“Un’agenzia per promuovere Piacenza” Il confronto sulla cultura foto

L’appuntamento, dal titolo “Quale cultura per Piacenza? I candidati sindaci rispondono” è andato in scena al Teatro Comunale Filodrammatici ha avuto come oggetto i contenuti dedicati alla cultura nel programma elettorale

Più informazioni su

Quale cultura per Piacenza? Al “Teatro Filodrammatici” i candidati sindaci spiegano il loro programma

Tante idee ma un’unica convinzione “Piacenza è bella e va valorizzata”. Il Festival del Diritto divide i candidati, sì a Piacenza capitale della cultura 2020.

Mentre la mostra sul Guercino sta facendo registrare incassi da record – si stimano 100mila biglietti venduti –  in tempo di elezioni sorge spontanea la necessità di interrogarsi su come possa essere possibile promuovere nuovi azioni alla cultura e al turismo, in modo tale che quest’exploit non rimanga un caso isolato ma si inserisca in una rete di progetti e proposte per valorizzare il territorio.

Con quest’intento L’Associazione Amici del Teatro Gioco Vita ha riunito tutti i candidati alla carica di sindaco – Patrizia Barbieri (Prima Piacenza – Patrizia Barbieri Sindaco, Forza Italia – Per Piacenza, Lega Nord, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale – Per Barbieri, Pensionati con Barbieri); Sandra Ponzini (Passione Civica – Ponzini Sindaca); Andrea Pugni (Movimento 5 Stelle); Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune – Rabuffi Sindaco); Paolo Rizzi (Partito Democratico – Rizzi Sindaco, Piacenza Più – Rizzi Sindaco, La Piacenza del Futuro – con Rizzi); Stefano Torre (Torre Sindaco); Massimo Trespidi (Massimo Trespidi Sindaco, I giovani con Trespidi) di Piacenza ad un confronto sulla cultura.

L’appuntamento, dal titolo “Quale cultura per Piacenza? I candidati sindaci rispondono”, andato in scena al Teatro Comunale Filodrammatici e moderato da Gaetano Rizzuto, ha avuto come oggetto i contenuti dedicati alla cultura nel programma elettorale; la progettualità sui grandi eventi culturali alla luce del successo delle mostre sul Guercino; la promozione dell’immagine culturale di Piacenza; le risorse per la cultura nel bilancio della prossima amministrazione; i nuovi spazi per la cultura e le azioni per promuovere il turismo.

“Nel 2017 potremmo dire, quale cultura a Piacenza ai tempi del Guerino” – ha esordito il presidente dell’associazione Stefano Pareti – “abbiamo capito che per la cultura occorre far squadra per arrivare a una sintesi condivisa, inoltre occorre relazionarsi con il nostro territorio, con la storia che ci siamo costruiti nel tempo, partendo dalle radici da cui proveniamo”. “La cultura migliora la qualità della vita dei residenti” – ha sottolineato – “Bilbao, Berlino, Londra, Lione e Marsiglia puntando sui giovani creativi hanno dato nuovo sviluppo economico alle città. Cultura è paese e paese è cultura, l’una non esiste senza l’altra”.

Tante idee e proposte differenti sono state esposte dai candidati durante i tre minuti di tempo a disposizione per parlare, con una convinzione comune alla base: Piacenza è bella e va valorizzata.

“Anche la cultura ha bisogno di una svolta” – ha detto Patrizia Barbieri – “No a interventi occasionali, bisogna fare rete, ci vuole progettualità, valorizzando le eccellenze. “Bisogna realizzare progetti di largo respiro che diano un carattere di internazionalità al nostro territorio” – ha continuato – “il Guercino non deve rimanere una cosa a sé, ma deve rappresentare la spinta per lavorare sempre più per la cultura e mettere in rete il nostro territorio. Giusto puntare sulla cultura dell’evento” – ha commentato –  “ma all’interno di una programmazione, non fare un evento a “spot” ogni tanto; la cultura dell’evento deve essere inserita in un circuito perché altrimenti significa non avere un idea di cultura e di programmazione. Abbiamo una città d’arte, città storica, è una ricchezza che dobbiamo far uscire ma abbiamo chiari difetti di comunicazione”
 
