Il “dna” della Resistenza vive nei giovani. La giornata Anpi foto

La sezione cittadina "Medina Barbattini" dell'Anpi (Associazione Partigiani d'Italia) ha organizzato un incontro fra partigiani, giovani e meno giovani, coloro che hanno ricevuto il timone di trasmissione dei valori morali insiti nel dna della Resistenza, che guidarono i suoi uomini e le sue donne

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Domenica mattina alla cooperativa Infrangibile di via Alessandria a Piacenza, giornata di tesseramento partigiano.

La sezione cittadina “Medina Barbattini” dell’Anpi (Associazione Partigiani d’Italia) ha organizzato un incontro fra partigiani, giovani e meno giovani, coloro che hanno ricevuto il timone di trasmissione dei valori morali insiti nel dna della Resistenza, che guidarono i suoi uomini e le sue donne.

Cultura di principi tramandata con sofferenze indicibili e lutti attraverso i vent’anni bui della storia italiana, cultura delle libertà e dell’antifascismo oggi minacciata da forze reazionarie, revisioniste, negazioniste. Libertà, democrazia e diritti sono da conquistare ogni giorno.

Lo hanno spiegato i quasi novantenni Agostino Covati: “la Resistenza era costituita da una platea multicolore per genere, età e professione e condizione sociale, ma legata dall’unita’ di intenti e dell’obiettivo, libertà e un mondo nuovo di democrazia – . Valori che devono essere preservati – l’Anpi non è un gruppo di nostalgici, ma deve essere un punto di riferimento per ragionare sul nuovo e un punto di partenza per questa società disgregata”. Renato Cravedi ha messo in evidenza “la grande onestà che permeava tutti, i pochi che sgarravano erano isolati”.

Quei nonagenari avevano solo 17 anni, erano impavidi, pronti alla morte di fronte alle brutalità dei nazifascisti. E Angioletta Bernardelli, figlia di Carletu, antifascista di lungo corso, vessato dall’Ovra, al confino per due anni a Ponza e poi uomo del Cln piacentino.

Gli ideali di Carletu sono continuati nella nipote Giulia Piroli, commossa nel ricordare il nonno. Gianni D’Amo, anche il filosofo si è lasciato prendere dai sentimenti al pensiero degli zii partigiani, auspicando la comprensione “del valore morale del movimento resistenziale, oggi più che mai necessario”.

Altrettanto toccante l’intervento di Susanna Pizzi, nipote del dottor Giancarlo, medico partigiano fucilato a soli 23 anni il 12 gennaio a Rio Farnese “per molti anni in casa nostra non si parlo’ di quella drammatica vicenda, ma quando ebbi l’età dello zio cominciai a capire i valori che lo portarono a quel sacrifico e la sua scelta partigiana”.

“Bisogna lavorare con i giovani, a loro dobbiamo consegnare i valori morali, quelli che animarono i resistenti, è questo che certi docenti fanno nelle scuole” ha detto il professor Orlandini spiegando il suo impegno con gli studenti. L’incontro è stato introdotto dal giovane presidente della sezione Alberto Gorra.

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