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“Educatrici arrestate, troppe parole dai politici. Diritto alla difesa inviolabile”

La lettera dell'avvocato Luigi Alibrandi sui fatti del nido Farnesiana: "In vibranti dichiarazioni hanno dato per scontato i fatti come avvenuti, nonché le responsabilità delle indagate"

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Pubblichiamo la lettera dell’avvocato Luigi Alibrandi, legale difensore di una delle due educatrici arrestate nei giorni scorsi con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di alcuni bambini del Nido Farnesiana a Piacenza.

Alibrandi stigmatizza le dichiarazioni di alcuni “politici”, che, scrive, “in vibranti dichiarazioni hanno dato per scontato i fatti come avvenuti, nonché le responsabilità delle indagate”, dimenticandosi “di alcuni fondamentali principi “democratici” rinvenibili nella Carta Costituzionale, non solo italiana, ma di pressochè tutte le Nazioni del mondo civile”.

“Chissà – conclude – che un po’ di silenzio, soprattutto in alto, non giovi a quella Giustizia che tutti invochiamo per il tramite del processo, il quale terminerà con la decisione del Magistrato”.

LA LETTERA – Illustre Direttore, Illustre Redazione,
per la prima volta mi rivolgo alla stampa, non pensando in precedenza di approdare al mondo della comunicazione: la mia attività professionale mi induce alla massima riservatezza e, sul giornale o in televisione mi sono ritrovato solo in seguito di iniziative di giornalisti, giammai mie.

Su questa premessa non svolgerò alcuna considerazione di carattere professionale a margine di un processo che sulla stampa e su altri mezzi di comunicazione e informazione ha trovato molto spazio.

Era inevitabile che la spettacolarizzazione dell’iniziativa di polizia giudiziaria in primo luogo, e il particolare interesse che i fatti causa, in secondo luogo, non potevano non dare corpo ad una risonanza che ha coinvolto pressochè tutta la comunità piacentina.

La diffusione di notizie su fatti per i quali è in corso attività di indagine ha poi elevato esponenzialmente comportamenti e sentimenti riconducibili agli archetipi della vendetta sociale.

Molto di quanto è stato detto contro le protagoniste del processo penale che ci occupa può essere comprensibile, dunque, ma non certo condivisibile, e tanto meno giustificabile.

Non intendo concludere in questi termini, perché le posizioni assunte da alcune persone non sono nemmeno comprensibili. Faccio riferimento alle posizioni e alle esternazioni delle c.d. persone delle Istituzioni.

Invero, non sono mancati uomini e donne, ‘politici’ che in vibranti dichiarazioni hanno dato per scontato i fatti come avvenuti, nonché le responsabilità delle indagate.

Devo francamente dire che questi ‘politici’, molti dei quali hanno certamente improntato i loro programmi alle idee democratiche, si sono dimenticati di alcuni fondamentali principi ‘democratici’ rinvenibili nella Carta Costituzionale, non solo italiana, ma di pressochè tutte le Nazioni del mondo civile.

In primo luogo è stato dimenticato il secondo comma dell’art. 27 della nostra Costituzione, per il quale l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. In secondo luogo è stato dimenticato il secondo comma dell’art. 24 della Costituzione, per il quale la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del processo.

Da ultimo, direi, che è stata violata la regola fondamentale del buon senso, senza il quale nessuna comunità può funzionare.

I personaggi delle ‘Istituzioni’ che, come detto, sulla premessa della certezza dei fatti oggetto di indagini, hanno gridato al “CRUCIFIGE”, non appaiono sufficientemente ‘democratici’, anzi sembrano appartenere ai secoli c.d. bui, ove il neo sulla pelle era il “marchio del diavolo”, da solo sufficiente ad accendere i roghi con le loro innocenti vittime.

I personaggi delle ‘Istituzioni’ parlano da ‘alto loco’, e le loro parole ricadono sulla comunità i cui membri più deboli sono facile preda dell’immaginario e del conseguente giustizialismo forcaiolo.

Sono state dette molte brutte parole sul processo che, come detto, coinvolge a vario titolo la nostra comunità, chissà che un po’ di silenzio, soprattutto in alto, non giovi a quella Giustizia che tutti invochiamo per il tramite del processo, il quale terminerà con la decisione del Magistrato, in senso favorevole o sfavorevole alle imputate, come sarà sentenziato.

Prof. Avv. Luigi Alibrandi

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