Sempre meno grassi, sali e additivi nei salumi Dop piacentini. Lo studio

A evidenziare la continua evoluzione del comparto della salumeria italiana verso un continuo miglioramento nutrizionale, è stato presentato l'aggiornamento 2017 relativo alla Ricerca sui Salumi tutelati svolta nel nel 2011

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A evidenziare la continua evoluzione del comparto della salumeria italiana verso un continuo miglioramento nutrizionale, è stato presentato l’aggiornamento 2017 relativo alla Ricerca sui Salumi tutelati svolta nel 2011.

Promossa dall’Istituto Salumi Italiani Tutelati (ISIT) e realizzata dal Centro Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (CREA) e dalla Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari (SSICA), questa edizione dello studio si è focalizzata in particolare su 6 nuovi Salumi DOP: Coppa Piacentina, Pancetta Piacentina, Salame Piacentino, Salame Brianza, Salame di Varzi e Prosciutto Toscano.

“Obiettivo della ricerca è fornire ai consumatori corrette informazioni di carattere scientifico, al di là dei condizionamenti che scaturiscono da opinioni di tendenza che trovano spazio presso la pubblica opinione. Dallo studio emerge con grande chiarezza come il consumo equilibrato dei salumi sia fondamentale in un corretto schema di educazione alimentare”, ha sottolineato Lorenzo Beretta, Presidente ISIT.

Per quanto riguarda i grassi presenti nei salumi oggetto della ricerca, si segnala una sostanziale omogeneità nella composizione di base dei tre Salami (Piacentino, Brianza, Varzi) simile, peraltro, a quella riscontrata nei Salami tipo Milano e Napoli oggetto del precedente studio del 2011.

Un caso rilevante di come le filiere stiano lavorando con attenzione nel percorso virtuoso verso una riduzione dei grassi nei prodotti è quello del Prosciutto Toscano DOP che da un contenuto di lipidi del 22,8% può passare all’8,8% se si allontana lo strato periferico di grasso.

Come comparto, dai dati disponibili è possibile evidenziare che i salumi hanno da tempo intrapreso un percorso di riduzione del contenuto lipidico e di ottimizzazione della qualità compositiva, in particolare nei prodotti cotti. Il contenuto in acidi grassi saturi si è ridotto fino a quasi il 40% e si è ottenuto un maggiore equilibrio tra contenuto in grassi saturi e insaturi. Questi ultimi sono passati dal 30% a oltre il 60% dei grassi totali (LARN).

L’evoluzione della salumeria italiana è andata inoltre nella direzione di minimizzare l’utilizzo del sale. Questo percorso virtuoso è già stato evidenziato dallo studio condotto dal 2011 ed è oggi confermato dall’addendum 2017 che vede un contenuto di sale che varia da 1,75 grammi per porzione (50gr) della Pancetta Piacentina ai 2,3 grammi per porzione (50gr) del Prosciutto Toscano.

Per quanto riguarda altri additivi, come i nitriti, la ricerca mostra come in tutti i campioni verificati siano al di sotto del limite di rilevabilità. Anche i nitrati, sempre al di sotto dei limiti consentiti, hanno conosciuto una progressiva riduzione nel corso degli anni fino al punto di annullarsi in diversi salumi.

Infine, i valori rilevati nel 2017 confermano il trend positivo già evidenziato nel 2011 da cui è possibile identificare i salumi come una categoria di prodotti con un contenuto significativo di diverse vitamine e sali minerali necessari per l’organismo (Fonte Ansa).

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