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Possibilità di abbattere i lupi, Coldiretti: “Bene il piano nazionale”

Prevenzione e possibilità di svolgere il proprio lavoro convivendo con la fauna selvatica: questo il principale bisogno delle aziende agricole che “abitano” le nostre montagne ed è in questa direzione che va il Piano nazionale per la conservazione del lupo che prevede tra le altre cose l’eventuale abbattimento di capi

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LUPI: COLDIRETTI, BENE PIANO NAZIONALE – La nosta stampa
Fortinelli: “Necessario agire su più fronti”

Prevenzione e possibilità di svolgere il proprio lavoro convivendo con la fauna selvatica: questo il principale bisogno delle aziende agricole che “abitano” le nostre montagne ed è in questa direzione che va il Piano nazionale per la conservazione del lupo che prevede tra le altre cose l’eventuale abbattimento di capi.

Ad affermarlo è Adriano Fortinelli, responsabile settore caccia di Coldiretti Piacenza sottolineando che la presenza incontrollata di lupi, sta scoraggiando sempre di più le attività di allevamento, mettendo a rischio uno dei principali tessuti economici delle aree montane e con esso l’equilibrio ambientale e l’assetto idrogeologico che trova nella presenza delle attività umane un fattore di stabilità.

“Per affrontare in modo costruttivo il problema, prosegue Fortinelli, è necessario agire su più fronti. Da un lato la prevenzione attiva, con il contenimento della popolazione di lupi come prevede il Piano nazionale, ma anche intervenendo sulla presenza e la diffusione dei canidi. Al contempo però è anche necessario, da parte dell’ente pubblico, garantire il sostegno economico-finanziario per una adeguata attività di prevenzione (indispensabile per ottenere il risarcimento dei danni) e assicurare efficienza ed efficacia nel sistema di accertamento e risarcimento dei danni per garantire un completo reintegro della perdita di reddito affinché la convivenza tra l’animale e l’uomo non porti all’abbandono dell’attività di allevamento.”

Secondo Coldiretti è necessario cominciare ad operare sul fronte indicato proprio da Ispra per evitare l’estinzione della specie lupo e cioè mettere in piedi rapidamente misure per la cattura e la sterilizzazione dei capi non appartenenti alla specie canis lupus. Solo attraverso questo controllo, salviamo il reddito degli allevatori e salvaguardiamo lo stesso patrimonio di biodiversità rappresentato dal lupo come raccomanda l’Unione europea.

“Nella grande manifestazione del giugno scorso, conclude l’esperto, avevamo posto con forza la questione dei danni da animali selvatici, tra cui quelli del lupo, senza avere risposte concrete dalla Regione. Con il Piano Nazionale si prende almeno in considerazione il problema e se ne prospettano soluzioni.”

Solo in Emilia Romagna, ricorda Coldiretti,  tra il 2010 e il 2016, gli allevamenti di pecore e capre, che sono i più colpiti dai lupi, sono passati dai 3.300 a 2.500, con una diminuzione dei capi allevati da 87 mila a 76 mila. Nel 2015 sono stati uccisi più di 300 capi, che costituiscono però solo la punta dell’iceberg, in quanto molto più pesanti sono i danni collaterali. Gli animali, infatti, a causa dello stress provocato dagli attacchi riducono drasticamente la produzione di latte, con pesanti tagli al fatturato aziendale.

Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sull’Appennino emiliano romagnolo, ci sono mediamente più di 200 lupi ai quali bisogna aggiungere un numero indefinito di ibridi, cioè di capi nati dall’incrocio di cani e lupi. Proprio nei confronti di questi canidi bisognerà intervenire decisamente per salvare le pecore e gli stessi lupi.

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