Quantcast

Ponzini risponde: “Nuova organizzazione per la sanità pubblica”

Anche la candidata di Passione Civica risponde alle 4 domande che la nostra redazione ha sottoposto ai contendenti alla poltrona di primo cittadino della città. Bocciata la proposta attuale per il nuovo ospedale, "recupero, riqualificazione e rigenerazione" per l'ambiente
 

Più informazioni su

Anche la candidata a sindaco di Piacenza Sandra Ponzini (Passione Civica) risponde alle 4 domande che la nostra redazione ha sottoposto ai contendenti alla poltrona di primo cittadino della città. 

Ponzini boccia la proposta attuale per il nuovo ospedale, “che assomiglia più a una operazione immobiliare priva di contenuti”, affermando la necessità di “contrattare con la Regione una nuova organizzazione della sanità pubblica” stabilendo il ruolo di Piacenza.

Tre le parole d’ordine per quanto riguarda il tema ambientale, “recupero, riqualificazione e rigenerazione”, al quale si unisce “l’impegno a migliorare la sostenibilità ambientale della logistica già esistente”.

La redazione attende anche le risposte degli altri candidati: direttamente a redazione@piacenzasera.it 

Barbieri risponde alle 4 domande “Un ‘quoziente Piacenza’ nei servizi”

“Basta logistica e no a un ospedale cattedrale nel deserto” Le risposte

Trespidi: “Revisione totale del piano traffico e mobilità elettrica”

Le risposte di Pugni: “No all’ospedale e piano della mobilità sostenibile”

Rizzi: “Nuovo ospedale grande opportunità, solo logistica qualificata”

SANDRA PONZINI RISPONDE

Un ospedale nuovo per Piacenza. E’ giusto cogliere l’opportunità di realizzarlo? E se sì, dove?
Sicuramente l’evoluzione scientifica e tecnologica degli ospedali, insieme alla necessità di umanizzazione, richiedono che queste istituzioni siano continuamente ammodernate, la “vita” degli ospedali in futuro sarà più breve del passato. In sostanza l’ospedale che si propone oggi, e poi negli anni futuri è una struttura per ”viverci dentro”: l’ospedale rimane un’istituzione dal significato profondamente umano, in cui l’uomo nasce, soffre e lotta per il bene della salute.

Quindi anche a Piacenza serve un “nuovo” ospedale che tenga conto dell’umanizzazione della degenza, dei progressi tecnologici e scientifici in campo medico,  di una struttura che sia conseguente all’organizzazione del lavoro. Ma l’attuale proposta in campo, caduta improvvisamente dall’alto con il conseguente dibattito che ha generato, assomiglia più a una operazione immobiliare priva di contenuti.

A mio parere occorre spostare l’attenzione dalle aree e dai mattoni alle politiche sanitarie che si intendono perseguire:
– quali specializzazioni sono previste?
– quali figure professionali si prevedono?
– esiste un piano occupazionale che accompagna il progetto avendo presente che già oggi la carenza degli organici è di tutta evidenza?
– -in attesa della sua costruzione quale ruolo si intende assegnare all’ospedale provinciale di Piacenza?
– e dopo che avremo il nuovo ospedale cosa succederà al vecchio?

A mio avviso è prioritario che la società piacentina contratti con la Regione una nuova organizzazione della sanità pubblica. La tendenza sembra essere quella di un accorpamento che segua la logica dell’Area vasta, cioè si ipotizza un’unica azienda sanitaria ma la logica dell’area vasta non può voler dire accorpare le specializzazioni solo a Parma!

L’area vasta non preclude la presenza e lo sviluppo di punti di eccellenza anche negli ospedali provinciali. Quindi la priorità è stabilire che ruolo debba avere Piacenza, non solo per la popolazione provinciale, ma anche come centro di eccellenza nella ipotizzata area vasta. Se il progetto richiederà nuove collocazioni spaziali si potrà procedere alla nuova costruzione o preferibilmente rigenerare il nuovo ospedale.

Ambiente e qualità della vita. La scadente qualità dell’aria è un problema che puntualmente si ripropone per Piacenza, nel contesto più vasto della pianura padana. Quali soluzioni strutturali adottare?
Il tema della qualità dell’aria per una città come la nostra, collocata nella pianura padana area soggetta anche al fenomeno dell’inversione termica, è uno dei più difficili da affrontare  perché è un problema di area vasta che non si risolve con interventi puntuali .

Alcuni interventi strutturali (seppur complicati) devono però essere affrontati oggi sapendo che richiedono tempi lunghi;  il primo è quello di spostare a nord la bretella autostradale che passa a 900 metri da Piazza Cavalli.  Gli strumenti urbanistici già lo prevedono ed ora è venuto il momento di incalzare ANAS, Autostrade e i livelli regionali e nazionali.

Bisogna porre l’attenzione al tema della mobilità sostenibile. La presenza del Comune di Piacenza in SETA (azienda del trasporto) è stata poco incisiva e ha fatto si che a Piacenza esista un problema di parco mezzi da adeguare.