Dello stesso avviso Sandra Ponzini che ha in mente due progetti per sviluppare la cultura “ Il primo è “Piacenza una città accogliente” – ha spiegato – “ovvero una città dove chi ci abita è felice di stare mentre chi la visita vorrebbe venire a viverci; il secondo è invece “Piacenza una città della cultura e del turismo”, ovvero una città che lavora per nutrire dei servizi culturali diffusi, una città che cerca di promuovere sè stessa e le sue bellezze. Piacenza è bella ma come i piacentini si mostra con discrezione, abbiamo paura a farci vedere, ma la nostra città ha molto da offrire”. “Vogliamo ripensare il meccanismo del servizio culturale e della ricaduta sulla città in termini di sviluppo sociale” – ha aggiunto – “l’ente pubblico che promuove il servizio culturale lo deve fare in vista di una crescita della citta in termini di consapevolezza e di capacità critica rispetto alle bellezze e gli eventi che ci sono a Piacenza; il risvolto economico sarà una conseguenza di ciò”.

Per Andrea Pugni “il nuovo sindaco deve avere la capacità di essere un trascinatore, in grado di aggregare le forze culturali ed economiche della città”. “Gli interventi sono stati spesso interventi “spot” e mai coordinati” – ha sottolineato – “Per far squadra è necessario avere un marchio, un brand, importante per generare un marketing di territorio che faccia capire all’esterno quelle che sono le potenzialità della città. La cultura può essere un volano per l’economia: abbiamo visto che un euro investito in cultura genera 1 euro e 80 di ritorno economico”.

“Per far conoscere Piacenza bisogna seguire l’esempio di Bobbio, una città piccola capace di ritagliarsi un piccolo spazio nel panorama nazionale della cultura ” – ha aggiunto – “ovvero attuare una politica di marketing seria, il problema però è sempre a monte: serve una cabina di regia che indirizzi le scelte di marketing nella migliore maniera”.

Secondo Luigi Rabuffi “Una città è sostenibile non solo col lavoro, non solo con l’ambiente ma anche quando riesce a dare ai suoi cittadini la più alta forma di formazione, la cultura e l’l’arte”. “Questo deve avvenire” – ha spiegato “attraverso il dialogo con la comunità, la partecipazione, che è ciò su cui si basa la nostra lista”. “L’amministrazione deve fare rete con le associazioni, con tutti coloro che vogliono il bene della nostra città.  Abbiamo tutti gli elementi per far sì che Piacenza diventi la città dell’arte e della cultura” – ha continuato – “dobbiamo solo valorizzare quello che abbiamo”. “Ci manca però la voglia di aprirci al resto del mondo” – ha sottolineato – “abbiamo bisogno di una piattaforma informatica per farci conoscere in tutto il mondo, di un’agenzia che promuova la nostra immagine, abbiamo tanto da regalare, come bellezze artistiche e culturali. Bisogna offrire anche una città pulita ed essere capaci di dare ai turisti quello che noi pretendiamo di trovare quando visitiamo le altre città”.

Tante idee anche per il candidato di centrosinistra Paolo Rizzi per cui “lo slogan “Piacenza più bella”, vuole esprimere la centralità alla riflessione e all’azione sulla cultura”. “Alcuni progetti per la cultura saranno la candidatura di Piacenza a capitale italiana della cultura 2020 e il progetto “Piacenza crocevia di strade itinerari e cammini”: per la Piacenza romana infatti il prossimo anno sarà una data fondamentale – ha sottolineato – “sia perchè perché ci sarà l’anniversario (218 a.C – 2018 d.C), sia perchè avremo al Farnese la sezione archeologica che ha comportato un investimento di 1 milione di euro: il succo è l’identità territoriale”. Rizzi ha concordato sul fatto che la “comunicazione è spesso stata frammentaria negli anni. “E’ necessaria la creazione di un soggetto che faccia la governance della nostra immagine e del nostro turismo” – ha precisato – “spesso non abbiamo un atteggiamento positivo nei nostri confronti, in tema di turismo ci sono tante piccole cose che si possono fare  per valorizzare la nostra città”.

