A Piacenza un terzo dei lavoratori “atipici”: 1328 euro lo stipendio medio

E' uno dei tanti dati contenuti nell'Osservatorio Statistico dei consulenti del lavoro, in un corposo report che mostra come la provincia del capoluogo altoatesino sia quella con gli stipendi medi più alti d’Italia

Gli stipendi più alti in Italia sono a Bolzano, mentre Piacenza si piazza al 35esimo posto tra le province italiane.

E’ uno dei tanti dati contenuti nell’Osservatorio Statistico dei consulenti del lavoro, in un corposo report che mostra come la provincia del capoluogo altoatesino sia quella con gli stipendi medi più alti d’Italia – 1476 euro –  e allo stesso tempo quella con il minor numero di disoccupati sul totale della popolazione.

Al secondo posto della classifica (SCARICA LA GRADUATORIA) si colloca Varese, con 1471 euro. Seguono Monza e Brianza (1.456), Como (1.449), Verbano Cusio Ossola (1.434), Bologna (1.424) e Lodi (1.423).

E Piacenza? L’ammontare medio di uno stipendio netto dalle nostre parti è di 1328 euro, di poco più alto rispetto alla media nazionale di 1315 euro.

La prima provincia del Mezzogiorno con la retribuzione media più elevata è solo al 55° posto della classifica dove si colloca L’Aquila con 1.282 euro. Quella, invece, con gli stipendi più bassi è Ascoli Piceno: 925euro. 

Quanto alla disoccupazione, Piacenza si piazza all’80esimo posto nella graduatoria nazionale con un tasso del 7,5 % nel 2016: assai più elevato quello della disoccupazione giovanile (15-24 anni la fascia) pari al 25,4 %.

Significativo anche il dato sulla quota di contratti “atipici” definiti “non standard” sul nostro territorio: i lavoratori standard, comprendono i dipendenti assunti con un contratto a tempo indeterminato, compresi i part-time volontari, mentre i lavoratori non standard sono costituiti da coloro che hanno un contratto di lavoro dipendente sempre a tempo indeterminato, ma in part-time involontario (i sottoccupati part-time), i dipendenti a termine, i collaboratori e gli autonomi. A Piacenza l’incidenza di questi ultimi è del 33,5 %.

La ricerca fornisce un’analisi molto dettagliata anche sul fenomeno dei Neet: i giovani con un’età compresa fra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione: il tasso di Piacenza è del 16 %, con un calo sensibile del 3,5 % rispetto al 2016.

Il tasso di Neet più elevato nel 2016 si registra nella provincia di Medio Campidano (46,2%) e quello più basso in quella di Bolzano (9,5%),con una differenza di oltre 36 punti percentuali. Il tasso di Neet è superiore al 40% nelle province di Cosenza (41,5%), Palermo (41,3%) e Catania (40%). Valori elevati di questo indicatore si osservano anche a Napoli (37,6%), al 10° posto fra le province con il tasso di Neet più elevato.

Il tasso d’occupazione della nostra provincia è al 66,3 per cento con un incremento dell’1,9 rispetto al 2015, mentre la differenza tra il tasso di occupazione maschile e femminile a Piacenza è pari al 14,9 % (siamo al 39esimo posto in Italia).

Lo squilibrio tra tasso d’occupazione maschile e femminile è strettamente correlato allo sbilanciamento nella suddivisione del carico familiare tra donne e uomini.

Il tasso d’occupazione femminile più alto si osserva nella provincia di Bologna dove due terzi delle donne sono occupate (66,5%), mentre quello più basso si registra a Barletta-Andria-Trani dove lavorano meno di un quarto delle donne (24,1%). 

Tassi d’occupazione femminile superiori al 63% si registrano anche in altre 3 province tra le quali Bolzano (66,4%), Arezzo (64,4%) e Forlì-Cesena (63,3%), mentre solo un quarto della popolazione femminile lavora a Napoli (25,5%), Foggia (25,6%) ed Agrigento (25,9%). 

Il tasso di occupazione maschile è, ovviamente, più elevato: la provincia di Bolzano si colloca al vertice della classifica con più di tre quarti degli uomini occupati (78,9%), mentre a Reggio Calabria lavora meno della metà della popolazione maschile (44,5%), seguita da Vibo Valentia (48,1%), Palermo (48,8%) e Caserta (49,9%).

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