Visita al museo più antico di Piacenza, sabato il “Gazzola Day”

Sarà possibile visitare le aule di scultura, ornato, incisione e figura dove saranno al lavoro rispettivamente i docenti Mario Branca, Giorgio Fanzini, Bruno Missieri e Bruno Grassi insieme con i loro allievi. 

Sabato 13 maggio, in occasione della quinta edizione del Gazzola Day, la Fondazione Istituto Gazzola aprirà le porte della Scuola d’arte e del Museo più antichi di Piacenza.

Sarà possibile visitare le aule di scultura, ornato, incisione e figura dove saranno al lavoro rispettivamente i docenti Mario Branca, Giorgio Fanzini, Bruno Missieri e Bruno Grassi insieme con i loro allievi.

I visitatori, accompagnati da Alessandro Malinverni, ideatore del Gazzola Day, potranno inoltre ammirare i capolavori del Museo, in particolare “La Sacra Famiglia” del Genovesino che in autunno sarà uno dei pezzi forte della grande mostra dedicata al pittore ligure allestita a Cremona.

Le visite, aperte a tutti, saranno tre e si terranno alle 16.30, alle 17.00 e alle 17.30. L’ingresso è gratuito.

La storia della Scuola d’arte e il Museo più antichi di Piacenza –  Nel suo testamento del 1771, il conte Felice Gazzola stabilì che, adempiuti i doveri verso i cugini e non avendo eredi diretti, quasi tutti i propri beni immobili e mobili fossero venduti per costituire doti e borse di studio rispettivamente per fanciulle povere e sei giovanetti piacentini dalle spiccate doti artistiche. Il desiderio del conte era infatti di favorire nella città natale una rinascita delle arti.

Formatosi alle lezioni di politica del padre Gian Angelo Gazzola, inviato straordinario del duca Francesco Farnese a Londra nel 1713 e commissario generale dell’artiglieria di Parma e Piacenza, Felice si arruolò nel 1733 nell’esercito di don Carlo di Borbone, che seguì prima a Napoli e poi a Madrid, entrando nel novero dei suoi uomini di fiducia. Il conte Gazzola non era soltanto un esperto di tecniche militari, in particolare di artiglieria – competenza che lo indusse a fondare l’Accademia di artiglieria di Segovia –, ma anche di mobili e tappezzerie (partecipò attivamente all’arredamento del palazzo reale di Madrid), di archeologia (promosse gli scavi e i rilievi di Paestum) e infine d’arte (protesse il Tiepolo in Spagna e allestì una ricca collezione di dipinti, disegni e incisioni, affiancata da una biblioteca molto fornita).

Un anno dopo la morte di questo poliedrico patrizio e l’apertura del testamento, nel 1781, le sue volontà furono eseguite da una congregazione di nobiluomini da lui scelti tra i membri delle famiglie imparentate con i Gazzola. In breve essi si resero conto della necessità di istituire una vera scuola all’interno di palazzo Gazzola – scampato alla vendita dei beni presenti a Piacenza – un antico edificio acquistato dal padre di Felice nel 1699 all’angolo tra le attuali via Gazzola e via San Tommaso. Tale scuola, non prevista dal conte che difatti aveva alienato le sue collezioni d’arte, consentiva di meglio seguire gli allievi invece di sovvenzionarli presso le botteghe degli artisti.

L’istituto elargiva anche borse di studio per affinare i più promettenti nelle più famose accademie, come quelle di Roma, dove Gaspare Landi accoglieva gli allievi migliori, ad esempio Carlo Maria Viganoni. La scuola rimase da allora nel palazzo, rialzato nella seconda metà dell’Ottocento con aule dalle grandi vetrate. Qui si sono formate generazioni di artisti piacentini, e tuttora ottanta allievi – questo il numero massimo consentito dalle risorse e dagli spazi – ne frequentano i corsi pomeridiani di ornato e prospettiva, figura, scultura, tecniche dell’incisione e storia dell’arte.

Legati alla scuola sono anche un archivio (che permette di ricostruire il passaggio e la formazione di allievi e insegnanti) e un museo, costituitosi nel corso dell’Ottocento grazie a saggi scolastici, donazioni, lasciti e acquisti. Esso conta oltre duecento dipinti, dal Cinquecento al Novecento, riconducibili ad artisti locali (Gaspare Landi, Carlo Maria Viganoni, Stefano Bruzzi, Francesco Ghittoni…) e non (Gian Nicola Manni, seguace di Albrecht Altdorfer, Giovan Mauro della Rovere detto il Fiammenghino, Luigi Miradori detto il Genovesino, Domenico Piola, Giuseppe Maria Crespi, Margherita Caffi, Ignazio Stern…); una quarantina di sculture; quattrocento armi bianche del conte Antonio Parma (in deposito presso i Musei Civici di Palazzo Farnese); oltre duemila tra disegni e incisioni, nonché quasi duecento di calchi in gesso di statue e bassorilievi, in gran parte portati da Roma nel 1830 da Carlo Maria Viganoni.
Vero riferimento culturale e artistico per i Piacentini, il museo Gazzola ospitò dal 1903 sino agli anni Sessanta il primo museo della città, comprendente le collezioni della Curia, del Collegio Alberoni, degli Ospedali Civili e del Comune.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.