Otto marzo, l’assessore Piroli “Non c’è niente da festeggiare”

Riceviamo a pubblichiamo le riflessioni dell'assessora alle pari opportunità del comune di Piacenza, Giulia Piroli, in occasione dell'Otto marzo.

Riceviamo a pubblichiamo le riflessioni dell’assessora alle pari opportunità del comune di Piacenza, Giulia Piroli, in occasione dell’Otto marzo.

La nota – Mentre scrivo queste righe, rileggo i dati riguardanti la civile Emilia Romagna: 3431 donne, nel 2016, hanno chiesto aiuto ai 13 Centri antiviolenza regionali. Oltre il 93% aveva subito abusi fisici, sessuali, psicologici o economici.

Tra loro, 24 sono state accolte nella Casa rifugio di Piacenza. Ogni numero è una vita violata, umiliazioni e soprusi che si moltiplicano: i figli delle donne che hanno bussato a queste porte sono 3169 (32, nella nostra città), di cui oltre il 50%, a sua volta, vittima di violenza. Senza dimenticare le cifre che non conosciamo, avvolte da paura e solitudine.

Hanno ragione, le associazioni che in piazza Cavalli animeranno il flash mob “Non abbiamo niente da festeggiare”. E il Coordinamento “Non una di meno”, che con lo sciopero odierno ci induce a riconoscere il valore negato delle competenze e della fatica femminili.

Non a caso, il Comune di Piacenza ha riunito le iniziative per l’8 marzo sotto l’egida del “genio” delle donne. Valorizzandone la poliedricità, le capacità che la società contemporanea definisce “multitasking”. Doti che riassumono l’esperienza e l’attitudine a conciliare professionalità e gestione del carico familiare, spesso elogiate mentre il divario salariale di genere cresce: l’Italia è 127°, su 144 Paesi, nella classifica del World Economic Forum sull’equità retributiva.

Ne abbiamo parlato pochi giorni fa, con la Commissione delle Elette. Ma qual è il ruolo delle istituzioni? Abbiamo la responsabilità e il dovere di fornire, alle cittadine di Piacenza, strumenti sociali che consentano di fare scelte libere e consapevoli. Va in questa direzione l’inaugurazione dell’asilo internazionale di via Sbolli e la riapertura, in settembre, della scuola per l’infanzia Vaiarini, ad ampliare il  sostegno ai genitori lavoratori.

Le pari opportunità, però, si fondano sull’equa distribuzione dei ruoli – in primis in famiglia – e sull’educazione dei giovani all’uguaglianza, nei diritti come nei doveri. Vorrei non ascoltare più lo sdegno di un adolescente, durante un incontro a scuola, al pensiero di un padre che stira le camicie. O che un uomo non fosse additato perché fruisce del congedo parentale. Piccoli, grandi traguardi a contrastare le discriminazioni.

Anche così si combatte la violenza di genere, alla cui radice c’è comunque la cultura, affermata o implicita, della titolarità maschile a decidere per una donna, del suo corpo e dei suoi sentimenti. Oggi c’è chi chiede una cosa più importante dei fiori: il rispetto della propria dignità e individualità. Come ho sentito dire da una ragazza tredicenne: “Nella vita voglio trovare difficoltà non come donna, ma come persona”.

 

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