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Pausa caffé con Nereo Trabacchi: Anche dopo …

Ecco il racconto di Nereo Trabacchi. 

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Anche dopo…
di Nereo Trabacchi

L’idea gli venne solo alla morte del padre.

Erano sempre stati uniti da un legame molto forte, e nelle settimane successive al funerale del Vecchio, tutte le volte che domandavano a Paola Cinello “come si sentiva”, la risposta più naturale, era una bozza embrionale di risposta psico-emotiva riguardo a qualcosa di molto simile alla sensazione di perdita di un terzo di cuore, un quarto di anima e mezzo cervello, specificando come questo fosse attualmente in uno stato di apnea e conservato dentro un recipiente di formaldeide in attesa di tempi migliori.

Quando l’aria nei polmoni riprese a passare con più facilità, Paola Cinello mise mani negli affari del padre per sistemare sospesi, capire alcuni conti, saldare pendenze, scrivere lettere a ringraziamento e forse risentire odori, comprendere vecchie liti, istruire la pelle delle spalle a ricordare gli abbracci e abituarsi ad esprimersi al passato iniziando proprio dal “aveva ragione”.

Al fine di fare tutto questo, essendo unica erede, dovette mettere mano anche sul computer del Vecchio, pezzo di archeologia informatica di cui rasentava a mala pena un ricordo di esistenza, là dove aveva sempre classificato il padre come utente da penna e taccuino al sentore di carta croccante.

Una volta acceso gli si aprì come prima pagina quella di un social, che il padre utilizzava tra il serio e il gioco, al fine di mantenere contatti con colleghi dell’università, vecchi amici, il gruppo degli scacchi e ovviamente anche con lei.

Ed appunto, come esordito in testa, gli venne l’idea nell’esatto istante in cui rilesse i loro messaggi in quella piattaforma, credendo di perdere un ulteriore terzo di cuore, e comprendendo che non piangeva più solo perché aveva finito le lacrime.

“Anche dopo…” chiamò quella che inizialmente fu una pagina su quello stesso social, per poi trasformarsi in una vera a propria attività, là dove Paola Cinello, grazie all’aiuto di altri tre dipendenti necessari per l’enorme successo della sua idea e conseguente mole di lavoro, regalava ai vivi che lo desideravano, la tragica illusione dell’immortalità, gestendo su richiesta delle famiglie, i profili social dei loro cari defunti, in modo che i primi possano fingere che i secondi siano ancora da qualche parte, scambiando messaggi, “mi piace”, risate, commenti, appuntamenti con “mi spiace non ce l’ho fatta a venire”, a presto, ti penso, mi manchi, sono fortunato ad averti, va fan culo, ti cancello, poi torno, e tutto il resto del pacchetto…

Ovviamente non sono mancate le polemiche con critiche, accuse materiali, accuse morali, sterili commenti circa quanto si sia caduti in basso sfruttando sofferenza e gusto del macabro; ma ogni singola parola veniva respinta al mittente da Paola Cinello, con la stessa fermezza e sicurezza che il padre le aveva insegnato ad avere, spiegando come loro offrano qualcosa che esiste da millenni e regala un minimo di conforto ai credenti o meno, ogni volta che chiudono gli occhi e si accorgono di parlare con i loro cari dopo la morte, molto di più di quanto in realtà non facessero quando erano ancora in vita.

Infine, sempre più stanca di rispondere alle accuse, e sempre più impegnata nella sua attività di comunicazione mortale a quasi 500.000 clienti, Paola Cinello decise di rispondere a ogni critica e accusa di immoralità con una frase preimpostata per le menti bigotte e ottuse: “un analfabeta morto un’ora fa sa più cose sull’universo di tutti gli scienziati messi insieme.”

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