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Il Gutturnio compie 50 anni e il Vinitaly si tinge di “Rosso Piacenza” foto

Il vino di anno in anno, grazie a un rinnovato impegno di produttori sempre più moderni seppur fedeli a una tradizione che si perde nella notte dei tempi, sta conquistando il favore del pubblico, anche a livello internazionale

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Il Gutturnio Doc compie 50 anni. E per festeggiare degnamente il re dei vini piacentini non c’era niente di meglio del Vinitaly di Verona, una delle più importanti fiere internazionali dedicate alle eccellenze enologiche italiane regione per regione.

Questa mattina alle 11,30 nella Sala eventi dell’Enoteca Regionale Emilia-Romagna, al primo piano del Padiglione 1 della fiera veronese, si sono dati appuntamento giornalisti, sommelier, appassionati ed esperti provenienti da tutta Italia per un evento in grande stile che ha unito storia, curiosità e gusto.

Il titolo è emblematico: “Rosso Piacenza”. Rosso come il Gutturnio, vino dalla storia secolare che prende il nome da una piccola anfora romana trovata a Croce Santo Spirito, sulla sponda piacentina del fiume Po; anfora che già nell’antichità veniva passata di mano in mano per bere in compagnia. 

Convivialità, dunque.  E’ tra le parole d’ordine di questo vino che di anno in anno, grazie a un rinnovato impegno di produttori sempre più moderni seppur fedeli a una tradizione che si perde nella notte dei tempi, sta conquistando il favore del pubblico, anche a livello internazionale.

Un vino nel quale «la struttura spigolosa e speziata della Barbera – hanno spiegato oggi i relatori – è mitigata dal morbido apporto della Croatina, o Bonarda per dirla in piacentino. Un vino fresco e fruttato nelle versioni giovani e vivaci, ideale per abbinamenti più quotidiani con primi piatti e salumi, ma capace di significativi invecchiamenti e complesse evoluzioni nelle tipologie ‘Superiore’ e ‘Riserva’».

Relatori d’eccezione, così come i protagonisti dell’evento: gli chef stellati Isa Mazzocchi del ristorante La Palta di Bilegno (Borgonovo Valtidone) e Daniele Repetti del ristorante Il nido del picchio di Carpaneto Piacentino.

Sono stati loro a cucinare i piatti che i numerosissimi ospiti hanno potuto degustare in abbinamento ai vini messi a disposizione dai produttori del Consorzio Tutela Vini Doc Colli Piacentini presieduto da Roberto Miravalle.

Ed è stato proprio Miravalle a sottolineare l’importanza di una vetrina come il Vinitaly: «Far conoscere i nostri prodotti è indispensabile – ha detto Miravalle – ed essere a Verona oggi significa avere una vetrina sul mondo. Il primo atto d’acquisto di un bene, un bene qualsiasi, è la conoscenza. Se non ci facciamo conoscere non ci facciamo apprezzare».

Missione compiuta, vien da dire, a giudicare dagli apprezzamenti tra una portata e l’altra e dall’attenzione che il pubblico ha riservato ai vari interventi moderati dal giornalista piacentino Giorgio Lambri, appassionato ed esperto di enogastronomia locale.

Tra i relatori, oltre ai sommelier delle principali associazioni italiane, c’era il padrone di casa ovvero Pierluigi Sciolette, presidente dell’Enoteca Emilia il cui staff ha aiutato in cucina gli chef Mazzocchi e Repetti nella preparazione dei pisarei e fasò e dello stracotto che tanto successo hanno riscosso tra i presenti.

Primo e secondo naturalmente preceduti dai salumi tipici piacentini (unica provincia italiana ad avere tre salumi Dop: coppa, salame e pancetta) e seguiti da un’altra eccellenza di questo territorio: la Torta di Vigolo, rigorosamente accompagnata dal Vin Santo di Vigoleno, una della Doc più piccole d’Italia.

Un evento, quello di stamattina al Vinitaly, che si inserisce nel contesto di una settimana di attività serrate da parte dei produttori piacentini, attivissimi dentro e fuori dai padiglioni fieristici. In una Verona animata in ogni angolo sull’onda lunga della kermesse, è da segnalare un evento che ha avuto come protagonista una neonata rete di imprese tutta piacentina.

Parliamo dell’unione di forze ed energie da parte di tre cantine tra le più rinomate del Piacentino (e non solo), tutte della Valtidone: Santa Giustina (Arcello, comune di Pianello), Torre Fornello (Fornello, comune di Ziano) e l’antichissima Mossi (Albareto, comune di Ziano).

Animate dai giovani e dinamici proprietari, queste realtà imprenditoriali d’eccellenza, pur mantenendo le loro peculiarità diversissime tra loro, dallo scorso settembre hanno deciso di intraprendere un percorso comune per rafforzare il potenziale dei rispettivi prodotti, senz’altro d’eccellenza, e il territorio al quale sono legati.

Ieri sera, a poche ore dal “compleanno” ufficiale del Gutturnio, Gaia Bucciarelli di Santa Giustina, Marco Profumo e Silvia Mandini di Mossi ed Enrico Sgorbati di Torre Fornello hanno dato vita al “Sono diVino”, aperitivo del Fuori Vinitaly in un elegante appartamento affacciato su piazza Erbe, una delle più suggestive del centro di Verona, dedicato alla scoperta dell’antica arte enologica della Valtidone e dei sapori che la esaltano.

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