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Le Rubriche di PiacenzaSera - Pillole di Economia

Piacenza, l’area vasta e la Fondazione L’INTERVISTA a Parietti foto

Mauro Peveri intervista il presidente della Camera di Commercio di Piacenza: tante le questioni affrontate, dal presente e futuro dell'ente camerale dopo la riforma, all'area vasta, fino alle prossime comunali

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Nuovo appuntamento con le “Pillole di Economia”, la rubrica curata da Mauro Peveri su PiacenzaSera.it che ha incontrato il presidente della Camera di Commercio di Piacenza Alfredo Parietti per una lunga e articolata intervista. Tante le questioni affrontate, a partire dal presente e futuro dell’ente camerale dopo la riforma, all’area vasta, passando per il tema della logistica e della promozione turistica del territorio, fino alle prossime elezioni comunali.

Presidente la riforma delle Camere di commercio attuata con il decreto 219 del 2016 ha portato notevoli cambiamenti. In particolare mi riferisco alla necessità di accorpamento delle Camere di commercio con meno di 75.000 imprese registrate, alla riduzione del contributo da parte delle imprese del 50%, con una conseguente riduzione delle risorse disponibili. La Camera di Commercio di Piacenza sembra aver reagito muovendosi in anticipo sui tempi previsti annunciando una fusione con le Camere di Parma e Reggio Emilia. Ci può spiegare lo stato di avanzamento di questa fusione e in particolare se gli investimenti normalmente previsti per il nostro territorio saranno ridotti?
Faccio un piccolo preambolo, i nostri consigli (di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, ndr) hanno confermato l’adesione all’accorpamento. Per dovere di cronaca questo accorpamento viene inviato a UnionCamere nazionale che farà le sue riflessioni, modifiche oppure appunti, però così com’è dovrebbe essere approvato verso giugno – luglio, dopo di che la pratica passerà al Mise (Ministero dello Sviluppo Economico, ndr) che farà un secondo passaggio, dopo il quale si indicherà un commissario ad acta che definirà le componenti dei consigli e la nuova Giunta. Questo è il processo, ed è un processo che deve rispettare questi appuntamenti e che si prevede possa arrivare ad aprile 2018 con la definizione della nuova Camera di Commercio. 

Cosa può succedere con gli investimenti? Come ha evidenziato, c’è stata un iniziale riduzione del contributo camerale prima del 30, poi del 40 e adesso del 50 per cento. Il taglio del 50%, per come sono strutturate adesso le Camere di Commercio, non consente di avere risorse correnti da reinvestire sul territorio perché il nostro bilancio, che si chiude in sostanziale pareggio, con un diritto camerale dimezzato consente a mala pena di coprire le spese di gestione e di struttura.

Questo significa che già nel 2017 non potremo utilizzare la spesa corrente per finanziare gli investimenti che la Camera di Commercio ha fatto negli ultimi 15 anni, in questi anni ricordo che la Camera di commercio ha riversato al territorio e al tessuto economico quasi 20 milioni di euro, in vari comparti e settori. Questo possibilità, sicuramente, per come è l’impianto oggi, viene meno. La fusione camerale ha come scopo di mettere insieme 158mila imprese, 509 mila addetti, un patrimonio di più di 70 milioni di euro, con un incasso annuale di 20 milioni di euro. Valori che, pur in misura inferiore rispetto agli anni precedenti, possano prevedere una ridistribuzione di risorse sul territorio, considerando però anche le nuove funzioni che le Camere di Commercio devono avere. E’ evidente che non sarà più una distribuzione di risorse su singole iniziative, ma su si dovrà tener conto di nuovi criteri più aderenti alla dimensione del territorio interessato, che saranno oggetto di studio della nuova Camere di Commercio.

Ci sarà un taglio dei costi?
Noi stiamo ancora ragionando passo per passo perché indicazioni tecniche e precise non sono arrivate, però è evidente che un accorpamento di questo genere dovrà trovare delle sinergie e delle economie di scala.

