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Rizzi: “Nuovo ospedale grande opportunità, solo logistica qualificata”

Pubblichiamo le risposte del candidato alla carica di sindaco di Piacenza Paolo Rizzi alle quattro domande formulate dalla redazione di PiacenzaSera.it

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Pubblichiamo le risposte del candidato alla carica di sindaco di Piacenza Paolo Rizzi alle quattro domande formulate dalla redazione di PiacenzaSera.it 

Rizzi, sostenuto dal Partito Democratico e da due liste civiche, difende la scelta di realizzare un nuovo ospedale in città, definito una “grande opportunità per i cittadini e la salute”.

In materia di ambiente Rizzi intende promuovere una “nuova economia circolare” e per quanto riguarda l’insediamento di operatori della logistica, potrà avvenire solo in presenza di precise condizioni e di un’alta qualificazione del lavoro. Infine sull’accoglienza dei migranti propone un “patto di reciprocità” con gli ospiti.

Per completare il quadro dei candidati a sindaco mancano le rispose di Emanuele Solari e Sandra Ponzini, le attendiamo a redazione@piacenzasera.it

PAOLO RIZZI RISPONDE

1- Un ospedale nuovo per Piacenza. E’ giusto cogliere l’opportunità di realizzarlo? E se sì, dove?
L’Azienda Sanitaria Locale è la più importante impresa della provincia di Piacenza con circa 3700 tra operatori e professionisti sanitari. Nell’Ospedale “ G. da Saliceto” ritroviamo già oggi eccellenze e specializzazioni di alta qualità. I medici e gli infermieri ospedalieri rappresentano un patrimonio prezioso per la salute dei nostri cittadini che deve essere difeso e messo nelle condizioni ottimali di lavoro.

Di qui la prioritaria necessità di innovazioni e investimenti in tecnologia e capitale umano che nel prossimo futuro possano richiamare a Piacenza altri professionisti di alta qualità.

Piacenza ha bisogno di un nuovo ospedale perchè:
a. La struttura ospedaliera attuale di via Taverna  (nella parte a padiglioni ristrutturata) è una delle più antiche in Regione. Peraltro il Polichirurgico è stato inaugurato nel 1994 e perciò progettato quasi trenta anni fa

b. Gli Ospedali moderni rispondono a concezioni strutturali e organizzative completamente innovative che rendono più efficiente e confortevole la cura dei pazienti, con minori costi energetici e di trasporto interno, e con più spazi di confort e per i visitatori

c. L’accesso degli utenti all’Ospedale di Piacenza è in continua crescita: dal 2014 al 2016 si è registrato un incremento di circa 6000 accessi in Pronto Soccorso. Netto incremento anche per le prestazioni ambulatoriali, per gli esami endoscopici e radiologici, per gli esami di laboratorio per le prestazioni in Day –Hospital, Day Service e Chirurgia Ambulatoriale.

La costruzione del nuovo ospedale rappresente una grande opportunità per la nostra città e per la salute dei piacentini perchè
a. La Regione ha previsto 236 milioni di euro di investimenti

b. Con il nuovo Ospedale potremo: ridurre i costi energetici, migliorare la qualità dei nostri servizi, essere maggiormente attrattivi per i residenti di aree limitrofe (es. basso Lodigiano), essere più “ appetibili” per i migliori professionisti, rafforzare il distaccamento universitario da Parma (infermieristica) o di nuovi (medicina o farmacia)

c. Ancora potremo migliorare la qualità delle specializzazioni già presenti e maggiormente significative quali: protesi cocleari, laboratori di immunogenetica, trapianto di midollo, gastroenterologia ed endoscopia digestiva, oncologia, radiologia interventistica etc con nuove potenzialità e nuove eccellenze.

Già 30 anni fa perdemmo un’occasione storica per costruire il nuovo ospedale. Non perdiamo questa nuova opportunità ed evitiamo che altre province della nostra Regione utilizzino, magari con necessità meno impellenti, le risorse a noi destinate.

Affronteremo in un pubblico dibattito i pro e i contro delle varie soluzioni logistiche. Per la localizzazione la prima soluzione proposta (caserma Lusignani) presenta aspetti postivi di accessibilità e fruibilità, e soprattutto non occuperebbe nuovo suolo verde, ma occorre un piano di fattibilità preciso e coerente.

Per quanto riguarda la futura destinazione dell’area dove sorge l’attuale struttura ospedaliera di Piacenza, le varie ipotesi sono tutte da costruire e verificare, ma dovranno prevedere alcuni spazi a destinazione sanitaria più prossimi alla città, il recupero di alcuni immobili storici e di pregio assoluto (come il chiostro degli Olivetani) e nuove possibili aree verdi in centro città.

