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Elezioni, prove di unità nel centrodestra. “Prima del candidato scegliere la squadra” foto

Si tratta di un evento organizzato dal gruppo consiliare Lega Nord, al quale parteciperanno a nome delle segreterie regionali: Gianluca Vinci (Lega Nord), Fabio Callori (Forza Italia) e Tommaso Foti (Fratelli d’Italia)

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Prove di unità all’interno del centrodestra piacentino, sull’onda del risultato positivo ottenuto, in occasione del referendum costituzionale, dal fronte del “No”. Massimo Polledri, capogruppo a Piacenza della Lega Nord, ha chiamato a raccolta nell’ex circoscrizione 3 i rappresentanti delle segreterie regionali Fabio Callori (Forza Italia) e Tommaso Foti (Fratelli d’Italia). A dialogare con loro, stimolati dalle domande del giornalista de IlPiacenza.it Filippo Mulazzi anche i consiglieri comunali Lucia Girometta (Forza Italia), Marco Colosimo (Piacenza Viva) e Erika Opizzi (Fratelli d’Italia).

Referendum, M5s, programma per le elezioni amministrative a Piacenza e candidato sindaco, sono questi i temi attorno ai quali si è incentrata la discussione nel primo di una serie di incontri con la cittadinanza.

Rapporto con il M5s
Per Erika Opizzi “sono troppo acerbi per governare, alcune volte hanno supportato la maggioranza, tenuto il numero legale in consiglio comunale e hanno spesso fatto un gioco a se stante. Sono più vicini al centrosinistra o a Rifondazione, non c’è mai stata collaborazione costruttiva”.
Dello stesso avviso Maria Lucia Girometta. “In loro vedo molta demagogia – dice -. Tengono il numero legale alla maggioranza, mentre una forza di minoranza dovrebbe sottolineare quanto è poco unito il centrosinistra”.  
Marco Colosimo aggiunge “il M5S non sono un’alternativa a nulla, non sono ancora preparati e in grado di governare. Invece noi dobbiamo dare un’alternativa vera di governo della città”.
Di opinione diversa Tommaso Foti. “Il M5s ha assunto posizioni comuni alla nostre, ad esempio sulle partite di Asp e Borgo Faxhall. Ha sempre votato contro in occasione dei vari bilanci presentati, ossia contro i veri documenti programmatici dell’amministrazione. In un’ottica di ballottaggio, dobbiamo riuscire a intercettare il loro elettorato”.

Crisi nei partiti del centrodestra, soprattutto Lega e Forza Italia
Tommaso Foti osserva che “I partiti non sono chiese, dove si recita lo stesso rito. Il centrodestra invece è riuscito a fare sintesi, e il referendum è stata una bella partita, dove 47 Comuni su 48 nella nostra provincia ha vinto il no. Dobbiamo dare poche ma chiare indicazioni, e ricordarci che al secondo turno si parla con gli elettori non ai partiti”.
Per Massimo Polledri “un po’ di confusione ci ha fatto bene. Chi bussa alla porta di un partito di questi tempi o è qualcuno che ha bisogno o è un matto. Il partito deve uscire, smettere di essere un leone da tastiera su Facebook e condividere un programma. Io non mi vergogno nel dire che sono di centrodestra”.
Fabio Callori concorda. “E’ giusto che ci sia discussione, un’altra cosa è essere divisi. Noi invece siamo uniti, all’interno dei nostri partiti e tra di noi. La politica da sola non vince, le esperienze fatte in altre realtà dell’Emilia Romagna abbiamo visto che i nostri partiti, insieme a una componente civica, hanno vinto in Comuni storicamente di centrosinistra. Piacenza può dare grande soddisfazione al centrodestra.

Il sindaco Paolo Dosi non si ricandiderà, colpa di sue inefficienze o davvero è difficile andare a governare
Per Maria Lucia Girometta il primo cittadino è stato un “sindaco molto debole, e la sua squadra ha fatto di tutto e di più per far disamorare la città. Il malcontento molto diffuso. Il capo deve saper scegliere le persone giuste. Speriamo di avere un sindaco al top.
Marco Colosimo afferma che “non sono tutte colpe di Dosi, la colpa principale è l’aver scelto i suoi collaboratori. Non c’era un’idea di città: lo si vede nel bilancio programmatico, dove si rappezza la situazione senza progettualità”.

