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Brugneto, Maloberti attacca Gazzolo: “Chiudete i tavoli e aprite le paratoie”

"La politica piacentina si dia una svegliata, - afferma il presidente del Consorzio "La Carne Che Piace" facendosi valere per tutelare il settore agricolo, invece che disperdere energia nelle sedi dei partiti, per gestire le beghe interne e le lotte intestine"

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«L’assessore Gazzolo, invece che aprire ulteriori tavoli istituzionali e spolverare nuove poltrone per qualche “sedere illustre”, si metta a ragionare e agire con concretezza: si deve riquantificare l’acqua da trattenere nella diga del Brugneto, in funzione del fabbisogno delle vallate piacentine. Ho una soluzione».

Giampaolo Maloberti, presidente del consorzio La Carne Che Piace e socio del consorzio Rivo Villano, non ha peli sulla lingua, e risponde all’assessore regionale Paola Gazzolo, che ha annunciato la convocazione di un tavolo istituzionale aperto a consiglieri, parlamentari, sindaci, Consorzio di Bonifica e associazioni di categoria, per far fronte all’emergenza della diga del Brugneto, legata ai rilasci dell’invaso situato nel genovese per l’approvvigionamento idrico del territorio piacentino.

«Se l’assessore Gazzolo ritenesse la questione del Brugneto davvero una priorità per la comunità, avrebbe intrapreso un’azione pratica, come quella che suggerisco io da tempo – attacca Maloberti -. Oggi la capienza corrisponde a 25 milioni di metri cubi, di cui, stando agli accordi presi tra la Regione Emilia-Romagna e la Regione Liguria, durante il periodo estivo ne vengono rilasciati 2,5 milioni verso il Trebbia, a fini irrigui. Si dovrebbero, piuttosto, contenere solo 12 milioni nell’invaso, aumentando notevolmente la quantità di acqua a disposizione dei coltivatori piacentini. Infatti, Genova necessita di 1 milione d’acqua al mese, quindi – anche se non piovesse per un anno intero – il fabbisogno sarebbe garantito, facendone così defluire di più verso il Trebbia».

«La gente è stufa della politica che siede attorno a sondaggi, calcoli e cabine di regia. Non bisogna aprire nuovi tavoli, come quello del Contratto di Fiume, che si è dimostrato inutile, ma riaprire le paratoie della diga e rilasciare acqua verso la Val Trebbia. Genova porta i rifiuti a casa nostra, non vedo perche noi dovremmo sottostare al loro volere in termini di rilascio idrico. Diversi studi hanno dimostrato che la Val Trebbia necessita di circa dieci milioni di metri cubi d’acqua all’anno per esigenze irrigue, turistiche, ambientali e normative, entro il così detto “Dmv”, confermando ciò che denunciavo nel 2013, quando si decideva di dare solamente un palliativo al territorio piacentino: infatti, con toni entusiastici, l’assessore Gazzolo presentò un protocollo sperimentale che prevedeva un rilascio aggiuntivo di 1,5 milioni di metri cubi. Fui l’unico a dire che il problema non era risolto perché il fabbisogno idrico della vallata era ben superiore. La politica piacentina si dia una svegliata, facendosi valere per tutelare il settore agricolo, invece che disperdere energia nelle sedi dei partiti, per gestire le beghe interne e le lotte intestine».

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