Non c’è ancora un progetto preciso da questo punto di vista? Un budget per i singoli territori?
No, questo sarà un lavoro che sarà fatto da Union Camere nazionale, soggetto che andrà a redigere e a rivedere i piani delle funzioni delle relative Camere di Commercio.

Ci sarà una riduzione dei dipendenti?
Abbiamo già avuto due incontri con i rappresentanti sindacali e i rappresentanti delle Camere di Commercio stesse, con le quali si condivide che ogni territorio interessato dalla fusione deve avere una propria struttura locale che possa esprimere un suo ruolo, al di là delle economie di scala, e per questo anche il nostro territorio dovrà contare su una struttura e personale che possano sviluppare questo tipo di attività.

Ci sarà una sede anche a Piacenza?
Sarà individuata una sede legale a Parma, per i motivi di baricentricità tra Reggio e Piacenza, poi ci saranno delle sedi operative. Piacenza, come quella di Reggio, resteranno come sedi locali. Stiamo procedendo passo dopo passo.

Piacenza, in questo Risiko che sta portando alla creazione della cosiddetta “area vasta”, ci rimetterà ancora una volta? Con la fusione tra Parma, Piacenza e Reggio come sarà strutturata la rappresentanza di Piacenza? Avremo delle funzioni importanti o rischiamo che nella Camera di Commercio, risultante dalla fusione, Parma non solo sia baricentrica, ma abbia in mano la gestione?
Ci sono dei dati oggettivi su cui posso rispondere, e dei dati delle funzioni ancora non disponibili per i quali dovremo aspettare le decisioni di UnionCamere nazionale e del Mise.

I dati oggettivi sono che Piacenza, a mio avviso e secondo le categorie economiche che hanno sottoscritto questo documento, si trova in una condizione di equivalenza e pariteticità rispetto alle altre Camere, il che non era scontato, perché se parliamo di imprese registrate il rapporto tra Piacenza e Parma è di 1 a 3, 1 a 4.

Noi abbiamo 37mila imprese circa, Parma ne ha quasi 50mila, e Reggio ancora di più. Quindi non era scontato che ci si potesse sedere a un tavolo e avere pari importanza e pari capacità di decisione. In questo caso ci siamo riusciti, perché c’è stata accoglienza e comprensione anche da parte delle altre Camere. E’ prevalso lo spirito di condivisione e di collaborazione, di pari dignità.

La Camera di Commercio che andrà a iniziare il suo ruolo prevede un numero di consiglieri uguali, che sono in tutto 30. Quindi sono 10 consiglieri a testa: 10 Piacenza, 10 Parma, 10 Reggio. La giunta al momento è composta da 10 elementi che sono suddivisi in 2 per Piacenza, 2 per Parma e 3 per Reggio, la Camera più grande.

Si è infatti stabilito, per una norma di equilibrio, che verrà dato un membro di Giunta in più alla Camera che, numeri alla mano, sviluppa un numero di addetti maggiore e ha una maggiore contribuzione camerale, che ad oggi è Reggio Emilia. Però teoricamente è un seggio che potrà essere attribuito ad altri, certo Piacenza è distante da questi numeri, ma un primo inizio c’è.

Poi è prevista la rotazione della presidenza: 5 anni di presidenza a Piacenza, 5 anni di presidenza a Parma, 5 anni di presidenza a Reggio Emilia. La prima tornata prevede la presidenza di Reggio affiancata con 2 vice presidenti nominati da Parma e da Piacenza. Altra cosa importante che va ribadita è che l’asse patrimoniale delle singole Camere resta ai rispettivi territori. Gli investimenti che si faranno su Piacenza sono frutto delle riserve che il territorio piacentino ha saputo accantonare.