Con il consueto stile irriverente e politicamente “scorretto” Stefano Torre ha raccontato la sua insofferenza verso “un sacco di cose che hanno a che fare con la cultura. Per combattere contro questo sistema ho scelto l’arma della satira” – ha spiegato – “il maggior elemento di ribellione che abbiamo a disposizione”. “Non ha senso puntare su forti accelerazioni” – ha continuato – “rappresentate dai grandi eventi se non riusciamo ad inserire Piacenza in quanto tale in un contesto e in un circuito“. “Per la cultura ho messo un sacco di “roba” – ha spiegato – “un vulcano che dovrà crescere sopra Borgoforte all’inceneritore, e che un po’ per volta dovrà diventare un landmark caratteristico capace di entrare nella piacentinità, ovvero quel senso di comunanza che noi sentiamo quando incontriamo un altro piacentino”. “Intendo rendere navigabili le vie del centro storico” – ha aggiunto – “questo risolverebbe il problema dei sensi unici, aboliamo quindi i vigili urbani, che si sono trasformati nel braccio armato del comune per estorcere denaro ai cittadini”.

Per Massimo Trespidi “Premessa fondamentale del nostro programma è creare le condizioni perché le potenzialità culturali e politiche del territorio possano esprimersi efficacemente”. “Il prossimo sindaco” – ha sottolineato – “dovrà avere la capacità di unire gli attori e i protagonisti che fanno cultura e che agiscono sul territorio. Si ravvisa quindi la necessità di creare un’agenzia che unisca pubblico e privato e che sia in grado di ideare gli eventi culturali, progettarli e programmarli”. “Nei prossimi 5 anni bisognerà investire risorse nel segmento della cultura – ha continuato – “nella consapevolezza che il rilancio della nostra città non vada limitato ad insediamenti di carattere commerciale e di carattere industriale; una città si rilancia se ritrova le ragioni della propria unità e dei talenti che custodisce”. “Una mostra sul Pordenone, che è un autore famoso della nostra città, potrebbe essere l’inizio del percorso di cinque grandi eventi annui, biglietto distintivo del nostro programma culturale”.

I candidati sindaci si sono mostrati favorevoli poi a continuare il lavoro per la candidatura a Piacenza città italiana della cultura, seppur rilevando l’oggettiva ristrettezza di tempi. Tanto che per Andrea Pugni “bisogna essere realisti, il tempo per il 2020 non sarà sufficiente però per il futuro una cosa di questo genere potrà essere interessante”. 

Massimo Trespidi ha inoltre sottolineato la necessità di capire quanto è stato fatto dall’attuale amministrazione in tal senso “Sarebbe interessante sapere cosa c’è nel dettaglio sulla scrivania della attuale giunta” – ha commentato – “il tempo è poco ma comunque abbiamo le potenzialità per farlo. La proposta è una mostra sull’Ecce Homo.”

Concorde anche Patrizia Barbieri “dato che la proposta nasce da una mozione approvata dal centro destra. Si deve lavorare con un progetto che è di Piacenza, si può per questo prendere in considerazione la ricchezza delle reti delle chiese che sono potenziali luoghi d’attrazione per i turisti”.

Come al solito “sopra le righe” Stefano Torre, che ha commentato “Forse è tardi ma ci proveremo; in ogni caso candideremo Piacenza alle olimpiadi del 2028, una strada per essere più veloci potrebbe essere quella di dichiarare guerra a Cremona al grido di battaglia “Dio maledica la mostarda”. Una bella guerra è quel che ci vuole per far parlare di Piacenza”.

Per Luigi Rabuffi “abbiamo le carte in regola per candidarci”. “Manca però un anno ed è chiaro che in poco tempo bisogna mettersi d’accordo, non ci si può candidare senza avere le spalle robuste; bisogna partire subito incontrando i soggetti che credono nella nostra città”.

Anche per Paolo Rizzi “Piacenza ce la può fare. I tempi sono però strettissimi; questi bandi premiano le amministrazioni più coese, non solo l’offerta culturale o il progetto d’evento, bisogna essere coesi tra abitanti associazioni e scuole: Matera ha vinto per questo rispetto a città come Siena e Firenze”.

