Per Piacenza è la fine di un ciclo politico IL COMMENTO

Si chiude un ciclo politico per Piacenza. E' certamente questo uno degli effetti - che voglio misurare ancora a caldo - dell'esito elettorale di domenica 25 giugno.

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Si chiude un ciclo politico per Piacenza. Me lo hanno fatto notare in questi giorni che hanno preceduto il ballottaggio del 25 giugno.

Ad esaurirsi il ciclo iniziato 15 anni fa, quando Roberto Reggi diventò sindaco e si aprì un’importante e lunga stagione per il centrosinistra al governo della città. Una stagione segnata da rilevanti e anche positive trasformazioni.

Domenica i piacentini hanno deciso di voltare pagina, premiando Patrizia Barbieri, donna sostenuta dal centrodestra, che del “realismo amministrativo” (come lei stessa lo ha chiamato) ha voluto fare la propria bandiera.

Il centrodestra è già stato al potere a Piacenza – nel periodo dell’elezione diretta dei sindaci – nel ’98 quando vinse Gianguido Guidotti. Un primo cittadino gentiluomo e moderato, che governò con saggezza, nonostante le divisioni che ben presto si manifestarono nel suo schieramento.

Guidotti fu un sindaco pragmatico e incline al dialogo, che si scontrò più volte con una parte della sua coalizione su posizioni assai più ideologiche e oltranziste (basti ricordare lo scontro sull’insediamento dell’Ipercoop del Montale). E sappiamo come andò a finire.

L’augurio che vogliamo fare a Patrizia Barbieri, che ha meritatamente conquistato Palazzo Mercanti, è di non dimenticare che la sua vittoria le è stata tributata da poco più di un quarto dei cittadini.

A partire da questa consapevolezza si sforzi di essere il sindaco di tutti, aperta al confronto con tutte le sensibilità che abitano Piacenza. Senza chiusure ideologiche o forzature che non fanno parte dell’indole dei piacentini. Non lo sostengo io, lo dice la nostra storia.

Quanto al centrosinistra, in queste elezioni ha sbagliato un po’ tutto quello che c’era da sbagliare. Spiace dirlo, ma quella che è mancata è stata la politica. E purtroppo la politica in quel campo latita ormai da lungo tempo. 

Paolo Rizzi ha probabilmente pagato colpe non sue, legate al trend nazionale negativo e anche alla calante qualità amministrativa della giunta di Paolo Dosi.

Detto questo, la sua campagna è apparsa assolutamente priva di regia politica. Con il tentativo fallito di riproporre un modello, quello del mix tra società civile e partito (con la prima che occupa i posti di comando e il secondo che porta voti e organizzazione) che in passato ha funzionato, ma oggi non ha più ragione di essere.

Intanto perchè la cosiddetta società civile ha una capacità di attrazione assai più limitata (e lo scarso successo della lista giovani lo ha dimostrato), e poi perchè a Piacenza il Partito Democratico non fa più politica da anni.

E questo è un grosso problema. Ce lo dicono la serie di sconfitte inanellate negli ultimi anni, che hanno escluso a livello locale il Pd dal governo di tutti i comuni più grandi della provincia.

Urge una sveglia da quelle parti e anche una rigenerazione della classe dirigente. Anche perchè la nostra città ha bisogno non solo di un’amministrazione che governi, ma anche un’opposizione in grado di controllare con competenza e senso delle istituzioni.

Mauro Ferri 

 

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