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Siccità: stato di emergenza a Piacenza e a Parma. Stanziati 8,6 milioni foto

L'emergenza acqua diventa nazionale e il Consiglio dei Ministri ha concesso lo stato di Emergenza nazionale alle province di Piacenza e Parma. In arrivo importanti risorse

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L’emergenza acqua arriva a Roma e il Consiglio dei Ministri ha concesso lo stato di Emergenza nazionale alle province di Piacenza e Parma. 

La richiesta, che nei giorni scorsi era stata avanzata dalla Regione Emilia Romagna, in particolare su pressione delle associazioni agricole, è stata accolta dal Governo nella tarda mattinata.

Ai territori colpiti dalla carenza idrica arriveranno risorse per far fronte all’approvvigionamento dell’acqua: in complesso 8milioni e 650mila euro.

“Il Consiglio dei Ministri, riunito nella tarda mattinata odierna, ha concesso lo stato di Emergenza nazionale per la siccità che ha colpito i territori di Piacenza e Parma, su richiesta della Regione Emilia Romagna”. 

Lo spiega il Sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, che evidenzia come il Governo abbia agito “con grande tempestività per dare risposte straordinarie, a fronte della situazione di grave carenza idrica che sta riguardando i consumi domestici e quelli irrigui per l’agricoltura”.

“Per questo, nel corso della riunione a Palazzo Chigi – precisa il Sottosegretario – è stato deciso lo stanziamento di 8 milioni euro e 650mila euro per far fronte in maniera efficace e con tutte le misure possibili al tema dell’approvvigionamento idrico”.

“Tutte le misure straordinarie che seguiranno lo stato di Emergenza – conclude – verranno stabilite in stretto raccordo con la Regione Emilia Romagna”.

Il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini commenta: “Abbiamo ottenuto dal Governo ciò che avevamo richiesto per far fronte ad una situazione eccezionale”.

Riunione operativa in Regione sulle procedure semplificate per il prelievo di acqua in deroga: da subito è possibile presentare le domande, risposte in tempi rapidi

Otto milioni e 650 mila euro per affrontare l’emergenza siccità nei territori di Parma e Piacenza, ulteriori deroghe alle norme nazionali per assicurare la fornitura di acqua potabile alla popolazione (anche mediante autobotti) e per potenziare l’approvvigionamento di acqua con interventi strutturali. Lo ha stabilito questa mattina il Consiglio dei ministri, accogliendo così la richiesta di stato di emergenza nazionale presentata dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, avanzata lo scorso 13 giugno.

“Abbiamo ottenuto dal Governo quanto chiesto dall’Emilia-Romagna per far fronte ad una situazione eccezionale”, sottolinea il presidente Bonaccini.

“E’ stato giusto procedere autonomamente alla richiesta di stato di emergenza nazionale perché ci ha consentito di accelerare al massimo i tempi e dare risposte a un territorio dove la siccità ha colpito più che altrove. Stiamo seguendo giorno per giorno la situazione e lavorando per rispondere al meglio alle necessità imposte da una crisi idrica importante”.

VERTICE IN REGIONE – Per rispondere all’emergenza siccità nei campi e alle necessità di garantire acqua potabile in tutta la regione, sempre oggi, a Bologna, riunione convocata dalla Regione con i rappresentanti dei Consorzi di bonifica, le associazioni degli agricoltori, i gestori del servizio idrico integrato, Atersir e Arpae per illustrare nel dettaglio le procedure semplificate per le deroghe ai prelievi di acqua, superando i limiti del cosiddetto “deflusso minimo vitale” (DMV) dei fiumi, in base alla delibera della Giunta regionale n.870 del 16 giugno scorso.

Già da ora, i titolari di concessioni (agricoltori, consorzi di bonifica, Atersir e i gestori del servizio di acqua potabile) possono presentare la domanda di deroga ad Arpae (http://www.arpae.it/sac) che si pronuncerà in tempi rapidi con una valutazione congiunta insieme al Servizio regionale Acque, all’Autorità di Bacino del fiume Po e all’Ente Parco (qualora il prelievo interessi il territorio dello stesso).

“La dichiarazione di stato di emergenza nazionale e le importanti risorse in arrivo sono frutto dell’impegno dalla Regione in stretta collaborazione con il Dipartimento nazionale di Protezione civile e i territori”, spiega l’assessore all’Ambiente, difesa del suolo e protezione civile, Paola Gazzolo. “Ora continueremo ad essere al fianco della popolazione e degli operatori agricoli, anche mettendo a disposizione le nostre conoscenze e i nostri uffici per supportare le richieste di deroga ai limiti di prelievo di acqua”.

Come chiedere le deroghe ai prelievi

La deroga al DMV può essere richiesta dai titolari di concessioni al prelievo per uso potabile e irriguo. In quest’ultimo caso la domanda può essere presentata dai singoli o in forma associata da parte di più aziende, anche attraverso le associazioni di categoria.

La richiesta dovrà attestare l’impossibilità di approvvigionamento idrico da fonti alternative ed essere accompagnata da una relazione che contenga le minime informazioni necessarie: l’attuale valore di DMV, il volume di acqua prelevata e richiesta, le modalità del prelievo, gli ettari irrigati o il numero di abitanti serviti e le eventuali misure di mitigazione.

È LA COMPAGNIA DI DIFESA MESSA INSIEME CHE CI FA PERDERE LA GUERRA PER L’ACQUA – La posizione del Sindacato della Proprietà fondiaria di Piacenza
 
Se si mette insieme una “compagnia di difesa” non credibile, è per forza di cose che la guerra per l’acqua si perde.

La nostra difesa, dunque, è affidata: al Consorzio di bonifica (che – spendendo, fra l’altro, 95mila euro all’anno per autopromuoversi – l’acqua irrigua la fa pagare ben più dei condominii privati); all’Iren (che macina utili a favore dei Comuni partecipanti e teoricamente controllanti, con un colossale conflitto di interessi, sottolineato anche dal ministro Galletti); ad Atersir (che è l’ente – per così dire – che, costituito dai Comuni, avalla le spese che i Comuni espongono e sulla base delle quali, così controllate…, vengono fissate le tasse rifiuti); alle associazioni degli agricoltori (tutte impegnate nella melassa del Consorzio di bonifica, di cui sono amministratrici); ai politici che si parlano tra di loro, dandosela da intendere, fuori da ogni contatto con gli interessati.

Una “compagnia” del genere, che credibilità ha mai? Per forza di cose, anche qua, giochiamo – quando lo facciamo – in difesa, tutt’al più: se attaccassero qualcuno, ad esempio, chi deve provvedere e invece non provvede, salterebbe la pacifica generale e reciproca quiete, fondata sulla situazione anzidetta.

È ora allora che ci si organizzi: noi lo stiamo facendo, stiamo operando per nostro conto. La via è quella di ricorrere ai politici ed assoggettarci ai loro interessi. Noi percorriamo la via del diritto e dei sacrosanti diritti che spettano alla comunità piacentina, consacrati in atti formali che, forse, da parte di molti neppur si conosce.
 

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