Staffette cani randagi dal Sud Italia. Bargi (Lega) interroga la Regione

Da pratica salvifica a business che crea danni economici alle nostre comunità: le “staffette”, con cui un numero sempre più alto di cani (si parla di oltre mille al mese) provenienti dalle regioni meridionali arriva al Nord, nascondono un sottobosco di rischiosa improvvisazione (nel migliore dei casi) e soprattutto di interessi tali da attirare l’attenzione della criminalità organizzata.

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Da pratica salvifica a business che crea danni economici alle nostre comunità: le “staffette”, con cui un numero sempre più alto di cani (si parla di oltre mille al mese) provenienti dalle regioni meridionali arriva al Nord, nascondono un sottobosco di rischiosa improvvisazione (nel migliore dei casi) e soprattutto di interessi tali da attirare l’attenzione della criminalità organizzata. E’ il consigliere regionale della Lega Nord Stefano Bargi a lanciare l’allarme, a seguito di quanto appreso su più mezzi stampa, considerando anche il sovraccarico di costi che il fenomeno delle staffette comporta per le amministrazioni locali dell’Emilia Romagna. 

“Spesso i cani trasportati sono privi del microchip  – puntualizza Bargi in un’interrogazione alla Giunta – e vengono fatti entrare nei canili comunali attraverso finti ritrovamenti sul territorio”. Alimentando un giro d’affari redditizio e pericoloso: “Il costo medio per il trasporto di un cane va dai quaranta ai centocinquanta euro e gli animali vengono stipati, anche a cento alla volta, in furgoni spesso non omologati per il trasporto”. Per poi intraprendere viaggi lunghissimi (anche più di ventiquattro ore), in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili e con rischi anche all’arrivo: “Vengono scaricati nelle piazzole di sosta di autogrill e caselli autostradali in condizioni di scarsa sicurezza. Non di rado – ricorda il consigliere del Carroccio citando notizie di stampa – , i cani terrorizzati fuggono, rendendo difficile il loro ritrovamento e rappresentando un serio pericolo per sé stessi e per gli automobilisti”.

Un’escalation grave, di cui Bargi chiede conto alla Giunta. Spronandola in primis a un maggior controllo, “con più verifiche su entrate e uscite in tutti i canili, per cogliere eventuali anomalie”, e invocando maggiore regolamentazione sul territorio.  “I nostri Comuni – spiega  –  potrebbero farsi carico dei cani randagi provenienti dal meridione, ma  soltanto attraverso accordi precisi con le amministrazioni del Sud, che devono farsi carico dei costi”. Per trasformare un fenomeno “negativo quanto illegale in un processo costruttivo”. 

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