“Mancato rinnovo accordo rilascio acqua, un disastro annunciato”

Il mancato rinnovo dell’Accordo Regioni Emilia-Liguria non è che “un disastro annunciato” e il risultato di una fuga in avanti (“della politica e delle organizzazioni di categoria”) a suo tempo denunciata. È quanto fa presente il Sindacato della Proprietà fondiaria della provincia di Piacenza

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Il mancato rinnovo dell’Accordo Regioni Emilia-Liguria sul rilascio d’acqua non è che “un disastro annunciato” e il risultato di una fuga in avanti (“della politica e delle organizzazioni di categoria”) a suo tempo denunciata.

È quanto fa presente il Sindacato della Proprietà fondiaria della provincia di Piacenza, che aveva a suo tempo evidenziata “la pericolosità di rimettere l’argomento alla politica, prescindendo da un’impostazione che partisse anzitutto dai sacrosanti diritti piacentini, consacrati in provvedimenti dello Stato e, da ultimo, mai invocati perché, forse, ignorati, addirittura”.

Il Sindacato della Proprietà fondiaria così prosegue: “La rinuncia a far valere i nostri diritti, e neanche a richiamarli, ci consegna oggi a volontà discrezionali e ci mette nella disagiata condizione, di fatto, di partire da zero, come se nulla fosse stato stabilito in passato da chi ha l’autorità per farlo (e non è certo la Regione)”.

Tenere “come alleato il Consorzio di bonifica come forse vuole l’Assessore regionale – prosegue la nota della Proprietà fondiaria – perché le associazioni di rappresentanza puntellano questi organismi in un caravanserraglio il cui collante è solo il potere, è altrettanto alienante”.

Oggi – conclude la Fondiaria – “la prospettiva deve essere completamente opposta: non possiamo (a parte il disdoro che ne deriva) essere alleati di un Consorzio che – al di là di chiedere solo di fare nuovi costosi lavori con quel che ne consegue, che è forse la ragione per cui l’appoggiano alcune organizzazioni ed alcuni Comuni, per non dire di certa stampa – è il carico da cui ci dobbiamo liberare: l’acqua irrigua consortile, a parte il beneficio che certe condotte possono arrecare ad alcuni consorziati, costa un’esagerazione e dobbiamo tornare sulla strada dei nostri padri, quella dei condominii privati, che infatti – ove sopravvissuti – fanno pagare l’acqua irrigua in termini ragionevoli, frutto di un’amministrazione privata da buon padre di famiglia”.

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