“Non dobbiamo temere di candidarci perché Piacenza è bella” – ha commentato Sandra Ponzini – “bisogna cercare di identificarci, Mantova è diventata capitale della cultura con lo slogan “ L’unicità di Mantova non è solo nelle opere dell’uomo, ma anche nelle bellezze del suo territorio e nella varietà della sua cucina”, credo che in virtù di ciò noi abbiamo tutte le carte in regola”.

Idee discordanti invece sulla riproposizione del “Festival del Diritto”. Da una parte Patrizia Barbieri e Massimo Trespidi si sono mostrati contrari all’organizzazione di una decima edizione del Festival, dall’altra Ponzini, Rabuffi, Pugni e Rizzi si sono mostrati favorevoli, ponendo però la condizione di non andare ad incidere in maniera pesante sui bilanci pubblici.

Favorevole Stefano Torre, per cui “il marketing territoriale è fatto di tanti piccoli tasselli e il festival del diritto è riuscito ad andare al di là quella che è la notorietà semplicemente territoriale.”  A ciò ha aggiunto anche la proposta di “sostituire lo stemma del comune rendendolo più “sexy”, da una lupa ad una donna nuda”.

Come detto Patrizia Barbieri ha ribadito la sua “avversione” al Festival. “Ho sempre criticato il festival, quindi per coerenza lo critico anche adesso” – ha commentato – “le risorse devono essere impiegate ad una cultura diversa, il festival non fa cultura e non porta ricchezza, non sono favorevole”

“Non sono un amante dei festival”- ha detto Trespidi  – “fanno parte di un circuito di industria culturale che produce e sforna cultura senza coinvolgere le realtà popolari, come dice Pasolini, il festival non ci ha fatto fare quel salto di qualità che tutti noi speravamo”.

Per Sandra Ponzini invece “Il festival è un valore aggiunto della nostra città, che comporta poche spese del comune perché c’era un finanziatore; bisogna però tornare alle prime edizioni e renderlo attrattivo anche alle città vicine”. “Ricordo che c’erano tanti appuntamenti” – ha commentato –  “correvo da un luogo all’altro per seguirli tutti”.

Secondo Andrea Pugni “non siamo una città caratterizzata dalla storia del diritto come Napoli, il festival non è particolarmente adatto alla città” – “tuttavia siamo disposti a mantenerlo se è un costo a carico dei privati e continui a mantenere un marchio di successo. Ci piacerebbe che non sia un evento di star che vengono a fare spettacolo ma qualcosa di più umano”.

“Piacenza deve fare crescere i giovani di oggi per farli diventare i cittadini del domani” – ha commentato Luigi Rabuffi – “l’esperienza del “festival del diritto” è positiva, bisogna però articolarlo in maniera non dispendiosa e che possa essere seguito al meglio. E’ cultura anche questa, giusto quindi riproporlo senza che gravi troppo sui bilanci.

Ha chiuso l’incontro Paolo Rizzi – “Il festival è un tassello della nostra ricchezza culturale” – ha sottolineato – “attira tanti visitatori, ci fa conoscere tante personalità importanti, basti pensare a Bauman. Ci sono compatibilità di bilancio da guardare, ma si può sicuramente riproporre cercando un maggior coinvolgimento di tutto il mondo culturale piacentino”

TRESPIDI: “NEL NOSTRO PROGRAMMA CINQUE GRANDI EVENTI CULTURALI” – La nota stampa

Nei cinque grandi eventi che ha inserito nel programma, il candidato Massimo Trespidi ha in mente un appuntamento fisso che si ripeta a cadenza annuale che vada a sostituire il Festival del Diritto. L’occasione per annunciarlo è stato il confronto con gli altri candidati sindaco al Teatro dei Filodrammatici nell’incontro Quale cultura per Piacenza?. “Il nostro programma prevede l’organizzazione di 5 grandi eventi culturali all’anno (mostre d’arte e fotografia, concerti e spettacoli all’aperto) – ha spiegato Trespidi – un festival culturale, una grande opera e un grande evento di prosa a teatro. Non ho mai amato troppo il Diritto – rispondendo alla domanda del moderatore- è una materia poco accattivante come invece è il festival della Letteratura di Mantova. Occorre coinvolgere le realtà popolari, cambiare la rotta, in questo modo si fa anche marketing territoriale”. Piacenza 2020 capitale italiana della Cultura, è favorevole?

