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Logistica, Sichel (Pd): “Piacenza deve saper governare e non subire”

Piacenza e la sua vocazione logistica. E' un tema che periodicamente torna di attualità, magari sull'onda dei fatti di cronaca

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Logistica, Piacenza deve saper governare e non subire – Riportiamo l’intervento del consigliere comunale di Piacenza del Pd Federico Sichel
 
 
Piacenza e la sua vocazione logistica. E’ un tema che periodicamente torna di attualità, magari sull’onda dei fatti di cronaca – come la tragica morte di un operaio del comparto nel settembre scorso – o quando qualche grande operatore del settore bussa alla nostra porta per sapere se siamo disposti ad accoglierlo.
 
Io credo che, invece, sarebbe necessario affrontare la questione della vocazione produttiva del nostro territorio nei prossimi 15-20 anni dentro una visione strategica, sulla base di dati oggettivi, e non a spot. Il dilemma da sciogliere è molto chiaro: Piacenza e il suo sistema sociale e produttivo – in una parola, la sua classe dirigente (non solo politica) – sono in grado di gestire la domanda di logistica? O sono rassegnati a subirla?
 
E’ una questione che non possiamo permetterci di eludere. Quello della logistica è un settore chiave per l’economia italiana e per la vita quotidiana di ognuno: basti guardare al ritmo di crescita dell’e-commerce negli ultimi anni e alle sue prospettive future.
 
Davanti a noi ci sono due fatti incontrovertibili. Il primo è che la logistica è diventata un anello imprescindibile della catena della produzione. Il secondo: Piacenza e la sua provincia ospitano i maggiori operatori mondiali sulla base di un fattore determinante, la posizione geografica. 

Il nostro territorio è baricentrico rispetto ai grandi corridoi commerciali continentali e ottimamente servito dalle principali vie di comunicazione. E non dimentichiamo che a seguito del forte investimento di Ferrovie dello Stato insieme ad Hupac, operatore svizzero di primaria importanza, il polo logistico piacentino sarà interconnesso alla linea ferroviaria con un nuovo scalo merci di portata europea. 
 
Sono elementi fondamentali per affrontare una discussione seria sulla logistica del presente e anche su quella del futuro. A questi occorre aggiungere tuttavia il pezzo ancora mancante: uno studio oggettivo e approfondito in grado di offrire una rappresentazione aggiornata dell’intero comparto e delle trasformazioni intervenute di recente. 

Quale valore aggiunto hanno portato gli stabilimenti che si sono insediati? Quanta occupazione e di quale livello? Quali potenzialità di crescita ci sono? E ancora, quali saranno le ricadute sull’ambiente? Sono informazioni cruciali per orientare le politiche dei prossimi anni, e che dovrebbero essere a disposizione di quel tavolo provinciale della logistica, che ha appena ripreso la propria attività. 
 
Di fronte a dati chiari, supportati da tutti i numeri, potremo compiere una valutazione razionale – e non viziata dall’allarmismo – alle richieste di nuovi insediamenti, come quello da 900mila metri quadrati, che sono arrivate sul tavolo dell’amministrazione comunale. 
 
La logistica con i suoi maxicapannoni cambia i connotati di un territorio. Le preoccupazioni sollevate da più parti – non solo dal versante ambientalista – sugli effetti del consumo di suolo di un eventuale nuovo vasto insediamento alle porte della città meritano di essere prese in attenta considerazione. Ma non c’è soltanto questo aspetto. Io credo che occorra ragionare anche sulla qualità dell’occupazione che la logistica è in grado di generare a Piacenza. 

Soltanto un territorio unito nelle scelte e nelle prospettive con una classe dirigente dotata di una visione strategica può stabilire un patto con i maggiori player logistici per ottenere non solo capannoni per la movimentazione delle merci, ma anche i centri direzionali e un sensibile incremento della quota di occupazione qualificata sul nostro territorio.
 
A questo si aggiunge la necessità di una riflessione concreta sul bilancio ambientale di tali operazioni, bisogna, cioè, individuare e concretizzare, anche nel medio periodo, quelle opere realmente significative per il territorio, in grado, non solo di pareggiare il bilancio ambientale, ma di migliorarlo.
 
I cittadini devono percepire la bontà dell’operazione complessiva, attraverso una riduzione strutturale del carico complessivo di inquinamento a cui siamo costretti, pro quota, anche dalle imprese logistiche.
 
La logistica in questi anni ha creato 9mila addetti in provincia di Piacenza (il 10 per cento degli occupati) che producono un miliardo di euro di fatturato, più l’indotto. Numeri che non si possono ignorare e che non può ignorare chiunque si candiderà alla guida dell’amministrazione comunale nei prossimi mesi. Lo sviluppo del comparto logistico della nostra città sarà certamente al centro del dibattito della prossima campagna elettorale, ma tutti dobbiamo auspicare che non si trasformi in uno scontro ideologico.
 
In modo particolare, il Comune capoluogo deve riuscire, oltre a coordinare un percorso che porti finalmente alla gestione unitaria del Polo di Piacenza, a svolgere un ruolo di regia che sappia interpretare e coordinare le differenti esigenze del territorio più largo, guardando anche agli altri poli logistici del territorio provinciale.
 
Piacenza, a partire dalla propria classe dirigente, deve affrontare a viso aperto la questione del suo sviluppo, individuando le reali opportunità e priorità. La politica – se vuole essere utile per la propria comunità – deve essere in grado di valutare, discutere, ma alla fine anche di prendere decisioni che portino ad un miglioramento qualitativo di Piacenza e della vita dei suoi abitanti. 

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