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“Allarme droga tra i giovani”, l’intervento di Polledri (Lega Nord)

Nella giornata di sabato 1 aprile, nella sede del Quartiere Tre (in via Martiri della Resistenza 8, Piacenza) si è parlato dell’allarme droga a Piacenza e dell'uso, sempre più frequente, che ne fanno i giovani. L’evento è stato organizzato dal gruppo consiliare Lega Nord Piacenza e sono intervenuti Massimo Polledri (Lega Nord), Luigi Zangrandi (Alleanza Cattolica), Francesco Zarbano (esperto in comunicazione, musicista) e Rossella Cappucciati (Psicopedagogista, counsellor professionale in analisi transazionale).

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Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa di Massimo Polledri (Lega Nord, Piacenza) sull’inconto per parlare dell’emergenza droga che si è tenuto sabato 1 aprile nella sede del Quartiere Tre.

La nota stampa – Polledri (Lega Nord): “Allarme droga tra i giovani”

Nella giornata di sabato 1 aprile, nella sede del Quartiere Tre (in via Martiri della Resistenza 8, Piacenza) si è parlato dell’allarme droga a Piacenza e dell’uso, sempre più frequente, che ne fanno i giovani. L’evento è stato organizzato dal gruppo consiliare Lega Nord Piacenza e sono intervenuti Massimo Polledri (Lega Nord), Luigi Zangrandi (Alleanza Cattolica), Francesco Zarbano (esperto in comunicazione, musicista) e Rossella Cappucciati (Psicopedagogista, counsellor professionale in analisi transazionale).

Massimo Polledri (Lega Nord): Il messaggio che passa pericolosamente e anche in modo evidente è che la droga non fa male; lo dicono i vari J-Ax, addirittura il commissario Montalbano in una delle sue puntate della serie televisiva. Noi operatori del settore facciamo, quindi, fatica a far capire alle persone che l’assunzione di queste sostanze, da parte di un adolescente è pericolosa e può recare danni assolutamente da non sottovalutare, come la diminuzione della memoria, un significativo calo dell’intelligenza, appiattimento morale, una riduzione del piacere; senza contare ciò che è poi legato ad alcuni spiacevoli fatti di cronaca.

Ci sono dei studi, nei Paesi dove queste sostanze sono state liberalizzate, nel quale si è registrato un significativo aumento delle dipendenza da cannabis, al quale seguono assunzione di altre sostanze, sempre più pesanti.A questo, è collegato anche l’insuccesso scolastico; quindi il binomio culturale che arriva che “la cannabis non fa male” è molto pericoloso e da evitare per il bene del futuro dei nostri ragazzi. Luigi Zangrandi (Alleanza Cattolica): In questa iniziativa si è cercato di mettere in evidenza il tema della droga, oltre al punto di vista farmacologico, anche da quello culturale.

Che tipo di società vogliamo? Non esistono droghe leggere o droghe pesanti: esiste la droga e basta. Compiere atti che siano per il bene della società e non lesivi a se stessi e alle persone attorno. La Costituzione, agli articoli 2 e 3, mette in evidenza in maniera esplicita che gli atti devono essere orientati al bene della società. Uno Stato che liberalizza determinate sostanze non fa di certo il bene dei cittadini. In tutti questi anni ho visto tante campagne contro l’alcool, poche contro l’uso della droga. Ne ricordo solo alcune, come quella del 1989 “chi ti droga, ti spegne”.

Una legislazione che permette l’uscita dal carcere e una difficoltà per intraprendere un certo percorso di recupero, provoca dei danni; queste persone commettono omicidi, deliri, in preda a queste sostanze. Il problema culturale che stiamo affrontando è anche colpa di una parte della politica che continua a dire che la “droga fa male perché è vietata” e non “è vietata perché fa male”, è stato pericolosamente ribaltato questo concetto.

Francesco Zarbano (esperto in comunicazione, musicista): Per quanto riguarda la mia personale esperienza lavorativa nel mondo della musica, da più di venticinque anni, è data dal fatto che a parer mio, la legalizzazione non porta a nessuna libertà; ci vorrebbe, anzi, una maggiore libertà di conoscenza.Rimango, comunque, un sostenitore della libertà individuale. Su questo tema, ho fatto presente di essere contrario alla legalizzazione, ma con riserva: potrei anche pensare di poterne discutere se lo Stato garantirebbe maggior controllo. Metto sempre un grande punto interrogativo a chi dice che la legalizzazione abbatterebbe il mercato illegale: guardate l’esempio delle sigarette, dove il mercato del contrabbando in molte città è ancora molto frequente.

Mi piace, invece, uno Stato che sia favorevole all’uso della cannabis ma con pene molto più aspre per chi continua ad essere beccato a spacciare ma, dato che sono consapevole che nel nostro Paese non raggiungeremo mai questo tipo di garanzia (ci sono spacciatori che escono dal carcere dopo neanche qualche ora dall’arresto), allora eviterei ogni tipo di iniziativa. Sono situazioni che possono essere portate avanti solo se a monte c’è una struttura seria. Rossella Cappucciati (Psicopedagogista, counsellor professionale in analisi transazionale): Il  problema delle “nuove dipendenze” è, ai nostri giorni, strettamente legato ai rapidi e complessi cambiamenti avvenuti nell’ambito della società, della famiglia e del modo stesso di vivere l’adolescenza.

La famiglia patriarcale ha ceduto il posto a un tipo di famiglia più affettiva, in cui prevale l’accudimento e la protezione, mentre sembra venir meno l’efficacia del contenimento, dell’orientamento esistenziale, delle regole condivise. I “nuovi adolescenti”, che sono definiti dai recenti studi (Charmet): “narcisisti”, “fragili e spavaldi”, sono spesso disabituati alla fatica e all’insuccesso, incapaci di sottostare alle tante ansie ed aspettative sociali a cui si sentono costantemente sottoposti. Vivono così in continuo contatto virtuale, ma sembrano temere sempre di più l’esposizione e le ferite che questo comporta. Oggi le sostanze vengono assunte per motivi diversi di un tempo, vengono utilizzate come un aiuto, una “stampella” contro la paura dell’insuccesso, per essere all’altezza delle performance o per sentirsi integrati e scacciar via ansia e frustrazione.

L’analfabetismo emotivo e l’incapacità di rielaborare sentimenti negativi e dolorosi sta alla base delle numerose nuove dipendenze da sostanze stupefacenti, dal  fumo, da alcool, ma anche dalla rete (fino al totale isolamento sociale) o dal cibo (anoressia/bulimia), dai videogiochi o dal gioco d’azzardo. Agli adulti resta l’urgente compito di restituire legittimità al proprio ruolo, costruendo una relazione con chi sta crescendo che sia capace di contenere, ma anche di generare un sentimento di autoefficacia e quella che lo scrittore A. D’Avenia ha ben definito la “nostalgia del futuro”.

 

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