Tra le obiezioni sollevate collegate agli effetti della fusione c’è la seguente: che fine farà il discreto patrimonio della camera di Commercio di Piacenza dovuto a riserve accantonate nei precedenti esercizi? Sarà speso sul nostro territorio nonostante la fusione?
Le riserve pregresse restano di competenza del territorio piacentino, così come rimane di competenza l’elezione dei rappresentanti nelle società speciali o nelle Fondazioni. Saremo noi ad esprimere i nostri candidati. Faccio un esempio: per quanto riguarda la Fondazione di Piacenza e Vigevano indicheremo come sempre i nostri rappresentanti.

La funzione baricentrica è di Parma. L’accorpamento è stato pensato con territori compresi nella nostra Regione di appartenenza: l’Emilia Romagna. Non avete mai preso in considerazione l’ipotesi di fusione con altre realtà di altre Regioni, tipo Lodi, Cremona, dove Piacenza poteva avere una funzione baricentrica rispetto agli altri territori?
E’ un’istanza che è uscita negli ultimi tempi, in modo pubblico. Posso rispondere in questi termini: l’accorpamento delle Camere di Commercio non nasce oggi, nasce da un paio d’anni in cui era davvero tutto un’incognita, e parlo anche per la giunta precedente alla mia. Già in quel periodo si erano approfondite le possibilità di fare un accorpamento di buon senso, che poteva essere quello con Cremona, perché c’erano veramente delle posizioni di equivalenza. Però sia Cremona che poi Piacenza si sono scontrate con la difficoltà di uscire da un contesto di accorpamento in seno alle proprie Regioni. Infatti Cremona si è accorpata con Mantova, Milano con Monza e Lodi.

Il procedimento di accorpamento non impedisce che si possa fare una fusione con La Spezia piuttosto che con Pavia, ma nella realtà dei fatti le difficoltà erano molte: rapporti con la Regione di appartenenza, piani di sviluppo e di investimento, risorse. In Emilia ormai gli accorpamenti sono fatti, abbiamo Piacenza, Parma e Reggio, Ravenna e Ferrara, Rimini, Forli e Cesena, Bologna sta da sola. Modena invece non si sa, è l’unico tassello che non si è incastrato ad oggi. Modena avrebbe i numeri per stare da sola, ma se cosi fosse perderebbe l’attuale status di Camera di Commercio più importante dell’Emilia. Noi con questa fusione diventiamo la prima Camera di Commercio in Emilia Romagna e una delle prime realtà a livello italiano. Quindi questo genera una forza d’urto e una capacità di pianificazione importante.

Prima della Riforma uno dei progetti prevedeva addirittura la chiusura delle Camere di Commercio, molti sostenevano la tesi che essendo Enti inutili potevano anche essere eliminati, oggi invece siamo passati ad una riforma che amplia i compiti delle Camere di Commercio, attribuendo loro nuove funzioni. Quindi la riforma riduce le risorse a disposizione, però aumenta le funzioni, non è una contraddizione? Leggiamo insieme le funzioni delle Camere di Commercio riformate: Pubblicità legale, il registro delle imprese, la formazione e la gestione del fascicolo informatico delle imprese, la tutela del consumatore e della fede pubblica, la vigilanza sui prezzi, il sostegno alla competitività dei territori attraverso la formazione economica e assistenza tecnica, l’assistenza alle start up, la valorizzazione del patrimonio culturale e lo sviluppo e la promozione del turismo, le competenze ambientali, l’orientamento al lavoro e alle professioni, facendo da supporto all’incontro tra la domanda e le offerte di lavoro, l’assistenza all’internazionalizzazione delle imprese. Stiamo parlando di un complesso di attività enorme anche senza la riduzione delle risorse finanziarie disponibili. Come farete in presenza di una forte riduzione delle risorse finanziarie a mantenere e sviluppare queste funzioni?
La chiave di lettura è questa: intanto partiamo dal presupposto che non saremo più finanziatori di progetti attraverso l’uso di spese correnti, questo non sarà più uno dei compiti della Camera di Commercio. Le Camere di Commercio si trasformano e, attraverso la ristrutturazione delle proprie competenze professionali, forniranno alle imprese soprattutto un’attività di consulenza. Al di là delle risorse che potremmo investire, dovremo riqualificare le risorse umane disponibili all’interno delle Camere di Commercio e supportare i territori e le imprese nel loro sviluppo.

