Donazioni e abbandoni, Avis Piacenza fa un check up foto

Contattati e sottoposti a questionario 199 donatori Avis di città e provincia. 

Donazioni e abbandoni, l’Avis di Piacenza ha promosso un indagine per valutare  quali siano state le ripercussioni, sul territorio, del percorso di accreditamento del sistema trasfusionale italiano. L’iter, iniziato nel 2007 e conclusosi nell’estate del 2015, ha visto il recepimento delle Direttive europee che fissavano standard comuni di qualità, sicurezza per la raccolta, il controllo, la lavorazione, la conservazione e la distribuzione del sangue e degli emocomponenti. 

L’associazione piacentina, presieduta da Laura Bocciarelli, ha così inserito un’indagine conoscitiva sull’abbandono delle donazioni di sangue tra gli obiettivi del 2016. La ricerca, affidata allo psicologo Daniele Bisagni, ha potuto analizzare il fenomeno sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, per poter consentire ad Avis di mettere a punto gli strumenti migliore di promozione della cultura della donazione. 

Il progetto è stato presentato in conferenza stampa dalla stessa presidente Bocciarelli, insieme al dottor Bisagni, al direttore generale Ausl Luca Baldino, a Davide Carini, responsabile unità di raccolta di Avis Provinciale Piacenza, e a Agostino Rossi, del centro trasfusionale di Piacenza. 

L’indagine si è svolta in due step: un’analisi qualitativa, con 4 focus group ai quali hanno partecipato circa 70 persone tra personale medico e sanitario, volontari, dirigenti e non di Avis, e un’analisi quantitativa, andando a interpellare chi pur essendo donatore aveva cessato l’attività. 

Questa indagine si è svolta interpellando via mail oltre mille ex donatori. Di questi, hanno risposto in 199, dando la loro disponibilità a rispondere a un questionario on line. 

Prendendo in esame i 199 sottoposti al questionario, si tratta sia di persone (41) che, dopo essere state giudicate idonee alla donazione, non hanno poi mai aderito alle campagne Avis, sia di donatori (158) che hanno negli anni interrotto l’attività. 

La motivazione principale dell’abbandono è di tipo sanitario, sia per chi non ha mai donato, sia per chi poi ha sospeso le donazioni. Il 37 per cento dice di aver interrotto per problemi sanitari. 

Diversi invece gli esiti dei focus group, che hanno invece messo in evidenza come questo fenomeno potesse essere ricondotto alla dimensione organizzativa, con l’allungarsi del tempo di attesa e la troppa burocrazia. 

“Ringraziamo chi ha messo a disposizione il proprio tempo, rispondendo alla nostra indagine – ha sottolineato la presidente Laura Bocciarelli -. Sappiamo che un certo numero di abbandoni è fisiologico, dall’indagine abbiamo recuperato indicazioni utili per meglio promuovere l’attività di Avis”. 

“E’ stato importante avere un feedback rispetto alla donazione – osserva il dottor Agostino Rossi -, per noi era importante controllare se ci fossero problemi relativi alla nostra organizzazione, in modo da poter migliorare il servizio”.

“Come Avis c’era la preoccupazione di verificare se i cambiamenti necessari, dovuti al percorso di accreditamento, avessero impattato sui nostri donatori e di quanto – ha aggiunto Davide Carini -. Siamo soddisfatti dell’esito dell’indagine, metteremo in campo le azioni più efficaci per promuovere la cultura della donazione”. 

“Avis si è riorganizzata per ottenere l’accreditamento, e questo dimostra che il sistema è sano, i volontari continuano ad esserci – conclude il direttore generale Luca Baldino -. E’ importante verificare questo processo con i numeri. Vi ringrazio per l’importanza del lavoro che svolgete, di cui noi come azienda siamo gli utilizzatori finali”. 

 

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