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Asilo Farnesiana, tolto anche l’obbligo di firma alle due educatrici

La Procura della Repubblica ha espresso parere favorevole alla revoca dell'obbligo di firma, che era stato imposto alle due educatrici subito dopo la loro scarcerazione alla fine di maggio

Sono libere le due educatrici dell’Asilo Farnesiana di Piacenza accusate di maltrattamenti nei confronti di alcuni di bambini ospiti della struttura. 

La Procura della Repubblica ha espresso parere favorevole alla revoca dell’obbligo di firma, che era stato imposto alle due educatrici subito dopo la loro scarcerazione alla fine di maggio.

L’istanza di liberazione era stata avanzata dai legali e il Gip ha disposto la revoca di tutte le misure cautelari per entrambe. “E’ stato valutato dal giudice – spiega l’avvocato Luigi Alibrandi, difensore di una delle due educatrici – che non sussistano esigenze di restrizione della libertà”.

Quanto alla linea difensiva, Alibrandi fa notare che “il vaglio delle registrazioni audio e video relative alle educatrici è appena iniziato, sarà un lavoro lungo e complesso perchè ci sono vari aspetti da chiarire”.

“Le intercettazioni ambientali sono iniziate – fa notare – nel mese di aprile e si sono concluse il giorno dell’arresto a fine maggio, quindi coprono quasi due mesi. In particolare ci stiamo concentrando sulle immagini che stiamo sottoponendo a perizia tecnica.

Diverse persone che le hanno visionate hanno avuto l’impressione che le immagini siano leggermente accelerate rispetto al reale”. Una sorta di “alterazione” che potrebbe aver condizionato la valutazione di alcuni degli episodi considerati di violenza, secondo la difesa.

Conferma questa interpretazione anche Monica Magnelli, difensore dell’altra educatrice: “Quella dell’accelerazione delle immagini è stata una mia sensazione quando ho visto il primo video diffuso, ora stiamo compiendo tutte le verifiche tecniche sulla documentazione filmata per ottenere un quadro completo. Ci vorrà tempo, perchè ci sono giorni e giorni di immagini da vagliare”.

“E’ ancora presto per trarre conclusioni – conclude Alibrandi – e non appena avremo un quandro più chiaro, chiederemo di sostenere un interrogatorio per spiegare la nostra posizione al magistrato”.   

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