Per esempio le camere di Commercio dovranno supportare le imprese nel loro processo di digitalizzazione, perché i tempi lo richiedono e le imprese si devono adeguare velocemente a questi nuovi processi. Questo sicuramente potrebbe essere un servizio ad alto valore aggiunto per il territorio che, date le competenze e le professionalità acquisite in questi ultimi anni, la Camera di Commercio in futuro potrebbe fornire, anche se i processi meritano un approfondimento e non sono ancora operativi.

La riforma effettivamente prevede nuove funzioni per le Camere di Commercio. Se non saremo, per esempio, più in grado di erogare risorse economiche all’imprese che puntano all’export, potremo assisterle con un lavoro di preparazione e assistenza tecnica, per esempio fornendo la consulenza necessaria per apprendere il funzionamento dei mercati esteri, e tutto quello che serve ed è necessario per potervi operare. Sul fronte dell’alternanza scuola – lavoro e l’orientamento, la Camera di Commercio dovrà anch’essa seguire un percorso di formazione e preparazione del proprio personale che chiaramente necessiterà di passaggi organizzativi importanti.

Condivido questa trasformazione delle Camere di Commercio e con me molti addetti ai lavori, auspico che questo processo sia serio e rigoroso. L’assistenza e la consulenza, se fatta in modo professionale e approfondito potrà essere un valore aggiunto per le imprese. Chiaramente tutti noi siamo impegnati perché questo processo di trasformazione non sia un’operazione fasulla o teorica, perché se realizzata sarà un vantaggio per tutti. Io spero che le Camere di Commercio trasformate rispondano alle aspettative e alle esigenze dei territori di competenza. Poi è anche vero che le Camere di Commercio di maggiore dimensione avranno anche la possibilità di finanziare progetti di più ampio respiro.

Veniamo ad un altro argomento: la trasformazione dell’aeroporto di San Damiano in uno scalo merci dedicato alla logistica, tema che ho affrontato anche recentemente in un articolo. Da più parti c’è una spinta a cercare di sviluppare questa ipotesi, molto complicata da realizzare. La Camera di Commercio pensa di supportare questa iniziativa e con quali modalità?
La Camera di Commercio, come si diceva prima, deve mettere a disposizione del territorio le sue risorse per sostenere quei progetti che abbiano un ampio respiro, una strategicità significativa. L’aeroporto ricalca molto bene questo obiettivo, perché San Damiano ha tantissimi elementi per poter essere un volano di sviluppo del territorio. Il progetto ha dei limiti da risolvere: la viabilità che ha dei punti critici (tangenziale o snodo che attualmente è interrotto e che si spera possa essere completato), oltre a un’adesione reale e concreta di quelli che sono gli stakeholder che vedono San Damiano come base per la loro attività. Non dimentichiamo che noi siamo un territorio vocato alla logistica, quindi è essenziale che tutti gli addetti ai lavori partecipano alla realizzazione di questo progetto.

Avete già destinato risorse a questo progetto?
Come ho già detto prima, noi non siamo più nelle condizioni di dare contributi alle singole iniziative, però possiamo e dobbiamo investire su progettualità strategiche. Quindi quest’anno abbiamo accantonato 450-500mila euro per finanziare ipotesi progettuali che abbiano questa finalità. Devo però dire che vorremmo realizzare anche altri progetti come quello di completare la ciclabile Piacenza – Bobbio, e più su fino a Ottone e Cerignale. Quando i progetti sono oggettivamente strategici le risorse della Camera di Commercio posso essere utilizzate attraverso la condivisione con la Giunta e il consiglio, in cui sono rappresentate quasi al 100 per cento tutte le categorie economiche.