Si tratta quindi di vedere il progetto come una doppia opportunità: da una parte un investimento della Regione su Piacenza per creare un polo sanitario innovativo e attrattivo per i prossimi decenni a garanzia dei cittadini piacentini e di tutto il personale, dall’altra il recupero verde e di servizi in una delle più belle aree del centro storico.
 
2- Ambiente e qualità della vita. La scadente qualità dell’aria è un problema che puntualmente si ripropone per Piacenza, nel contesto più vasto della pianura padana. Quali soluzioni strutturali adottare?
Vogliamo che Piacenza diventi una città sana, bella da vedere e da vivere e che sia veramente sostenibile, cioè che le scelte fatte siano rispettose dell’ambiente con una prospettiva di lungo termine, per rendere Piacenza capace di affrontare i cambiamenti climatici e sociali del nostro tempo.

Questo richiede il coraggio di adottare misure e soluzioni riconosciute dalla comunità internazionale come davvero “sostenibili” anche quando questo richiede profondi cambiamenti del modo di vivere la città e dei comportamenti dei cittadini.

Le nostre priorità e i nostri obiettivi per i prossimi anni sono:
Migliorare la qualità dell’ambiente attraverso
-Ridurre progressivamente l’accesso all’area urbana ai veicoli più inquinanti, incentivare l’acquisto di veicoli ibridi o elettrici e realizzare la necessaria rete di punti di ricarica

-Regolamentare il traffico: pedonalizzare Piazza Cavalli e Piazza Duomo, costruendo così un percorso pedonale integrale e un centro commerciale naturale

-Ripensare il sistema del trasporto pubblico con veicoli in prospettiva ibridi o elettrici, e con percorsi integrati con la rete delle city bike, il cui utilizzo dovrà essere molto semplificato

-Integrare e migliorare la rete delle piste ciclabili: oltre ad aumentarne il numero, le piste ciclabili devono diventare più sicure ed anche più piacevoli

-Sviluppare una app che in tempo reale consenta di vedere parcheggi disponibili, auto in car sharing disponibili, postazioni di city bike ed altro.

-Negoziare un diverso modello di consegna delle merci in città: accordo con i principali corrieri per creare snodi di interscambio fuori città e accedere al centro con mezzi elettrici

-Potenziare la rete di teleriscaldamento, valutando i collegamenti possibili (termovalorizzatore, edipower, altri impianti), in vista delle strategie regionali in agenda per il 2020

-Promuovere il progressivo efficientamento energetico degli edifici pubblici

Incrementare le aree verdi, la loro qualità e fruibilità
-incrementare e migliorare la dotazione di orti urbani con spazi ed arredo urbano per la socializzazione come punto di aggregazione

-piantare ogni anno una percentuale dei nuovi alberi lungo le strade già esistenti

-sviluppare o avviare nuovi parchi: il parco delle Mura, la Galleana, il parco Montecucco, un’area verde del Capitolo, la Pertite che dovrà essere un progetto di valenza simbolica, collegato con le piste ciclabili, dotato di infrastrutture per il ristoro, e vissuto e curato dai cittadini

-realizzare aree di sgambamento cani di elevata qualità (aree separate per cani di taglia diversa)

Promuovere l’economia circolare e la gestione dei rifiuti innovativa:
-incrementare la raccolta differenziata fino al 70%, attraverso un sistema di contabilizzazione diretta della quantità di rifiuto conferito (tariffazione puntuale)

-realizzare un centro per la riparazione ed il riuso come spazio presidiato in cui si svolge l’attività di consegna e prelievo di beni usati ancora utilizzabili o la loro riparazione

-promuovere l’educazione ambientale e la responsabilizzazione collettiva attraverso progetti con valenza ambientale come i “condomini intelligenti” e il “baratto amministrativo” (riduzioni fiscali a fronte di lavori socialmente ed ecologicamente utili))

Come progetto di lungo periodo occorre verificare con gli enti regionali e nazionali progetti di fattibilità seri per lo spostamento a nord della bretella autostradale che rappresenta una barriera che taglia la città verso il Po e una fonte di inquinamento troppo pesante.
 
3- Sviluppo e logistica. E’ favorevole a nuovi insediamenti logistici a Piacenza? Se sì, con quali contropartite?
Per Piacenza è oggi prioritario rafforzare il tessuto manifatturiero locale che presenta specializzazioni importanti nella meccanica avanzata, nell’agroalimentare, nella raccorderia e nella filiera del packaging.

La priorità assoluta per nuovi investimenti produttivi è quindi quella per iniziative di tipo industriale ad alta tecnologia, sia di imprenditori locali che di investitori esterni all’area o esteri. Il marketing territoriale per l’attrazione di capitali e tecnologie deve essere una strategia costante del nostro sistema locale.

La logistica si è sviluppata a Piacenza in modo non controllato negli ultimi 20 anni, con aspetti positivi (5000 occupati nel settore a Piacenza, arrivo di multinazionali e investimenti) e negativi (uso di suolo prezioso, conflitti sindacali e lavoro di bassa qualifica).

