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All’Emilia il record europeo di prodotti Dop e Igp. A Piacenza valgono 176 milioni

In crescita l'export agroalimentare emiliano-romagnolo: quasi 6 miliardi di euro (+2,5%). Usa terza destinazione con 414 milioni di euro

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Bologna – Dalla Coppa Piacentina all’Olio extravergine d’oliva Colline di Romagna nel riminese. In mezzo il Prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano, l’Aceto balsamico di Modena e la Mortadella Bologna, la Piadina romagnola.  

Cibus Connect, a Parma diverse aziende piacentine

Ma anche lo spagnolo Jamon  De Huelva, il francese Roquefort e il tedesco Allgäuer Emmentaler, l’asparago austriaco  Marchfeldspargel, l’Oriel Sea salt dell’Irlanda, fino al Cafè de Valdesia della Repubblica Dominicana.

Grandi e piccole specialità crescono – A fine 2016 il comparto delle Dop e Igp europeo ha toccato la cifra record di 2.959 prodotti – compresi 23 extra Ue – con 69 nuovi ingressi. Un trend che non scalfisce il primato dell’Italia, che vanta 814 prodotti food and wine. Seguono: Francia (670 indicazioni geografiche), Spagna (323), Grecia (251), Portogallo (177), Germania (128). Tra le regioni, l’Emilia-Romagna si conferma leader nella Ue per numero di specialità Dop e Igp – ben 44 – cui vanno aggiunti 30 vini (dati: Rapporto Qualivita Ismea).

Considerando l’impatto sul territorio, su 20 province italiane prese in considerazione dal Rapporto, l’Emilia-Romagna conquista ben 4 posizioni, occupando l’intero podio – le prime tre sono infatti Parma, Modena e Reggio Emilia, rispettivamente con un valore di 1,135 miliardi, 622 e 544 milioni – e la dodicesima con Piacenza, per un valore 176 milioni di euro.

Produttori e consorzi  di questo importante comparto dell’agroalimentare europeo si  ritroveranno a Parma, cuore della Food Valley emiliano-romagnola e Città creativa della gastronomia Unesco, dall’11 al 13 aprile prossimi grazie a Origo Global Forum, il primo appuntamento internazionale dedicato a un settore che riveste non solo un importante valore economico, ma che rappresenta anche un modello di agricoltura sostenibile, uno strumento di presidio del territorio, un volano di sviluppo per le comunità locali.

Temi che saranno al centro del confronto con le Istituzioni. Con il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ci saranno il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e il vicepresidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, mentre il Commissario europeo per l’Agricoltura, Phil Hogan, interverrà in un video messaggio.

Non è un caso, d’altra parte, che quello delle Indicazioni geografiche sia visto sempre più come un possibile punto di riferimento anche per Paesi in via di sviluppo o alla ricerca di una maggiore sostenibilità del proprio modello di crescita. Tra gli esperti in arrivo a Parma anche Catherine Teyssier, coordinatrice del Programma Fao Quality and Origin, e Jiang Qi, rappresentante dell’Autorità cinese per le IG.  Tra i Paesi extra Ue, la Cina è quella che detiene il record di prodotti certificati, 10 su 23, da quando nel 2006, per impulso del Wto, il Regolamento Ue che disciplina le Denominazioni e le Indicazioni d’origine protette è stato appunto allargato anche ai Paesi extra Ue.

Al centro del confronto ci saranno anche le prospettive di mercato di un settore che se da un lato riscuote un crescente successo tra i consumatori di tutto il mondo, come dimostrano i dati dell’export, dall’altro si trova a dover fare i conti con un contesto globale che appare caratterizzato da possibili, crescenti spinte protezionistiche.

“Dobbiamo contrastare i protezionismi e il falso made in Italy. La sfida che abbiamo di fronte – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, che a Bologna ha presentato l’iniziativa – è proprio questa: sostenere e rafforzare il posizionamento sui mercati di queste eccellenze che rappresentano un modello virtuoso di sviluppo, in un’epoca in cui anche l’agricoltura troppo spesso è sottoposta alla logica delle commodity. Il recente accordo Ceta tra Ue e Canada è un risultato importante che va in questa direzione e che ha aperto le porte del Paese nord americano a 143 indicazioni geografiche europee, di cui 38 italiane e ben 12 della nostra regione. La via degli accordi commerciali che salvaguardino gli standard ambientali e sanitari europei è fondamentale e quello canadese non deve rimanere un caso isolato”.

Promosso dalla Regione Emilia-Romagna e dal ministero delle Politiche agricole, insieme all’Unione Parmense degli industriali e a Fiere Parma, con il patrocinio e il supporto della Commissione Europea, del Parlamento Europeo e del Comune di Parma, Origo è in stretto collegamento con Cibus Connect, l’importante fiera dell’alimentare in programma il 12 e il 13 maggio: due giorni che saranno un’occasione per  promuovere contatti diretti tra i grandi e piccoli produttori di eccellenze, che hanno nel loro dna l’identità di un territorio, e i grandi buyers internazionali. Proprio a Cibus Connect la Regione Emilia -Romagna avrà a disposizione un’area dedicata dove organizzerà incontri commerciali ai quali hanno dato la loro adesioni tutti i principali Consorzi regionali.

Prodotti campioni di export. Emilia-Romagna leader – Le Indicazioni geografiche rappresentano un punto di forza del Made in Italy nel mondo.  Le esportazioni valgono 7,8 miliardi, pari al 21% del totale dell’export agroalimentare nazionale.

L’Emilia-Romagna è sul podio – Basta considerare il valore dell’export di alcuni big quali l’Aceto balsamico Igp di Modena, che destina ai mercati stranieri il 90% della propria produzione, per un valore di  circa 900 milioni di euro, con prime destinazioni Usa, Germania e Francia; il Prosciutto di Parma Dop, le cui vendite all’estero nel 2016 hanno toccato i 280 milioni di euro (al primo posto gli Usa con 63 milioni); il Parmigiano Reggiano Dop con circa 590 milioni di euro (+8,5%, Usa saldamente in testa con una quota del 30%) e la Mortadella Bologna Igp, il cui fatturato estero nel 2016 è stato di 100 milioni di euro (Germania, Francia e Spagna gli approdi principali).

Più in generale: il 2016 è stato un anno importante per l’export agroalimentare regionale nel suo complesso, che ha sfiorato i 6 miliardi di euro (+2,5%). Tra le destinazioni del Made in Emilia-Romagna, al primo posto Germania, Francia e Stati Uniti. Oltreoceano le esportazioni regionali sono cresciute dell’1,3% per un valore di oltre 414 milioni di euro.

Il valore alla produzione delle Indicazioni geografiche  italiane (considerando anche il vini) è di 13,8 milioni di euro e ha  un peso di circa il 10% sul fatturato totale dell’industria agroalimentare.

Considerando solo il settore food, su un valore complessivo di 6,35 miliardi, le Dop e Igp emiliano-romagnole pesano per 2,5 miliardi. Cifre che sostanzialmente raddoppiano se si considera il valore al consumo. I primi quattro prodotti sono: Parmigiano Reggiano Dop, Prosciutto di Parma Dop, Aceto Balsamico  Igp e  Mortadella Bologna Igp./PF

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