La riforma delle procedure concorsuali, in corso di approvazione, assegna alla Camera di Commercio un ruolo di regia molto importante. A questo proposito la commissione Rordorf, cui è affidato il compito di suggerire gli elementi della riforma, ha individuato come obiettivo principale della stessa un percorso che consenta alle imprese di prevenire le crisi aziendali e quindi di poter predisporre per tempo gli interventi necessari prima che si manifesti l’insolvenza delle imprese. Per fare questo, tra le altre cose, sono stati definiti i cosiddetti Organismi di Composizione della Crisi, che anche la Camera di Commercio di Piacenza ha istituito. Visto che tutta questa attività si strutturerà nell’accompagnare le imprese in difficoltà, per evitare che una semplice crisi si trasformi in una vera e propria insolvenza, pensate di allearvi con i professionisti, Dottori Commercialisti e Avvocati per creare una struttura che possa rispondere alle esigenze di assistenza delle imprese in crisi?
Un po’ di tempo fa è stata creata una commissione di professionisti, legata alla Camera di Commercio, a cui le aziende interessate o che necessitano di questo tipo di consulenza possono rivolgersi.  Attraverso questa attività di selezione della Camera di Commercio le aziende possono ricevere consulenza per esempio anche attraverso un rapporto privilegiato con il sistema bancario. Questo è il processo che dovrebbe partire nel breve periodo. E’ un lavoro di squadra tra professionisti e mondo bancario, con la supervisione della Camera di Commercio.

Promozione turistica e culturale di Piacenza. Che cosa si può fare e di cosa avrebbe bisogno il nostro territorio?
Questo è un nodo delicato, importante. E’ una funzione che ci viene attribuita, però al momento non ci è chiaro come la andremo a svolgere. Di certo avremo un ruolo di coordinamento che avremo necessità di interfacciarci con l’amministrazione comunale e poi con le categorie, si tratta di poter comunicare in un modo condiviso da tutti per evitare le divisioni che nel corso degli anni hanno impedito a Piacenza e al suo territorio di confrontarsi con il mondo esterno, il nostro ruolo, anche in questo caso sarà quello di utilizzare una parte degli uffici e del personale della Camera di Commercio per cercare di assistere gli addetti ai lavori che lavorano nel settore del turismo per promuovere l’immagine della città, dei suoi territori e delle imprese che lavorano nel settore del turismo.

La Coppa d’Oro, non si farà più?
Noi oggi non abbiamo più la possibilità di sostenere La Coppa d’Oro, come altre manifestazioni. Nel bilancio preventivo abbiamo impegnato soldi che erano a riserva, questo significa che noi possiamo solo investire in progetti che abbiano una strategicità e una progettualità per il territorio. E’ evidente che tante cose, comunque importanti, non potremo più farle. Il progetto dell’aeroporto è strategico e progettuale, la ciclabile in Valtrebbia anche, con la riforma degli enti camerali non avremo più l’autonomia per investire su progetti che sono estemporanei, commerciali, legati a una singola manifestazione. Come ho già detto dobbiamo utilizzare le riserve per progetti che abbiano un impatto significativo nel tempo per il territorio e il tessuto economico. Iniziative seppur importanti, che abbiamo sostenuto in passato, e che sono legate a un momento e a un periodo, alla luce di queste novità non sono più competenze nostre. Siamo tenuti all’osservanza di queste regole: quelli che utilizziamo sono denari pubblici, siamo tenuti al rispetto delle indicazioni della Corte dei Conti. Non è una scelta soggettiva del consiglio e dei membri di Giunta.