In caso di richieste di un nuovo insediamento logistico, occorrono condizioni chiare sottoscritte con gli utilizzatori e gli investitori prima della concessione delle autorizzazioni necessarie e monitorabili nel tempo con previsione di sanzioni in caso di inadempienze.

Il nuovo eventuale insediamento deve prevedere:
-centri direzionali con inserimenti occupazionali di quadri e impiegati e profili ad alta qualificazione per dare opportunità di lavoro ai nostri giovani

-utilizzo della modalità ferroviaria del trasporto merci (intermodalità) che riduce l’impatto ambientale del trasporto su gomma, anche in previsione degli importanti investimenti di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) per il nuovo scalo merci presso il polo logistico di Le Mose

-definizione di criteri severi in termini di occupati per superficie (occupati ogni 1000 metri quadri) per e qualità estetica (requisiti estetici omogenei e coerenti), da monitorare costantemente negli anni anche attraverso la prevista Agenzia per la Logistica e l’ITL (Istituto di Trasporti e Logistica) presente a Piacenza come centro regionale di ricerca applicata

-contratti di lavoro dignitosi e controllati  in tutta la filiera, senza subappalti al ribasso e con uno Sportello Legalità inserito all’interno del polo logistico

-sostenibilità ambientale dell’insediamento con autosufficienza energetica (fotovoltaico come Ikea)seguendo le linee regionali delle Apea (Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate)

-reinvestimento degli oneri urbanizzazione in opere pubbliche per la città

-piano di mobilità integrato per i lavoratori del polo logistico anche al suo interno

-compensazioni ambientali e sociali a servizio della città (verde pubblico e iniziative culturali e sociali, servizi di educazione e  intermediazione linguistica)
   
4- Migranti e accoglienza. Il flusso dei profughi non è destinato ad arrestarsi in tempi brevi, come intende gestire l’arrivo di nuovi ospiti?
Piacenza ha una lunga tradizione di emigrazione nel secolo scorso, in particolare dalle nostre montagne, con storie eroiche e sofferte di migliaia di piacentini a Londra, Parigi e in altri paesi, ma anche di accoglienza sociale, con figure come il Scalabrini che dà lustro alla nostra città in tutto il mondo.

L’arrivo di circa 41mila stranieri nella nostra provincia e 18mila nella nostra città ha completamento rovesciato questi flussi negli ultimi trent’anni, ponendo Piacenza tra i primi capoluoghi di provincia in Italia per peso percentuale della popolazione straniera.

Questi nuovi cittadini si sono inseriti soprattutto in agricoltura, nell’industria e nei servizi alla persona. Oggi molte nostre scuole accolgono bambini e ragazzi di tante etnie che spesso sono considerati amici e compagni di classe dai nostri figli, senza guardare al colore della pelle.

Diverso è il caso dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

Purtroppo il modello adottato nel nostro paese e in generale in Europa non è né dignitoso né efficace. Tra i profughi abbiamo situazioni di reale sofferenza con casi dolorosi di fuga dalla guerra e dalla violenza ma anche migranti che cercano lavoro o nuove opportunità di vita.

Fare aspettare uno o due anni per avere accolte le domande di asilo rappresenta un’assurdità che lascia spesso nell’ozio e nella delinquenza molte di queste persone e suscita legittime reazioni di rifiuto dei residenti.

Di qui la necessità da un lato di stimolare il Governo e la Regione a trovare modelli di accoglienza più razionali ed evoluti.

A livello locale proponiamo:
-un coordinamento territoriale tra tutti gli enti locali, la Prefettura e le organizzazioni del Privato sociale coinvolte: non è possibile subire dei dictat sulla gestione dei richiedenti asilo senza consenso della popolazione residente

-una equa distribuzione territoriale che garantisca inserimenti numericamente meno pesanti e quindi la personalizzazione degli interventi di accoglienza: attualmente il Comune di Piacenza accoglie circa 350 richiedenti asilo e rifugiati su un totale di circa 1000 persone nella provincia (ma in previsione fino a 1500) e quindi ha già raggiunto la propria quota percentuale a differenza di alcuni comuni inadempienti

-maggiori controlli sulla qualità dell’accoglienza presso strutture private, che a volte operano solo per lucro e senza programmi seri di alfabetizzazione e formazione e senza rispetto delle norme igienico-sanitarie.

Come sperimentazione innovativa si richiede al Ministero degli Interni di realizzare un patto di reciprocità tra soggetti che accolgono (pubblici e privati) e richiedenti asilo, in cui siano definiti reciproci impegni prima dell’ospitalità: accoglienza doverosa da un lato e impegno in attività socialmente utili dall’altro (già oggi sono attive queste forme di collaborazione ma a titolo del tutto volontario che coinvolgono circa il 20-30% dei profughi ospitati).

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