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“Più occupati, ma in gran parte precari” L’analisi della Cgil Piacenza

E’ uno dei dati che emerge dall'Osservatorio Economia e Lavoro sul territorio piacentino, a cura dei ricercatori dell'IRES Emilia-Romagna, che verrà presentato martedì 18 aprile in Camera del Lavoro

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Migliorano i tassi occupazionali nel piacentino, ma si tratta soprattutto di precariato.

E’ uno dei dati che emerge dall’Osservatorio Economia e Lavoro sul territorio piacentino, a cura dei ricercatori dell’IRES Emilia-Romagna, che la Cgil presenterà martedì 18 aprile al salone Nelson Mandela della Camera del Lavoro (dalle ore 9.30): “In altre parole, il miglioramento delle performance economiche sembra essere sostenuto da un’occupazione sempre meno stabile, frutto anch’essa di una generale fragilità che caratterizza la fase economica che stiamo attraversando”.

“In particolare – spiega il sindacato -, a crescere in maniera significativa negli avviamenti sono quelle posizioni che consentono al datore di lavoro di sollevarsi dalle proprie responsabilità, favorendo la moltiplicazione di quei contratti che esulano dal rapporto di lavoro subordinato tradizionale, come appunto il voucher, i contratti di prova, il lavoro in somministrazione o il lavoro autonomo”.

“Grazie al fatto che tale tendenza emerge con forza nell’ultimo decennio, possiamo ipotizzare che questo sia l’esito di un processo di trasformazione avvenuto durante la crisi. È, infatti, limitativo pensare all’effetto della crisi come limitato alla semplice distruzione del lavoro, ma diviene sempre più necessario focalizzare come questa abbia radicalmente trasformato il panorama occupazionale italiano”.

Da punto di vista macroeconomico, lo scenario che emerge dai principali indicatori è apparentemente contraddittorio. “Da un lato, infatti, – evidenzia lo studio – viene registrato un andamento positivo per quanto riguarda il valore aggiunto, l’andamento congiunturale e il saldo import-export. Dall’altro, invece, la demografia d’impresa sembra raccontare lo scenario di una crisi che ha messo in particolare difficoltà le aziende artigiane, le piccole imprese dei settori industriali più che del terziario”.

Una parziale spiegazione di questo fenomeno – si sottolinea – è legata all’effetto ritardante degli ammortizzatori sociali, che vedono nel 2016 una significativa flessione delle ore di CIG: tuttavia, sembra che questo particolare andamento nasconda anche una trasformazione della produzione nel territorio della provincia di Piacenza: “La crescita di valore aggiunto e delle esportazioni, infatti, appare concentrata in poche grandi aziende, ben inserite nel network globale della produzione e nei settori a più alto valore aggiunto. Si tratta, dunque, di un fenomeno che guarda alla crisi non solo come recessione, ossia come distruzione della produzione, ma come accelerazione di una trasformazione economica che da tempo colpisce l’economia globale e, conseguentemente, il territorio della provincia di Piacenza”.

Per quanto riguarda l’andamento demografico si registra un rallentamento a partire dal 2008, che è stato assunto come primo anno in cui gli effetti della crisi hanno inciso sugli andamenti demografici. A partire dal 2012, invece, abbiamo per la prima volta un segno nettamente negativo.

“Anche nell’ultimo anno – si legge – si conferma purtroppo tale tendenza, trainata proprio dal decremento della popolazione di origine straniera in età attiva che aveva determinato la crescita demografica negli anni precedenti la crisi.  Sembra inoltre che vi sia una tendenza per le fasce di età attive a spostarsi per ragioni lavorative, segnalando quindi una sofferenza nei confronti dell’offerta lavorativa esistente sul territorio”.

Nel corso dell’incontro del 18 aprile, la Camera del Lavoro presenterà a tutti i candidati sindaco il documento di programma per lo sviluppo della città.

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