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Il suolo “minacciato” dal cemento a Piacenza: la MAPPA di Legambiente

Casistiche che in buona parte non rientrerebbero nei limiti posti alle nuove urbanizzazioni dalla proposta di legge urbanistica regionale: una carenza normativa che il Dossier intende espressamente sottolineare

IL SUOLO MINACCIATO IN REGIONE: IL DOSSIER DI LEGAMBIENTE – La nota stampa
 
Troppe le aree verdi nella nostra regione che corrono il rischio di essere coperte dal cemento, nonostante la crisi.

Questa la fotografia del Dossier pubblicato da Legambiente Emilia Romagna. Un documento che raccoglie molti casi emblematici, che vedono terreni vergini in procinto di essere urbanizzati o sotto minaccia di esserlo in breve tempo.

A questo link il Dossier integrale contenente la descrizione delle principali aree minacciate dal cemento in Emilia-Romagna.

A questo link la mappa interattiva con le principali aree minacciate dal cemento in regione
 
LA MAPPA INTERATTIVA

Infrastrutture per la mobilità, insediamenti terziari, ampliamento di imprese esistenti e, soprattutto, molti centri commerciali: sono queste le tipologie tipiche del consumo di suolo di questi anni.
 
Casistiche che in buona parte non rientrerebbero nei limiti posti alle nuove urbanizzazioni dalla proposta di legge urbanistica “Bonaccini”: una carenza normativa che il Dossier intende espressamente sottolineare.
 
Si va dal polo logistico di Piacenza che occuperebbe 1 milione di mq di suolo agricolo, ai progetti autostradali e al potenziamento dell’Aeroporto di Parma, passando per i grandi centri commerciali – presenti praticamente ovunque – per finire con le strutture turistiche che si vorrebbe realizzare in pieno Parco del Delta del Po.
 
A questi interventi tematici si sommano le tante aree residenziali pianificate dai Comuni in aree agricole di pregio che potrebbero essere realizzate nei prossimi 5-6 anni.

Non mancano poi interventi che scambiano cemento per nuovo cemento: allo scopo di realizzare complessi di utilità pubblica (è il caso di Fiorano Modenese) o interventi privata (è il caso della ristrutturazione dello Stadio Dall’Ara di Bologna, che si sosterrebbe con la “valorizzazione” di aree vicine). Oppure con le numerose opere di “compensazione” alle nuovr autostrade, costituite quasi sempre da altre strade di servizio.
 
Dopo l’ubriacatura immobiliare dei decenni pre-crisi, quindi, i tassi di consumo di suolo sono sì calati, ma non sono cambiate le logiche di fondo: lo dimostra il fatto che i Comuni continuano a facilitare qualsiasi nuovo progetto e a variare le destinazioni d’uso di aree, a seconda dei progetti che arrivano sul tavolo.
 
“Purtroppo – sottolinea Legambiente – la proposta di legge non sembra tener conto di questo fatto, non ponendo limiti a buona parte degli interventi edilizi che oggi risultano essere attuali. Inoltre la legge garantisce ai Comuni un periodo compreso tra 5 e 6 anni per trasformare il proprio territorio senza particolari restrizioni. Una possibilità che, si vede bene nel Dossier, buona parte dei Comuni e dei gruppi economici interessati dalla rendita fondiaria intendono sfruttare ampiamente”.
 
Tra il 1975 ad oggi il territorio urbanizzato della regione è più che raddoppiato, con oltre 100.000 ettari di campagna “consumata” e una perdita di produzione agroalimentare sufficiente a sfamare oltre 2 milioni di persone. Il territorio vergine è un bene ormai in via di esaurimento e ogni ulteriore consumo di suolo costituisce quindi una sottrazione al benessere delle generazioni che verranno, indipendentemente dalla velocità con cui avviene.
 
Legambiente sollecita quindi la consapevolezza e l’impegno di tutti i cittadini per chiedere alle amministrazioni, dal livello comunale a quello europeo, di fermare l’emorragia di consumo di suolo.
 
In questa direzione è d’esempio l’importante lavoro fatto dai cittadini di Reggio Emilia che lo scorso gennaio hanno presentato la “Mozione di iniziativa popolare per l’area di trasformazione ANS2-2b San Pellegrino Ti2-19-via Luxemburg (1° variante al POC 2013-2018), che mette in evidenza come l’area, attualmente inedificata ricada all’interno dei cosiddetti cunei verdi, ovvero aree di  protezione ecologica con funzione biologica che erano previsti nel Progetto preliminare di riordino urbanistico-ecologico. Lo studio preliminare al Piano regolatore comunale (PRG) indicava infatti come critica la situazione di saturazione edilizia nella parte sud della città. Tale studio è evidentemente rimasto sulla carta, alla luce di questo progetto edificatorio.
 
“Proprio in quest’ottica – conclude Legambiente – stiamo lavorando per la mobilitazione tutti i cittadini della nostra regione, sia attraverso azioni di contrasto alla bozza di nuova legge urbanistica regionale, sia attraverso la firma della petizione “Salva il suolo”, per chiedere una direttiva europea che ponga un freno allo sfruttamento del territorio.”

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