“Roncaglia, no al polo e al consumo di territorio”. L’intervento di Rabuffi

"Noi abbiamo deciso di dire no, ma soprattutto abbiamo deciso di rendere note le nostre ragioni, perché di ragioni ce ne sono."

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Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa del candidato sindaco di Piacenza Luigi Rabuffi 8Piacenza in comune)

La nota stampa – Roncaglia, oggi non è più la Giornata della Terra. Il miglior modo per onorare una ricorrenza per noi è ricordarsene tutti i giorni.

Fermare il consumo del territorio a favore di nuove politiche urbane capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini nel rispetto dei diritti: diritto alla salute, diritto alla sicurezza ambientale, diritto al lavoro, diritto alla tutela del patrimonio. Altri metri quadrati di cementificazione irreversibile e al servizio di una funzione, quella della logistica, capace di pesanti ricadute sulla nostra vita é una scelta che deve essere affrontata e che non può trincerarsi dietro un semplicistico rispetto delle norme.

Norme datate, se vogliamo superate e modificabili. Oggi nuovi e più rispettosi settori produttivi offrono ai giovani migliori prospettive di crescita occupazionale a garantiscono una migliore qualità della vita. Il loro futuro, il nostro futuro, il futuro di una città e di un territorio che non vuole squalificarsi andando al ribasso, dipende dalle decisioni che oggi l’Amministrazione comunale e chi con essa andrà ad assumere e ad avvallare.

Noi abbiamo deciso di dire no, ma soprattutto abbiamo deciso di rendere note le nostre ragioni, perché di ragioni ce ne sono. Quanti posti di lavoro dequalificato produrrà? Non agriturismo biologico e a chilometro zero, non le nuove frontiere della tecnologia con la sfida delle stampanti 3d e le connessioni a banda ultralarga, non la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio di storia e cultura di questa terra, ma un polo logistico, decine di tir che movimentano merci con corollario di rotonde e bretelle. Quell’area è già produttiva ma cosa produce la logistica se non solo inquinamento.

Basterebbe togliersi le fette di salame dagli occhi per vedere che stiamo parlando di un campo incolto da adibire a capannoni e piazzole, perché come noto a Piacenza e zone limitrofe vi è un grave deficit di capannoni e piazzole. Occorre esser consapevoli che quel terreno, una volta impermeabilizzato, sarà perduto per sempre. Occorre essere consapevoli dall’esperienza che si tratta di lavoro di bassa qualifica (facchini) e che di solito viene gestito con contratti di lavoro precario da cooperative che sfruttano gli extracomunitari.

Quindi i disoccupati (magari laureati) di Piacenza non si facciano illusioni. Come è noto a molti addetti questa è la conseguenza che il polo logistico richiama altri poli logistici. Della serie l’appetito vien mangiando. La logistica richiama altra logistica. Più il territorio verrà infrastrutturato per il trasbordo di merci e più le merci troveranno conveniente trovare casa da noi.

A vantaggio di chi? Perché non cogliere in una situazione di crisi economica come l’attuale, l’occasione per riflettere tutti insieme, in una logica partecipativa, per pianificare progetti sostenibili nel campo della riqualificazione urbana, dell’efficienza energetica, dell’agricoltura sostenibile, dell’agriturismo, dell’industria manifatturiera d’eccellenza. I cambiamenti climatici ci dicono che non abbiamo più molto tempo e che le decisioni sbagliate o di retroguardia di oggi possono avere un costo molto salato.

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