“È una data molto vicina nel tempo, ma lavoreremo per questo – ha detto Trespidi – cominciando però a capire cosa è stato fatto in questa direzione dall’attuale amministrazione. La mostra sull’Ecce Homo di Antonello Da Messina è il progetto da cui partire. Capitolo della risorse da destinare alla cultura; l’attuale amministrative ha destinato il 4% del bilancio. “Di fronte ad un bilancio ingessato le possibilità di manovre sono ristrette – ha detto Trespidi- è giunto il momento di capire e decidere se il Comune vuole fare l’imprenditore o erogare servizi. Il Comune esca dalla partecipate se non c’è effettivamente bisogno. Questa amministrazione ha effettuato un aumento di capitale di 850 mila euro per Piacenza Expo, questi fondi potevano essere destinati a nuovi investimenti nel settore culturale. Fondamentale le partnership con i soggetti privati come la Fondazione, oltre che la costituzione di una Fondazione teatro e cultura che metta in rete il patrimonio culturale”.

“La Cultura a Piacenza, un capitolo in cui investire maggiori risorse per dare prospettive di futuro ai giovani della città”
 
“La Cultura è una fonte di ricchezza soprattutto per i cittadini del domani e il nostro intento è quello di recuperare risorse all’interno del bilancio comunale a favore della Cultura e dell’Arte. Ad oggi viene destinato il 4% del bilancio, noi vogliamo fare di più per migliorare questo importante capitolo”. Queste le parole del candidato sindaco Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) all’interno dell’incontro “Quale cultura per Piacenza? I candidati sindaco rispondono” organizzato dall’Associazione Amici del Teatro Gioco Vita. <>.

Rimanendo sul binomio giovani-cultura, il candidato sindaco ha detto: <>. Un obiettivo ambizioso che può essere raggiunto solamente lavorando tutti assieme: <>.

Un sistema che potrà reggere solo con la giusta promozione della città: <>. Piacenza non può e non deve essere un’isola: <>. 

Piacenza capitale italiana della Cultura 2010. Le idee di Rizzi per il rilancio culturale e turistico della città

«La bellezza non è solo quella dell’arte consolidata: è emozione, ricerca, conoscenza, scoperta. La bellezza è anche un gesto politico». Inizia citando Renzo Piano il primo intervento del candidato Paolo Rizzi al confronto organizzato ieri pomeriggio, venerdì 19 maggio, al teatro dei Filodrammatici di via Santa Franca. Un confronto al quale erano presenti tutti i candidati a sindaco di Piacenza e incentrato sul tema, appunto, della cultura. Di seguito, un sunto delle risposte che Rizzi, professore della Cattolica ed economista, ha fornito all’intervistatore e moderatore Gaetano Rizzuto con Stefano Pareti, già sindaco e assessore alla cultura di Piacenza, di fronte a una platea affollatissima. 

«Tutte le proposte culturali del nostro programma hanno l’obiettivo di valorizzare il nostro patrimonio culturale e gli operatori culturali. Perché Piacenza deve poter essere una città culturalmente viva e la cultura deve essere un’economia, deve cioè dare la possibilità di vivere della propria arte.
In passato i professionisti della cultura hanno sofferto e si sono sentiti esclusi e soli ma noi vogliamo fortemente ristabilire una progettualità nelle iniziative culturali di Piacenza. Progettualità vuol dire prendersi degli impegni duraturi, da entrambe le parti!