Per Erika Opizzi “Oggi amministrare è oggettivamente difficile, i Comuni in generale sono un po’ strozzati. Ma per farlo ci vuole un’idea di città. Per fare delle scelte serve un capo, cosa che Dosi non è mai stato, perso in diatribe all’interno del Pd, cosa che ha messo in difficoltà anche la componente civica del centrosinistra. Per quanto riguarda noi: trovare una persona in grado di dare armonia, perché i tempi migliori non sono davanti a noi.

Nuovo ospedale e polo logistico
Per Tommaso Foti il tema non è il nuovo ospedale, ma come è stato posto. L’assessore Venturi ha annunciato la sua realizzazione, senza che il sindaco e la giunta lo sapessero. Noi abbiamo chiesto di avere garanzie sulla struttura che resta, frutto di una scelta sbagliata compita anni fa quando si poteva invece già pensare di realizzare l’ospedale lontano dal centro storico. Non vorrei che l’attuale struttura diventasse un centro di accoglienza spontaneo di stranieri.

La logistica a Piacenza è nata in modo garibaldino, nata solo per ospitare Ikea. Penso invece a come è l’insediamento Amazon a Castelsangiovanni: sembra di entrare in una clinica non c’è una carta per terra. Una realtà che viene contestata, ma che ha assunto 1250 dipendenti nel polo di Castelsangiovanni. Sul fronte della logistica, penso che Piacenza avrebbe bisogno di una circonvallazione che porta dal cimitero a Sant’Antonio, per evitare intasamento di mezzi su via XXI Aprile. Dopo tanti anni di Pd al governo, il Pd ha stufato, occorre puntare su idee che possono essere messe in campo se non in 3 anni, in 5. E poi attenzione al bilancio di Piacenza, ingessato dai 34 milioni di euro di spesa per il Welfare”.

Massimo Polledri osserva che “a Piacenza manca la politica. E’ stato fatto un passo indietro enorme sulla sanità. Il direttore generale assume tutte le decisioni con l’assessore regionale, e non rende conto a nessuno. Qui si parla del nuovo ospedale di Piacenza, mentre quello di Fiorenzuola deve essere ancora realizzato e non si sa cosa accadrà a Castelsangiovanni. Una situazione che vede il nostro popolo umiliato. Qui manca la politica. Il problemi non sono i muri nuovi, ma liste d’attesa. Sul fronte della logistica, occorre un piano per l’occupazione, ci vuole che questa città sappia mobilitare le risorse che ha per garantire occupazione stabile e non precaria.

Secondo Fabio Callori “per il sistema regionale della sanità noi siamo da distruggere, sviluppo di quella fuori provincia. Per la logistica vanno valutate le ditte che si insediano, senza facilitare cooperative che sfruttano le persone. Questo potrebbe portare indotto al territorio”.

Secondo Erika Opizzi si tratta di “Rendere Piacenza appetibile, contrastando il pendolarismo dei lavoratori. Ad esempio con incentivi alle aziende per le assunzioni dei piacentini: questo può portare sviluppo e prosperità alla città”.
Secondo Maria Lucia Girometta dopo l’esperienza fallimentare di Expo, occorre per la città un progetto di riqualificazione, mentre Marco Colosimo lancia l’idea di un rivoluzionario assessorato alla felicità.

Programma, candidato e la tentazione lista unica
Per tutti i partecipanti all’incontro è fondamentale definire un programma chiaro, con pochi punti, evitando di replicare, ricorda Colosimo, l’esempio di Paolo Dosi con un piano di governo di 25 pagine, “di cui pochissimo è stato fatto”.

“Perché per realizzarlo davvero – ironizza Foti – avrebbe dovuto avere a disposizione il bilancio di Milano. Sul fronte della lista unica, è vero: in 47 Comuni su 48 ci siamo presentati uniti. Non ho nessuna difficoltà alla lista unica, ma deve essere chiaro che se da un lato dà forza, dall’altro non garantisce, in termini di risultato, che questo sia uguale alla somma delle parti. Il candidato sindaco: la fretta nell’individuazione non sempre è foriera di grandi risultati, dovrebbero dirci chi sarà lo sfidante nel centrosinistra. Noi abbiamo tutto il tempo per compiere la scelta giusta: deve essere un candidato che buca nella società piacentina”.

Nel suo intervento di Gloria Zanardi ha sottolineato: “I punti fondamentali sono l’unità del centrodestra, un programma chiaro e fattibile e un candidato credibile”.

Chiude l’incontro Massimo Polledri. “Siamo al lavoro e c’è una certezza: non sarà un uomo solo al comando: Troveremo però prima una squadra, questo è tempo di uomini di buona volontà.

 

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