza.

Passiamo ai costi “visibili”: dove troviamo i milioni da regalare alla proprietà inadempiente e per pagare tutte queste opere al posto suo? Dirottiamo qui 800 mila euro ricavati dalla vendita dell’ex Olivetti, i finanziamenti pubblici del “Bando periferie”, e i fondi privati per la riqualificazione del Consorzio Agrario. Cioè, contributi che dovrebbero servire per migliorare Piacenza, o comunque tutta l’area nord, finiscono in gran parte nelle tasche di chi Piacenza l’ha peggiorata e in una ventina d’anni non ha rispettato né prescrizioni né impegni, e il resto è utilizzato per realizzare cose al posto suo. Non sappiamo se, anche solo dal punto di vista etico, sia una cosa così giusta.

Aggiungiamo che, sul perché di fronte alle inadempienze non sia stata escussa la fideiussione di 1 milione 750 mila euro, l’assessore ha dichiarato che “sostituirsi al privato per fare quel tipo di opere non credo sia un interesse pubblico”. Ma di fatto è proprio quello che questo incredibile piano fa, col Comune che realizza tutto ciò che da vent’anni doveva realizzare il privato!

Tanto che l’assessore ha detto che “la scelta necessitante, oltre che la tutela dell’interesse pubblico” è che “questa delibera consentirà al Comune di Piacenza di assumere il fondamentale ruolo di regia nell’attuazione di un progetto organico e articolato di rigenerazione di tutto il comparto; quindi d’ora in avanti l’interlocutore sarà solo ed esclusivamente l’amministrazione comunale.” Altra domanda: il Comune non dovrebbe avere comunque il ruolo di regia su tutto quel che viene costruito in città? Non ci sono leggi, norme ecc. per cui il Comune può elaborare un progetto di rigenerazione o far rispettare gli impegni senza dovere realizzare lui le opere con soldi pubblici, addirittura sostituendosi ai costruttori inadempienti?

Ma in effetti, Comune e Provincia non riescono nemmeno in una cosa minima come far costruire la dovuta palestra per le scuole nel nuovo palazzone davanti al Farnese (come pure non si sono curati delle altre promesse, tipo miglioramento estetico e visibilità delle mura romane del 190 a.C., le più antiche di Piacenza) e stranamente preferiscono far pagare le palestre alla collettività realizzandole con soldi pubblici nelle ex aree militari (anche più distanti dalle scuole, quindi). E approfittiamo per chiedere per l’ennesima volta spiegazioni di questo a Provincia e Comune.

Riprendiamo: “la scelta della definitiva destinazione degli spazi” che il Comune acquista e sistema per oltre 5 milioni di euro è rimandata “una volta realizzatane la progressiva disponibilità”. Cioè, prima compriamo gli uffici, e poi valutiamo cosa farne? E se poi decidessimo che non ci servono? Ci resteranno sul groppone per i prossimi secoli, coi relativi costi di manutenzione anche se vuoti. L’assessore ha poi affermato che “responsabilmente abbiamo messo questa progressività del trasferimento delle funzioni comunali nel blocco A perché non ci siamo sentiti di porre un vincolo tassativo su una scelta che potrebbe non essere completamente condivisa dalla prossima amministrazione o che potrebbe essere interpretata in modo differente alla luce di un piano di razionalizzazione degli uffici più ampio e più complessivo che peraltro è già in corso”.

Però ha anche detto che “rimane l’obiettivo assolutamente certo, da non discutere, che in quegli uffici si insedieranno delle funzioni comunali”. Non c’è contraddizione tra le due affermazioni? E comunque, 3.300 mq a cui dover trovare una destinazione non sono un vincolo tassativo? In ogni caso pensiamo che le valutazioni sull’andamento futuro delle sedi e dei dipendenti comunali (così come sul traffico da questo indotto) dovessero essere concluse e rese note prima di fare questo “affarone”, visto che sono (anzi, sarebbero stati) elementi indispensabili per una decisione corretta. Elementi che almeno uno dei sedici Sì avrebbe potuto richiedere.

