“Ventimila elettori persi in 10 anni, a vincere è stata la disaffezione”

Gianni D'Amo è rimasto fuori dall'agone elettorale, con l'associazione "Cittàcomune" ha cercato di ricucire le lacerazioni della sua parte politica, divisa più che mai. Con lui ragioniamo del voto di domenica

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“In dieci anni abbiamo perso a Piacenza più di 21 mila elettori. Chi ha vinto davvero le elezioni comunali è stata la disaffezione, parliamo di questo prima delle divisioni a sinistra”. 

Gianni D’Amo è rimasto fuori dall’agone elettorale, con l’associazione “Cittàcomune” ha cercato di ricucire le lacerazioni della sua parte politica, divisa più che mai.

Una sinistra che è parsa addirittura incattivita anche nella nostra città, come nel resto del paese. Presa più dal dilemma Renzi sì – Renzi no, che da vere pregiudiziali programmatiche o da grandi questioni ideali.

Ma il patto che precede la chiacchierata è quello di non parlare del segretario del Pd, piuttosto di soffermarci sulle tendenze di fondo che hanno travolto la scena politica piacentina.

Me l’aspettavo abbastanza questo risultato – afferma D’Amo – e nonostante avessimo incentrato la discussione dopo il primo turno sulle eventuali alleanze tra Rizzi, Rabuffi e la Ponzini, non ci siamo resi conto fino in fondo che a trionfare è stata la disaffezione dalla politica e dal voto”.

“In realtà – prosegue – come si ricava dai numeri, Rizzi un po’ di voti a sinistra li ha recuperati, ma il vero problema è che in tanti non lo hanno proprio votato. Anche la Barbieri – che alla fine ha vinto – è riuscita a catalizzare consensi, ma fa riflettere che non è poi così distante da Andrea Paparo, perdente di 5 anni fa”.

“Questo distacco – fa notare D’Amo – era nell’aria. Percepibile, sintomo di una crisi profonda di partecipazione alla vita pubblica“.

“Credo che abbia a che fare, ma queste sono cose che vado dicendo da tempo, con il forte abbassamento di idealità e di qualità della politica, con il venire meno di valori fondanti. Basta aver seguito alcuni dei dibattiti fra i candidati di queste elezioni, non c’è stato un confronto reale sui problemi della città.

Abbiamo forse ascoltato qualche dibattito serio sulla reale entità delle risorse di bilancio a disposizione nei prossimi anni? Abbiamo affrontato in maniera approfondita la sostenibilità del welfare locale, senza l’apporto di nuove risorse anche provenienti anche dai cittadini immigrati? 

Se collocassimo dentro a questa ottica il tema dei nuovi piacentini, allora potremmo affrontare diversamente la sfida della convivenza, il problema della percezione di alterità che a che fare con il nostro senso di insicurezza sociale. Piacenza è una città media italiana, in questo senso può essere presa ad esempio per comprendere le trasformazioni dell’intero nostro paese”. 

“In dieci anni abbiamo perso più di 20mila elettori al secondo turno delle comunali. Dove sono andati tutti? E’ il collante politico di fondo che è venuto a mancare. E mi pare che non possa essere sostituito dall’ebbrezza passeggera di questa o quella forza politica del momento, che sia il Movimento 5 Stelle, il Pd di Renzi o il centrodestra, come è accaduto alle comunali di Piacenza. 

Mi chiedo: e i giovani dove sono andati? Sono loro i grandi assenti della scena politica di oggi, dal protagonismo sociale”. 

“Non sono sicuro che la risposta a questo vuoto – conclude D’Amo –  possa venire dal rilancio o dall’invenzione di una nuova forma di partito, in realtà dobbiamo tutti tornare all’elaborazione di un pensiero forte.

Fatto di due cose essenzialmente: ancoraggio alla realtà e quota valoriale. Sono i valori che mancano oggi in chi fa politica e si propone di guidare le istituzioni. Senza valori e senza una loro chiara gerarchia non si fa niente di duraturo.

In definitiva, abbiamo bisogno di persone capaci di sostenere e portare avanti delle idee, al di là della contingenza, al di là della tendenza manifestata dall’ultimo sondaggio”. 
 

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