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In Emilia distretti industriali trainano la ripresa. A Piacenza +14,6% macchine utensili

Prosegue il suo percorso di crescita l’export dei distretti dell’Emilia Romagna, con un +1,3% nell’ultimo trimestre del 2016. Ancora migliore la performance se si considera l’intero 2016, con una crescita del 2,1%

Prosegue il suo percorso di crescita l’export dei distretti dell’Emilia Romagna, con un +1,3% nell’ultimo trimestre del 2016.

L’incremento è, come di consueto nell’ultimo biennio, superiore a quello dei distretti italiani (+0,3%) e per lo più in linea con il dato del sistema manifatturiero regionale (+1,5%).

Ancora migliore la performance se si considera l’intero 2016, con una crescita del 2,1% (grazie a un ottimo secondo trimestre), ben sopra il complesso distrettuale italiano che ha chiuso leggermente in negativo (-0,4%).

Sono questi i principali dati che emergono dal Monitor dei distretti industriali dell’Emilia Romagna aggiornato al quarto trimestre 2016 curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e presentato a Bologna in un incontro a cui hanno partecipato Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo, Giovanni Foresti e Carla Saruis, della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

“Nel 2016 sono stati trainanti la Germania, la Francia e la Polonia. – commenta Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo – Sul finire d’anno, è tornato in territorio positivo il mercato russo che chiude il quarto trimestre del 2016 con una crescita dell’export dell’8%, portando il dato complessivo annuale quasi in territorio positivo (-0,8%), grazie al traino dell’abbigliamento di Rimini e delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia.”

Dall’analisi per singolo distretto emerge un quadro a luci e ombre: hanno chiuso il 2016 positivamente 12 distretti su 19. È proseguito il trend positivo delle piastrelle di Sassuolo che nel complesso del 2016 ha messo a segno una crescita del 7,9%, beneficiando del buon andamento su quasi tutti i mercati esteri, in particolare in Francia, Stati Uniti e Germania.

Nel settore della meccanica, ai risultati molto positivi delle macchine utensili di Piacenza (+14,6% nel 2016), delle macchine per l’industria ceramica di Modena e Reggio Emilia (+4,8% secondo i dati ACIMAC), delle macchine per il legno di Rimini (+11,3%) e dei ciclomotori di Bologna (+6,1%), si è contrapposto il calo delle macchine per l’imballaggio di Bologna (-3%), delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia (-3,8%) e della food machinery di Parma (-7,1%), anche se quest’ultima ha mostrato segnali di recupero nel quarto trimestre 2016.

Sostanzialmente positivo, invece, il settore alimentare. Hanno registrato una crescita la maggior parte dei distretti, con performance brillanti soprattutto per i salumi di Parma (+7,6%) e del modenese (+2,6%); è proseguita invece la tendenza negativa per i salumi di Reggio Emilia. Bene i due distretti del lattiero caseario di Reggio Emilia (+11,1%) e parmense (+7%), e anche l’ortofrutta romagnola (+4,3%). In calo del 4%, invece, l’alimentare di Parma.

Nel sistema moda sono emersi segnali positivi per la maglieria e abbigliamento di Carpi, che evidenzia una crescita complessiva del 3,3% nel 2016, e l’abbigliamento di Rimini (+4,7%), mentre hanno subito un calo le esportazioni di calzature di San Mauro Pascoli (-4%).

Timidi segnali di ripresa per l’export dei mobili imbottiti di Forlì che, tuttavia, nonostante la crescita nell’ultimo trimestre dell’anno, complessivamente nel 2016 ha subito un arretramento (-3,6%).

Hanno chiuso il 2016 in crescita le esportazioni dei poli tecnologici regionali, con risultati decisamente migliori rispetto alla dinamica nazionale (+2,1% versus -0,7%). Ancora trainante il polo ICT di Bologna e Modena (+4,8%), evidenziando un trend di sviluppo sostenuto su alcuni mercati come Stati Uniti, Cina e Giappone.

Bene anche il polo biomedicale di Bologna (+7,3%) con ottime performance in particolare sui mercati spagnolo, britannico e russo, riuscendo a compensare il ridimensionamento dell’export in Germania. Ha chiuso invece in negativo il polo biomedicale di Mirandola (-4,6%), a causa soprattutto delle difficoltà incontrate su alcuni mercati come Francia, Svezia, Corea del Sud e Repubblica Ceca; è stato positivo invece l’andamento in Belgio, Stati Uniti e Austria.

Lo scenario sul mercato del lavoro, analizzato attraverso i dati di Cassa Integrazione Guadagni, resta complesso. Nel 2016 il numero di ore autorizzate di CIG delle imprese dei distretti regionali ha evidenziato un aumento del 30,5%, portando il monte ore a 14,6 milioni, su livelli che rimangono storicamente elevati.

Tale trend è il risultato di un aumento generalizzato della richiesta di ore di CIG e in particolare di quella ordinaria e straordinaria: quest’ultima sottende fenomeni di crisi strutturali.

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