Chi dovrebbe occuparsi di queste manifestazioni che La Camera di Commercio non potrà più finanziare?
Noi dobbiamo entrare nell’ottica che il nostro ruolo non è più quello di prima, è cambiato, poi ci può essere chi lo vede in modo positivo e chi invece in modo negativo, ma il nostro ruolo è questo. Dobbiamo fare il nostro meglio e fare in modo che chi ha pensato di affidare questi gravosi compiti per le Camere di Commercio in futuro non sia deluso. Se riusciremo a compiere questa trasformazione, la Camera di commercio sarà un supporto importante per lo sviluppo del territorio e delle sue imprese.

Nella nostra Provincia abbiamo un numero di disoccupati crescenti, se effettivamente si realizzassero i propositi che ci poniamo potremmo fornire anche noi come istituto un significativo valore aggiunto per cercare ridurre il numero di disoccupati. Non si può pensare di dimezzare i contributi e utilizzare comunque una parte dei residui questo importo per iniziative nobilissime e utili ma non strategiche.

Allora è meglio che il patrimonio resti a Piacenza e venga utilizzato su una progettualità importante, c’è l’aeroporto, ci sono le aree militari, auspicando che a questi progetti partecipino attori di un certo peso. Chi organizza altre iniziative, seppur meritevoli, dovrà trovare modi diversi per finanziarle rispetto al passato: ricorrendo ai privati o al crowdfunding.

Il precedente presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Parenti, aveva parlato della difficoltà di riuscire a garantire ancora finanziamenti alle università piacentine. Il tema è ancora attuale?
Noi abbiamo ritenuto quest’anno, con convinzione, di supportare le due università confermando il contributo che abbiamo dato negli altri anni. Adesso ci sarà un accorpamento e poi andremo a vedere come si potrà contribuire. Però lì ci sono gli spazi per vedere la progettualità, perché l’università ha una progettualità legata a uno sviluppo del territorio, quindi credo ci sarà la possibilità di continuare una collaborazione di questo tipo. Però non c’è alcuna certezza in merito, anzi nutro più di una perplessità per il futuro.

E’ stata istituita la commissione logistica, come funzionerà?
E’ stata definita, abbiamo rappresentanti nel seno della Camera di Commercio che si confronteranno con il Comune. Questo è un tema che è già stato all’ordine del giorno e presenta aspetti importanti per tutte le categorie economiche. Quando possiamo ci interessa essere partecipi e non spettatori. Questa commissione funziona.

Nuovi operatori della logistica, come Alibaba.com, vorrebbero insediarsi nel nostro territorio, qual è la posizione della Camera di Commercio di Piacenza?
L’allargamento del polo logistico è una decisione che può ipotecare il futuro di una città, è un dato di fatto. I numeri che leggiamo sono importanti. Non credo che ci si debba chiamare fuori rispetto a un’analisi approfondita ed è questo il passaggio che deve essere fatto. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per essere in seno a questo momento di valutazione.

Ci sono tutti gli sviluppi che andremo a vedere da adesso in avanti: viabilità, inquinamento, ritorno di occupati e a che livello, ci sono delle opportunità che potrebbero essere utili al territorio, vanno soppesate. Ci sono delle criticità che vanno affrontate, però chiamarsi fuori da questa progettualità senza aver approfondito è sbagliato. Piacenza che lo si voglia o meno è una città, che per la sua conformazione e posizione e polo logistico naturale, cerchiamo di fare in modo che sia un polo logistico di livello superiore.

Al momento non abbiamo alternative che ci consentano di rinunciare ad uno sviluppo della logistica nel nostro territorio. Il nostro ruolo è questo, quello di essere parte attiva nei processi decisionali decisivi per sviluppo del territorio. Non faremmo il nostro ruolo se fossimo solo spettori.

