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Un “ponte” tra il carcere e la città: la fiaccolata Caritas LE FOTO foto

La seconda edizione della fiaccolata organizzata dalla Caritas di Piacenza per andare incontro al carcere delle Novate non ha avuto il riscontro dell'anno passato

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Una marcia per gettare un ponte tra il carcere e la città. E per affrontare a viso aperto un argomento difficile e impopolare, il rapporto tra una comunità civile e chi è detenuto e sta scontando una pena.

Chi ha sbagliato, ma non per questo deve perdere i propri diritti fondamentali. Non per questo deve perdere la propria dignità. 

La seconda edizione della fiaccolata organizzata dalla Caritas di Piacenza per andare incontro al carcere delle Novate non ha avuto il riscontro dell’anno passato, comunque circa 300 persone si sono messe in marcia venerdì sera dietro la croce a passo lento e silenzioso: tra di loro tanti sacerdoti, il vescovo Gianni Ambrosio, gruppi parrocchiali, scout, persone normali.

Dalla parrocchia di Santa Franca a piedi fino al carcere delle Novate, con due tappe: il convento delle suore Carmelitane e la sede della cooperativa sociale Geocart che opera con i carcerati.

“Non ci si salva da soli, ma insieme”: sono le parole del cappellano del carcere di Piacenza don Adamo Affri, che hanno dato il via alla riflessione prima del corteo sul sagrato di S. Franca.

“L’uomo resta ad immagine di Dio anche quando cade” le parole delle suore, che per salutare i partecipanti alla marcia, sono uscite dalla loro clausura.

“Sentiteci vicine vi accompagniamo con la preghiera” – l’appello rivolto ai detenuti. 

La seconda tappa alla sede della cooperativa sociale Geocart e poi davanti all’ingresso delle Novate, dove gli alpini hanno allestito anche un piccolo ristoro con bevande calde e biscotti. E dove le fiaccole si sono fuse nel braciere acceso accanto al piccolo palco per ascoltare più voci. 

Come quella del direttore del carcere di Piacenza Caterina Zurlo: “Si coglie l’abbraccio della comunità verso il carcere e i detenuti sanno che voi siete qui. Sappiate che questa vostra disponibilità viene avvertita da tutti all’interno di questo muro di cinta e ci fa molto piacere ricevere da voi questo gesto”.

La Polizia Penitenziaria è stata rappresentata dalla commissaria Greco che ha letto la preghiera di San Basilide, patrono degli agenti.

E poi alcuni momenti di musica con il violino di Lucia Tosi, la danza della scuola di Alseno, e il canto de “La Cura” di Franco Battiato dalla voce del cappellano don Adamo Affri.

Non sono mancate le testimonianze di due carcerati, Sergio ed Eugen, affidati ad una comunità per scontare l’ultima parte di pena in alternativa al carcere. Due storie molto diverse, ma raccontate con emozione e sincerità, segnate da un dolore non dissimulato e dalla voglia di riscatto.

E infine le parole del vescovo Gianni: “In questi giorni di Pasqua – ha detto – ho pregato perché vi sia gioia nel cuore di tutti, anche per le persone che vivono dietro le mura del carcere.

Il secondo mio desiderio è quello della speranza che aiuta a guardare oltre anche le sbarre a guardare al futuro perché sia un futuro di libertà e di responsabilità per chi vive oggi detenuto.

Ascoltando  le testimonianze di stasera – ha concluso – mi sono ricordato che la conoscenza del carcere cambia anche noi, cambia il nostro sguardo e il nostro cuore”.

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