Mesotelioma, in Emilia più di 150 nuovi casi all’anno. Il nuovo piano amianto

Dal 2004, in Emilia-Romagna mappati più di 1.000 siti pubblici o privati aperti al pubblico accesso: nel 70% dei casi l'amianto (sia friabile che compatto) è stato totalmente rimosso, i rimanenti sono sotto controllo o messi in sicurezza

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Bologna – Un nuovo Piano Amianto della Regione Emilia-Romagna (PARER). Per consolidare e migliorare quanto è già stato fatto finora con il precedente e sviluppare nuove azioni, secondo un approccio trasversale fra ambiente, salute e lavoro.

Se ne discute oggi, nella Giornata mondiale dedicata alle Vittime dell’Amianto, in occasione della Conferenza regionale Amianto, organizzata dalla Regione in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil Emilia-Romagna. Presenti all’incontro gli assessori Sergio Venturi (Politiche per la Salute) e Paola Gazzolo (Difesa del suolo e della costa, Protezione civile e Politiche ambientali e della montagna), mentre le conclusioni sono affidate al presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

Il nuovo Piano Amianto, in sintesi – Tra gli obiettivi del nuovo Piano Amianto, frutto di un lungo confronto e in fase ormai di ultimazione, e che rientra nel più ampio Piano regionale della Prevenzione 2015-2018, c’è l’ulteriore consolidamento della sorveglianza epidemiologica e sanitaria, della conoscenza sulle attuali esposizioni all’amianto e il miglioramento della tutela della salute e della qualità degli ambienti di vita e di lavoro in relazione al rischio.

Tra le azioni previste, la “sistematizzazione” di archivi regionali informatizzati dei lavoratori esposti ed ex esposti, il miglioramento dei processi di acquisizione delle informazioni sulla diffusione di amianto nelle condotte degli acquedotti, il consolidamento della capacità d’analisi dei laboratori.

Per effettuare le bonifiche e i controlli secondo criteri di priorità, in raccordo con gli altri enti coinvolti, il Piano, spiega la Regione, vuole approfondire le più efficaci modalità di mappatura e promuovere procedure semplificate fra i diversi enti pubblici per gestire le segnalazioni per presenza di amianto: “Non solo: si punta a favorire procedure semplificate per la rimozione e lo smaltimento di piccole quantità di amianto in matrice compatta da parte dei privati cittadini; attualmente questa tipologia di raccolta è già presente circa nell’80% dei Comuni e gratuita nel 50%”.

Per tutelare ancora di più i lavoratori che sono esposti – o che sono stati esposti – all’amianto, il Piano prevede la “costruzione di un programma regionale di assistenza, informativa e sanitaria, dedicata ai lavoratori nei Dipartimenti di Sanità Pubblica delle Aziende Usl”, e “l’istituzione di una rete regionale per la presa in carico dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico”.

Il Piano, inoltre, vuole “migliorare la qualità della cura di questi pazienti attraverso la messa a punto di un modello che consenta la presa in carico globale, in grado di fornire la migliore assistenza sia in ospedale che sul territorio”.

Per quanto riguarda, invece, il tema dei rifiuti, allo stato attuale una parte consistente di materiali con amianto viene conferita in impianti di smaltimento all’estero, soprattutto in Germania, con costi considerevoli, dovuti anche all’alta incidenza del trasporto. Solo il 6% dei rifiuti contenenti amianto (RCA) prodotti in Emilia-Romagna viene conferito nelle discariche regionali (2 quelle idonee).

Alla luce del Piano nazionale Amianto e della necessità di tendere a una autosufficienza territoriale, il nuovo Piano regionale pone quindi l’esigenza di individuare, da parte delle amministrazioni, aree idonee per localizzare discariche per rifiuti che contengono amianto e percorsi finalizzati alla realizzazione di impianti di smaltimento regionali.

Cosa ha fatto la Regione – Negli ultimi 10 anni, la Regione (assessorato alle Politiche ambientali) ha destinato oltre 18 milioni di euro di contributi a pubblici e privati (aziende) per la bonifica. Di questi, 2,7 milioni sono serviti per effettuare rimozioni d’amianto in 20 scuole già mappate dalla Sanità col Piano del 1996, oltre ad altre 52 scuole extra mappatura. Inoltre, in seguito al terremoto del 2012, sono state rimosse e smaltite 6.500 tonnellate di macerie contenenti amianto, con una spesa complessiva di 3,2 milioni di euro.

