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Ponte Trebbia, polemiche e preoccupazioni per la chiusura per lavori

Accese polemiche a seguito del bando per i lavori sul ponte del Trebbia tra Sant'Antonio e San Nicolò, che comporteranno 4 mesi di chiusura totale del viadotto

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Proseguono le prese di posizione sul bando per i lavori sul ponte del Trebbia tra Sant’Antonio e San Nicolòche comporteranno 4 mesi di chiusura totale del viadotto.

Le preoccupazioni di Confapi Industria Piacenza: “Serve alternativa”

“Confapi Industria Piacenza esprime preoccupazione per l’ipotizzata chiusura di quattro mesi del ponte sul Trebbia tra Piacenza e S Nicolò sul quale transitano ogni giorno migliaia di veicoli tra auto e camion.

“Si tratterebbe di un intervento fortemente penalizzante” afferma il Presidente Cristian Camisa, “in particolare per le aziende ubicate nei Comuni di Rottofreno e Calendasco, zona con una notevole densità industriale. Auspichiamo che i soggetti preposti agiscano con la capacità di coniugare la sicurezza alla possibilità per le aziende di poter operare. In un contesto economico generale, fiscale e burocratico già difficili non si sente assolutamente la necessità di aggiungere problemi di natura viabilistica”.

“Siamo consapevoli dei vincoli di bilancio” conclude Camisa, “ma siamo altrettanto convinti che non possa essere ipotizzabile una soluzione che non preveda alcuna un’alternativa per le azienda della zona”.

Intervento a firma di Wendalina Cesario (Forza Italia Castel San Giovanni) che torna sulle polemiche a seguito del bando per i lavori sul ponte del Trebbia tra Sant’Antonio e San Nicolò, che comporteranno 4 mesi di chiusura totale del viadotto

IL TESTO – Le province sono state abolite, più o meno, quasi, anzi forse no. Dopo due anni dal “disegno di legge Delrio” le uniche cose certe sono il mancato drastico taglio dei costi e la mancata occasione per semplificare il rapporto tra istituzioni e cittadini.

Esiste, invece, un maggior caos. Le deleghe che erano in capo alle Province prima della riforma ora vanno e vengono tra province, Unioni dei Comuni, città metropolitane e Regioni e questo crea maggior disagio al cittadino che si trova a non sapere chiaramente chi sia il suo interlocutore.

La legge Delrio prevedeva che le province continuassero ad operare in vari settori ma rimandava a successive leggi regionali per la definizione delle funzioni provinciali da assegnare alla regione o ai comuni (vige la regola “ regione che vai funzione che trovi”? ) e alla futura modifica del Titolo V della Costituzionale.

La riforma costituzionale prevedeva di eliminare la parola “province” dalla Costituzione, rimandando a una legge ordinaria la determinazione delle competenze di questi enti o la loro eventuale cancellazione. Ma la suddetta riforma è stata bocciata dal popolo con un secco NO il 4 dicembre.

Cosa avverrà adesso? In attesa di qualcosa di concreto da parte del Governo Pd, le Province, trasformate in enti di secondo livello per i quali non sono più previste elezioni dirette, continuano ad esistere, ad operare e a prendere decisioni importanti per i cittadini.

A Piacenza il Consiglio provinciale è stato rinnovato il 10 Gennaio e sono stati eletti 5 rappresentanti del centrosinistra e 5 del centrodestra. Di fatto significa che il Presidente della Provincia Pd non può affermare di avere una maggioranza schiacciante. Peccato però che le decisioni vengano prese ugualmente senza consultare il territorio con la solita antidemocraticità a cui ci ha abituato il Pd.

Un esempio lampante è stato quello che ha acceso la polemica in questi giorni sulla chiusura del ponte di Trebbia a San Nicolò per lavori di messa in sicurezza: decisione appresa dal territorio grazie ai media. Sarebbe questo il modo di operare di un ente che doveva essere super partes? La Provincia è un ente politico o esula dalla politica come asserito da qualcuno?

Quando ci sono situazioni in cui un lavoro si rende necessario bisogna anche essere in grado di confrontarsi e di portare soluzioni alternative. Sono stati saltati semplici ma necessari passaggi che l’ente provinciale non poteva permettersi di bypassare, come il confronto con le amministrazioni interessate, il confronto con gli operatori di settori interessati quali commercianti, industriali e operatori delle attività produttive, il confronto con gli istituti scolastici per i disagi creati al trasporto pubblico, il confronto con i lavoratori e con i semplici cittadini che si spostano quotidianamente per raggiungere la città dall’intera Val Tidone.

Ma queste, forse, sono cose che alla Provincia non interessano.

Rancan (Ln): “Ponte Bailey o guado alternativo al ponte San Nicolò di Rottofreno chiuso” – “La chiusura totale per 4 mesi del Ponte di San Nicolò, nel Comune di Rottofreno (Piacenza), causerebbe gravissimi disagi ai cittadini e alle Amministrazioni Locali, anzitutto per la mole di traffico che si sposterebbe sul Ponte Paladini, il quale implicherebbe un ingente flusso di veicoli che transiterebbe attraverso il centro abitato di San Nicolò acuendo tutte le problematiche, dall’inquinamento alla congestione stradale”.

Lo fa notare Matteo Rancan (Lega nord) in una interrogazione alla Giunta per chiedere alla Regione di intervenire “finanziando l’installazione di un ponte Bailey provvisorio, per i 4 mesi di chiusura previsti per i lavori di manutenzione del Ponte di San Nicolò, o se intenda invece vagliare l’ipotesi per la realizzazione di un guado in alternativa al ponte Bailey”.

Il consigliere piacentino chiede anche di sapere se vi è la possibilità di “un’implementazione temporanea dei treni regionali sulla tratta Castel San Giovanni–Piacenza per il periodo di chiusura del ponte e se la Regione è disponibile a partecipare ad un eventuale tavolo permanente di confronto come richiesto dal Sindaco di Rottofreno”. (Cesare Cicognani)

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