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“L’ex polveriera di Momeliano resti pubblica”. Le proposte di Legambiente

L’area situata in prossimità di Castel Basini è interessata da una consultazione pubblica per deciderne il futuro

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“L’ex polveriera di Rio Gandore resti pubblica e integra”.

E’ quanto chiede Legambiente per l’area situata in prossimità di Castel Basini di Momeliano (Piacenza) interessata da una consultazione pubblica per deciderne il futuro.

“Abbiamo sempre evidenziato – spiegano – la nostra contrarietà rispetto all’opzione di “valorizzare in ottica di mercato” un bene che è pubblico e, a tutti gli effetti, costituisce un bene comune, che assume ancor più la caratteristica di patrimonio collettivo in una situazione di drammatica accelerazione dei cambiamenti climatici e di crescente preoccupazione per i dati dell’inquinamento atmosferico”.

“Apprezziamo l’impegno dell’Agenzia del Demanio e del Comune di Gazzola di indire una consultazione pubblica di idee e di proposte, aperta a tutti, anche se non condividiamo le premesse del bando medesimo, cioè che tali “proposte e ipotesi gestionali e di riqualificazione possano costituire elementi di orientamento per i successivi percorsi procedurali per l’effettiva futura immissione sul mercato del compendio stesso – nella sua interezza ovvero per singoli lotti – secondo tempi e procedure da individuarsi”.

Legambiente contesta in particolare la formulazione del bando: “Esso prevede che tali proposte “dovranno essere il più possibile circostanziate e rappresentare ogni utile elemento volto a dimostrare la sostenibilità tecnico-economico- gestionale di massima della riqualificazione ipotizzata, i cui oneri saranno a carico dell’eventuale soggetto attuatore, anche attraverso un partenariato pubblico-privato””.

“Solo un’impresa o una società privata (immobiliare e non) – osservano – potrebbe avere le competenze interne e le risorse per un approfondimento tecnico delle caratteristiche dell’area, finalizzato a formulare ipotesi di tipo gestionale. Occorre quindi creare le condizioni perché le imprese e le associazioni siano messe nelle stesse condizioni di conoscenza per avanzare proposte di gestione “sostenibili”, sia dal punto di vista ambientale che economico. Ad oggi queste condizioni non sono date”.

Queste le proposte di Legambiente: “Prima di tutto occorre che l’area rimanga pubblica e integra. Non sia quindi smantellata e spezzettata in lotti da destinare ad usi che ne impediscano la piena fruibilità ma sia oggetto di una progettazione unitaria”.

“La presenza di zone da bonificare e di costruzioni pericolanti o potenzialmente pericolose non impedisce che l’area possa essere da subito parzialmente fruita, almeno in alcune sue parti. Previa predisposizione di un programma destinato al ripristino della recinzione perimetrale e della messa in sicurezza dei percorsi”.

L’associazione afferma poi la necessità di “riproporre alla Regione Emilia Romagna l’istituzione di un’area SIC (Sito di Importanza Comunitaria)”, e “l’inserimento dell’area in questione nel Parco regionale del Trebbia, possibilmente insieme all’ex polveriera di Cantone (Comune di Agazzano, Piozzano, Pianello). Tale ipotesi porrebbe le premesse per la realizzazione di uno straordinario corridoio ecologico di collegamento fra il territorio fluviale del Trebbia, del Luretta e del Tidone, comprendente le aree boschive di Croara, di Rio Gandore e di Cantone”.

Nel piano di Legambiente anche il recupero degli edifici, in condizioni strutturali ancora accettabili, dell’area a Sud, nei pressi dell’ingresso, per scopi didattici, di accoglienza dei visitatori del Parco, al servizio degli studenti delle scuole o delle Università, e di quelli ancora in buono stato per la realizzazione di laboratori di ricerca a favore delle Università.

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