Nel 1992, con un’apposita legge (la n. 257), l’Italia mette al bando tutti i prodotti con amianto, vietando l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione del minerale, in quanto cancerogeno, secondo un programma di dismissione il cui termine ultimo è fissato all’aprile 1994. Due anni dopo (era il 1996) l’Emilia-Romagna ha approvato il primo Piano Amianto e istituito – prima Regione in Italia – il Registro Mesoteliomi (ReM) regionale.

Il mesotelioma maligno in Emilia-Romagna: i dati – Più di 150 nuove diagnosi di mesotelioma maligno in media l’anno, nel periodo 2011-2013; 133 nel 2014, 148 nel 2015. Infine, 113 i nuovi casi nel 2016 (dato, quest’ultimo, non ancora consolidato).

I dati relativi al tumore causato dall’esposizione prolungata all’amianto arrivano direttamente dal Registro Mesoteliomi (ReM) dell’Emilia-Romagna. Il tempo di latenza – tra inizio dell’esposizione e comparsa della malattia – è molto lungo, e può superare i 40 anni. La mortalità è pressoché totale nei casi con diagnosi certa.

Questa patologia, peraltro, può insorgere anche per esposizioni ad amianto modeste e limitate nel tempo: sono stati descritti casi in lavoratori esposti a dosi presumibilmente basse e in familiari di esposti che si occupavano, a casa, della pulizia degli indumenti di lavoro contaminati.

La necessità di una sorveglianza epidemiologica del mesotelioma maligno è stata sancita da una serie di atti della Regione Emilia-Romagna, che hanno portato alla costituzione del Registro Mesoteliomi (ReM) regionale. Si tratta di un registro tumori specializzato nello studio dell’incidenza e dell’eziologia del mesotelioma maligno con sede all’Ausl di Reggio Emilia.

Obiettivi del ReM sono la rilevazione di tutti i casi di mesotelioma maligno e l’acquisizione di informazioni per una corretta definizione diagnostica e un’attribuzione dell’esposizione professionale e/o extra lavorativa all’amianto.

Al 31 dicembre 2016, risultano archiviati 3.021 casi, tra cui 157 sospetti, risultati alle successive indagini non mesoteliomi (150 con data diagnosi successiva al 1995) e 2.864 mesoteliomi maligni. Tra questi, 108 risultano incidenti in epoca anteriore al primo gennaio 1996, data di inizio della rilevazione su base regionale, e 343 diagnosticati in persone non residenti in Emilia-Romagna, la cui documentazione è stata per intero trasmessa alla regione di residenza.

L’analisi dei dati, pertanto, è stata condotta sui 2.413 casi di mesotelioma maligno in cittadini effettivamente residenti in Emilia-Romagna alla data della diagnosi.

Per quanto riguarda la definizione diagnostica, 2.058 soggetti sono stati classificati come casi certi (85,3%); 141 casi probabili e 214 possibili. Il trend, dal 1996, è in aumento, dai 73 casi del 1996 ai 156 casi del 2012 e 154 del 2013, in accordo con le previsioni di letteratura. I 113 nuovi casi del 2016 rappresentano un dato non ancora consolidato.

La sede colpita prevalentemente è quella pleurica (91,3%), ma non sono pochi i casi a carico del peritoneo (7,6%), né eccezionali quelli a sede pericardica e testicolare (1,2%). Il rapporto di genere maschio/femmina, per la totalità dei casi, è 2,6:1. Il 75,6% dei casi è stato diagnosticato dopo i 64 anni, l’1,8% prima dei 45 anni e il restante 22,6% nella fascia d’età 45-64 anni. In 1.341 casi, l’esposizione è stata classificata come professionale (946 certa, 215 probabile e 180 possibile), in 182 casi come non professionale (112 familiare, 45 ambientale e 25 legata ad attività extra lavorative) e in 433 casi l’esposizione è risultata improbabile-ignota.

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