Consigli non richiesti ai due aspiranti sindaco IL COMMENTO

Così anche tanti piacentini hanno scoperto il fascino dell'astensione dal voto. Piuttosto che partecipare a una scelta poco o nulla avvincente, è meglio tenersi distanti dalle cabine elettorali

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Così anche tanti piacentini hanno scoperto il fascino dell’astensione dal voto. Piuttosto che partecipare a una scelta poco o nulla avvincente, è meglio tenersi distanti dalle cabine elettorali.

Atteggiamento non condivisibile – per quanto mi riguarda – ma per molti versi comprensibile. E non si può certo dire che i sette candidati abbiano fatto più di tanto per invogliare i propri concittadini a scegliere uno di loro.

Ma di questo ho già detto qui e non è l’analisi dell’esito di domenica scorsa l’intento di queste righe.

All’esordio dell’ultima fase di campagna elettorale vorrei rivolgermi direttamente ai contendenti per la poltrona di Palazzo Mercanti.

Cara Patrizia,

non ci conosciamo personalmente, anche se in queste settimane ci siamo incrociati più volte per lavoro. Ho visto in lei una donna caparbia e allo stesso tempo misurata, lontana dalla demagogia di certi leader di centrodestra.

Ecco, nei prossimi giorni cerchi di risparmiarci la terza passerella di Salvini in città o le comparsate con qualche peones berlusconiano per scattare una foto e strappare due righe superflue di dichiarazione di sostegno.

Le chiedo di parlare direttamente ai piacentini per spiegare cosa propone il centrodestra – che manca da 15 anni dal governo di Piacenza – e che legittimamente può rappresentare un cambio. Cosa propone dunque di nuovo, che cosa intende mutare rispetto al passato. 

Lei ha attaccato più volte l’amministrazione uscente nei giorni passati, ma sono certo che la maggioranza dei piacentini è poco o niente interessata a queste schermaglie. Piuttosto ci faccia conoscere la sua proposta con chiarezza, magari riconoscendo anche qualcosa di buono che è stato fatto negli ultimi anni.

Le chiedo pure di non demonizzare coloro che, partendo da posizioni di centrodestra, hanno fatto scelte diverse dalle sue. Mi permetto di ricordarle che per vincere al secondo turno avrà bisogno anche dell’elettorato che rifiuta il paraocchi dell’ideologia.

Un centrodestra pragmatico e capace di dialogare è certamente assai più congeniale a Piacenza e alla sue tradizioni.

Grazie per l’attenzione

Caro Paolo, 

intanto le rivolgo un consiglio di natura estetica: metta da parte la cravatta arancione e ritorni nei panni che sono suoi. Quelli di un professore un po’ secchione, ma anche capace di vedere il positivo nelle dinamiche della società, in quello che ci scorre accanto, senza che ce ne accorgiamo.

In questo ultimo scorcio di campagna elettorale si riavvicini alla gente e cerchi di riprendere i suoi propositi originari. Quelli che lanciò un pomeriggio sul Facsal: la capacità di unire mondi diversi e la volontà di riproporre una progettualità alta per Piacenza, sul modello di Vision2020.

Non può restare soltanto una dichiarazione di principio. La nostra città sta sonnecchiando, appiattita sul suo presente: ci offra una via d’uscita. Mi permetto di darle uno spunto: quale sarà il rapporto di Piacenza con Milano e l’area lombarda, dove il centrosinistra sta sperimentando soluzioni di governo interessanti, ad esempio sulla gestione dell’emergenza profughi? E se il nuovo sindaco avrà anche il compito di “sindaco” della provincia, come intende agire?

Solo un’altra considerazione sul suo rapporto coi partiti. Più volte lei ne ha preso le distanze, marcando la sua autonomia dal Pd. Certo il Pd e i suoi conflitti talvolta incomprensibili, possono apparire una zavorra. Ma i partiti non sono soltanto ceto politico. E’ vero, hanno perso rappresentanza, ma questo è il problema e non la giustificazione delle sue difficoltà.   

Se vuole vincere il ballottaggio avrà bisogno di riportare tutta la “sua” gente alle urne. Anche quella che è ancora convinta che senza i partiti non ci possa essere una democrazia vera.

Grazie per l’attenzione

Mauro Ferri 

 

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