Non bisogna inoltre dimenticare che per incentivare l’uso del trasporto pubblico è necessario aumentarne la velocità commerciale  – spesso ridotta dal traffico e dalle auto in divieto di sosta e quindi bisogna fare un controllo pressante sulle soste selvagge – e rivedere le linee. Per agevolare la mobilità in centro sarebbe auspicabile un servizio bus navetta elettrico gratuito che effettui una circolare nel centro storico (Stazione, Piazza Duomo vicinanze, Piazza Cavalli vicinanze, Piazzale delle Crociate, Ospedale, Piazza Sant’Antonino, Stazione).

Per quanto riguarda la mobilità ciclabile deve essere migliorata l’interconnessione e la sicurezza della rete esistente. Occorre favorire il superamento dell’utilizzo del gasolio da riscaldamento che non riguarda solo gli enti pubblici ma, in centro storico, anche importanti operatori privati.

La qualità della vita va migliorata garantendo che non ci siano nuove espansioni rispetto alla città edificata che conosciamo, le parole d’ordine del futuro dovranno essere RECUPERO, RIQUALIFICAZIONE e RIGENERAZIONE.

Il verde urbano dovrà essere riqualificato e potenziato e sarà oggetto specifico di politiche mirate, regolamentate dal Regolamento del Verde Urbano, da un piano, da un censimento e da una carta del verde.

Sviluppo e logistica. E’ favorevole a nuovi insediamenti logistici a Piacenza? Se sì con quali contropartite?
Non dobbiamo arrenderci ad essere solo territorio della logistica che nel corso degli anni ha occupato molto suolo agricolo con un ritorno in termini di qualità occupazionale e condizioni lavorative molto modeste. Nuove espansioni senza criterio, fatte rinunciando a puntare ad uno sviluppo che verta su processi di qualità di produzione, qualità del lavoro e capacità di creare indotti locali è una scelta sterile e anche sfavorevole per la comunità piacentina.

Il mio impegno è quello di migliorare la sostenibilità ambientale della logistica già esistente, per garantire gli obiettivi indicati dalla Commissione europea sul fronte della riduzione delle emissioni dei trasporti e sull’uso di mezzi alternativi e per offrire le condizioni richieste dal mercato, ma con soluzioni in grado di impattare positivamente sull’ambiente.  

Occorre un dialogo con gli operatori già insediati per affrontare la tematica ed incentivare soluzioni diverse sia nell’ambito dei trasporti che dei magazzini (utilizzo di carburanti innovativi tipo LNG, controllo delle emissioni dei mezzi, gestione attenta e riciclo dei rifiuti, organizzazione efficiente dei magazzini, illuminazione, riscaldamento e condizionamento a basso impatto ambientale…)

L’ambizione dovrebbe essere quella di creare le condizioni per alzare il livello qualitativo generale, ossia di rendere attrattivo il territorio per la nuova  manifattura ad alta tecnologia che possa sposarsi con i centri di ricerca e i laboratori esistenti sul territorio.

Tutto ciò dovrà avvenire attraverso un confronto con il mondo della scuola, dell’impresa e del sindacato perché noi crediamo che in funzione dello sviluppo e della creazione di opportunità occupazionali per i nostri giovani la concertazione con le forze economiche e sociali sia importante, magari faticosa, ma i risultati di questo processo hanno una tenuta di lungo periodo.

Migranti e accoglienza. Il flusso dei profughi non è destinato ad arrestarsi in tempi brevi, come intende gestire l’arrivo di nuovi ospiti?
Credo sia importante cercare di risolvere i molti problemi collegati ad un fenomeno così complesso come quello delle grandi migrazioni senza approssimazione e senza “speculazione politica”. Viviamo in uno stato di diritto e non possiamo dimenticare le norme vigenti, a cominciare dal principio di non respingimento.

Ritengo che il Comune di Piacenza e tutti i Comuni della provincia debbano condividere le linee del Piano Nazionale di programmazione dei flussi e di ripartizione dei richiedenti asilo e rifugiati, sottoscritto da ANCI e Ministero dell’Interno, per una ripartizione equilibrata dei posti per ospitalità.

Occorre quindi innanzitutto evitare conflitti tra le istituzioni (Prefettura e comuni della provincia), riaprire un dialogo per garantire una dignitosa e soprattutto vera integrazione delle persone che legittimamente sono sul nostro territorio, in attesa dell’attribuzione della qualifica di’ rifugiato’ o di ‘persona che necessiti di protezione internazionale’, inclusi i diritti e i doveri connessi a tale protezione (Legge n 46 del 13 aprile 2017).

Occorre inoltre vigilare costantemente sulle strutture ospitanti. Non ci deve essere discriminazione in nessun senso e questo significa che anche il migrante, se colpevole di reati, deve essere immediatamente allontanato.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.