In merito alle elezioni amministrative di Piacenza, quali sono gli auspici della Camera di Commercio?
Sono elezioni importanti, perché Piacenza si sta trasformando tanto e quindi un’amministrazione che sia in grado di mediare tutte le istanze della società è importante, e l’amministrazione che verrà dovrà essere in grado di decidere e fare delle scelte, perché adesso Piacenza si trova davvero ad affrontare temi importanti: logistica, aeroporto, sviluppo aree demaniali, aree militari, il rapporto con Milano. Quindi un’amministrazione comunale deve essere in grado di fare un po’ una sintesi di queste cose. Poi ognuno dovrà fare la sua parte, le categorie, la società civile, ecc. Ci aspettano 5 anni importanti in cui ci si augura che chi governerà la città possa scegliere 2/3 obiettivi cercando di portarli a termine.

Visto che oggi i comuni, le Camera di Commercio, le Regioni vedono diminuire il proprio budget non potreste chiedere che la Fondazione non si occupasse solo di welfare ma anche di sviluppo economico sul territorio, visto che ha le risorse per poterlo fare, naturalmente modificando lo statuto?
So che questa domanda è stata posta anche da altri. Ci sono correnti di pensiero diverse su questo tema, da un lato la Fondazione è nata per essere di supporto a tutto ciò che rappresenta il sociale, quindi ci sono parti importanti, che sono il nucleo della Fondazione, che non vogliono sottrarre risorse al sociale. Tuttavia ritengo la Fondazione qualora modificasse il proprio statuto e si dotasse delle risorse manageriali e professionali necessarie potrebbe partecipare attivamente allo sviluppo di progetti con forte impatto economico sul territorio. E’ chiaro che questo obiettivo dovrebbe essere condiviso da tutti gli attori interessati.

La Camera di Commercio partecipa, attraverso propri rappresentanti al consiglio della Fondazione. Non potrebbero farsi portavoce di una revisione degli scopi della Fondazione?
Dovrebbe essere un passaggio come ho già detto condiviso e con paletti molto rigidi, per evitare che la Fondazione perda i requisiti per cui è nata. Tuttavia ci si potrebbe trovare e capire se ci sono gli spazi per farlo, un piano di riflessione, una commissione, un incontro, per vedere se una parte del patrimonio della Fondazione possa servire a supportare il mondo delle imprese. Questo potrebbe avere una sua logica.

Nell’ambito di questi istituti che si stanno trasformando, Fondazione, Camera di Commercio, l’associazionismo, non trovi che ci sia un problema di autoreferenzialità: la sensazione dall’esterno è che le nomine, i consigli, le strutture, non vengano decise dalla base ma da un sistema che si autoalimenta e si autonomina. La riforma per esempio delle Camere di commercio non avrebbe potuto prevedere la nomina del consiglio con il meccanismo dell’elezione diretta da parte delle imprese, anziché attraverso l’indicazione delle categorie? In questo Paese abbiamo un problema di rappresentanza a tutti i livelli, politica, economia, questi meccanismi con cui vengono nominati i rappresentanti di enti come Camera di Commercio, associazioni, fondazioni non potrebbe essere rivisti?
I processi ci sono, tutti i consiglieri all’interno della Camera di Commercio sono espressioni delle loro categorie. E’ una modalità molto democratica. C’è una categoria che individua un suo rappresentante e si presume che la sua candidatura nasca dopo una condivisione interna. Allo stato dell’arte questo viene fatto, io ti parlo della Camera di Commercio, non ci sono candidature che arrivano senza condivisione del territorio.

Sicuramente io penso che c’è una trasformazione in atto molto forte e quindi, al di là di ogni riflessione, tutte le associazioni di categoria, gli enti, devono cercare di non perdere il contatto con le loro basi. Perché questo? Il momento economico è molto difficile, la capacità di raccogliere la condivisione è più difficile rispetto a prima perché è difficile dimostrare il lavoro che si svolge. Quindi è importante che ci sia un piano di trasparenza in tutti questi settori, però le regole ci sono. Sta a tutti gli attori non perdere contatto con la propria base.

 

Mauro Peveri
mauro.peveri@gmail.com

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