Attenzione: è chiaro che la situazione di Borgo Faxhall debba essere finalmente affrontata e risolta una volta per tutte, ma non è calando ancora le braghe di fronte a costruttori inadempienti che si fa il bene della città e dei commercianti, con una convenzione che favorisce ancora di più gli interessi privati rispetto a quelli pubblici e con soluzioni progettuali che peggiorano anziché risolvere i problemi urbanistici.

E peccato che questa non solo non sia la soluzione perfetta, come dichiarato dallo stesso relatore, ma nonostante i milioni di soldi pubblici che verranno spesi si sa già che potrebbe non essere nemmeno risolutiva. Infatti l’assessore ha detto di non avere voluto illudere i commercianti, perché questo è “un impegno molto serio su cui si dovranno coinvolgere altri soggetti”. Perché non si è già accertato questo coinvolgimento, se è così indispensabile? Se non ci sarà, che si fa? Torniamo al punto di partenza ma con qualche milione di euro di soldi pubblici in meno, regalati a costruttori inadempienti?

Come già suggerito da tempo dal presidente dell’Associazione Pendolari Fittavolini, non valeva la pena di fare un concorso d’idee internazionale (se non li si fa per casi simili, per cosa li si fa?) per il miglioramento del comparto di Borgo Faxhall, con l’ampliamento di via Primogenita e la valorizzazione delle derelitte mura antiche? Anche in considerazione dell’adiacenza alle aree dell’ex rimessa locomotori (“Berzolla”), dell’ex Mercato Ortofrutticolo e del Consorzio Agrario, tutte in predicato di imminenti interventi che richiederebbero assolutamente una visione d’insieme e non per pezzetti come invece si sta per fare, nonostante l’assessore abbia detto che la riqualificazione di Borgo Faxhall viene inserita “in un piano unitario che coinvolge anche il Consorzio”. Dov’è il piano unitario, se si decide cosa fare a Borgo Faxhall prima di sapere cosa sarà di tutto il resto?

Nel frattempo, piuttosto di farsi rifilare uffici invendibili, il Comune chieda il pagamento degli oneri dovuti (e perché non dovrebbe? Per paura di un contenzioso? Peggio della soluzione scelta qualunque risultato sarà migliore) e faccia realizzare i parcheggi e le aree verdi promessi ormai da decenni, e già la situazione dell’area migliorerà, grazie all’aumentato passaggio dei fruitori delle aree di sosta e ricreative.

Restiamo in attesa di risposte puntuali a tutte queste osservazioni, che crediamo qualche interesse pubblico ce l’abbiano, almeno loro.
 
Lettera sottoscritta da :
Pietro Chiappelloni, Stefano Benedetti, Cristian Boiardi, Giuseppe Castelnuovo, Artemio Cavagna, Maria Laura Chiappa, Adriano Corsi, Alberto Esse, Domenico Ferrari Cesena, Ettore Fittavolini, Adriana Gatti, Guido Lavelli, Annamaria Lelli, Giuseppe Marchetti, Vittorio Melandri, Marco Natali, Rosalba Sironi, Silvana Trucchi, William Xerra, Associazione Pendolari Piacenza, Legambiente Piacenza, Stefano Piazza, Giuseppe Miserotti, Stefano Forlini, Nino De Stefano, Elena Ortuani, Rita Davighi, Salvatore Dattilo, Sara Solenghi, Comitato a difesa del verde di Via Arata, Anna Lalatta, Paolo Maurizio Bottigelli, Rodolfo Ghiretti, Dimitri Dosi, Giorgio Gaiuffi, Samir Fornari, Rita Messori, Enrico Speroni, Roberto Maffi, Mauro Chiappelloni, Giovanni Monti, Ludovica Ferrari Cesena, Maurizio Sesenna, Dario Maramotti, Olga Hainess.

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