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Trovata la pistola di Bafti: due arresti per favoreggiamento FT – VD foto

Si stringe il cerchio intorno a Bafti (alias Senaj) Alket, il 25enne albanese accusato di aver sparato la sera di Pasqua ad un 18enne marocchino in un bar ad Alseno (Piacenza) e ricercato da quasi un mese

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Si stringe il cerchio intorno a Bafti (alias Senaj) Alket, il 25enne albanese accusato di aver sparato la sera di Pasqua ad un 18enne marocchino in un bar ad Alseno (Piacenza) e che da quasi un mese ha fatto perdere le proprie tracce. 

I carabinieri nelle scorse ore hanno arrestato due connazionali, accusati di averlo aiutato nella fuga: si tratta di padre e figlio di 51 e 21 anni, entrambi residenti a Piacenza. 

Nel corso della perquisizione è stata trovata anche la pistola con tutta probabilità utilizzata dal 25enne contro il nordafricano, sembra dopo una lite, e la Volkswagen Golf di colore nero con la quale si era allontanato insieme alla fidanzata.

La ragazza, lo ricordiamo, nei giorni scorsi si è presentata spontaneamente alla questura di Alassio dichiarando agli agenti di aver lasciato il compagno di fuga.

È stata una cittadina a segnalare ai militari dell’Arma una vettura, poi risultata quella dell’albanese in fuga, ferma da alcuni giorni nel parcheggio di un condominio nella zona di via Cella. 

I militari hanno quindi eseguito accertamenti su alcuni dei residenti, e in particolare sulla famiglia di albanesi.

All’interno di una vettura custodita in una rimessa, ben nascosta dietro il sedile posteriore, è stata rinvenuta la pistola, una Beretta calibro 9 risultata rubata lo scorso dicembre ad Alseno, che si ritiene essere quella usata da Bafti, insieme ad una carabina con ottica di precisione. Sulla pistola sono in corso accertamenti da parte dei Ris. 

Padre e figlio, il primo già nei guai per spaccio, il secondo recente destinatario di un provvedimento di espulsione, sono stati arrestati con le accuse di detenzione abusiva di armi, ricettazione e favoreggiamento personale. Si trovano al carcere delle Novate.

Come spiegano gli inquirenti, i due avrebbero aiutato Bafti nella prima fase della sua fuga.

“Abbiamo ragione di ritenere che il fuggitivo possa essere ancora in Italia” – hanno detto il colonnello Corrado Scattaretico, comandante provinciale dell’Arma e il comandante della compagnia di Fiorenzuola maggiore Emanuele Leuzzi.

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