• Candidatura di Piacenza a Capitale Italiana della Cultura 2020 
• Piacenza, crocevia di strade, itinerari, cammini (Piacenza Romana (218aC-2018), Via Francigena)
• Estate culturale (centro e periferie)
• Arte contemporanea a Piacenza (artisti noti e nuovi talenti)
• Commissione Cinema (per valorizzare le esperienze della Scuola di cinema di Bobbio, Concorto, l’attività dei Cinemaniaci e ripensando anche al concorso Location Piacenza, di alcuni anni fa). Occasione per attrarre investimenti “puliti” sulla città.
• Banca della memoria (luogo fisico e virtuale di valorizzazione degli archivi iconografici, dialetto, tradizioni, storie)

La pogettualità sui grandi eventi culturali alla luce del successo delle mostre sul Guercino 

Veniamo e siamo ancora immersi nel successo della mostra su Gercino, una mostra che è unica e poteva essere realizzata soltanto a Piacenza perchè la cupola del Duomo è soltanto a Piacenza.

La risposta ai grandi eventi è positiva sebbene la città debba abituarsi e allenarsi ad accogliere un numero maggiore di turisti, (anche internazionali) e a gestirli anche per quanto riguarda le piccole esigenze della visita (ad esempio facilità di orientarsi e dunque prevedere segnaletiche per la cultura, alloggi a prezzi differenziati, segnalazioni per i ristoranti).

Sarà nostra cura valorizzare le altre eccellenze del patrimonio artistico piacentino; penso a Mochi, lo scultore dei nostri cavalli della piazza monumentale, a Pordenone che ha affrescato la basilica di Santa Maria di Campagna e la Collegiata di Cortemaggiore.

Tuttavia siamo certi nel voler proporre grandi eventi culturali di eccellenza e unici, legati al territorio e non mostre comprate e portate qua.

Questo svolgendo il ruolo di propositori, coordinatori e facilitatori ralazionandoci con i grandi enti culturali piacentini, soprattutto Fondazione di Piacenza e Vigevano e Curia, ma anche imprenditori ed enti di cultura quali università (Cattolica, Politecnico, Conservatorio).

La promozione dell’immagine culturale di Piacenza (in relazione col tema Turismo e Arredo Urbano)

Abbiamo evidenziato la necessità di istituire una nuova governance in grado di dare sintesi ai tentativi di creare un’immagine culturale di Piacenza. Al momento manca un’immagine unica e coordinata alla luce dell’attuale frammentarietà della comunicazione.

Fare leva su idee innovative e sulla tecnologia per offrire risposte semplici e al passo con i tempi. Mettersi in dialogo diretto con l’arredo urbano che deve valorizzare la bellezza di Piacenza in senso funzionale (attività mirate alle differenti utenze). 

Le risorse per la cultura nel bilancio della prossima amministrazione

Necessario creare un’alleanza fra Comune e Imprese

• Art Bonus 

Legge n. 106 del 29/07/2014 e s.m.i. 

è stato introdotto un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo, il c.d. Art bonus, quale sostegno del mecenatismo a favore del patrimonio culturale.

L’Art bonus consente un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano.

• Sponsorizzazioni
• Partnership culturali

Valore aggiunto che le arti possono dare alla comunicazione delle imprese.

Istituire un tavolo per il dialogo costante con operatori culturali, imprese, enti culturali, Fondazioni bancarie e non.

I nuovi spazi per la cultura 

Le grandi aree dismesse in centro storico e in periferia rappresentano un’occasione unica per riprogettare e rigenerare la città, un’occasione che va assolutamente colta.

Avviare e completare, entro i cinque anni del mandato, i progetti di riqualificazione urbana delle aree pubbliche 

• ex rimessa Berzolla
• nuovo collegio universitario nell’ex Istituto San Vincenzo
• acquisizione di verde del Vallo Farnesiano , con recupero del “Castello”, oggi non visibili ai cittadini
• il primo stralcio del progetto Baia San Sisto: Chiesa del Carmine, 
• ex Laboratorio Pontieri
• bastioni Borghetto, San Sisto, Fodesta

Nella stessa logica si indirizzeranno anche interventi privati di particolare rilevanza per la rigenerazione urbana come per

• l’area dell’ex Consorzio Agrario. 

Azioni per promuovere il turismo

Necessità di istituire una nuova governance che tenga conto dell’immagine coordinata e unitaria, per esempio con una segnaletica completa (che sia parte dell’arredo urbano).

Potenzialità relativa all’assenza di gadget e merchandising della città attraverso concorso di idee rivolto ai creativi (designer, architetti, ecc) da fare realizzare da aziende locali». 
 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.