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Fatture false per 26 milioni, la Finanza scopre la maxifrode: 5 denunce foto

L'esito delle indagini, illustrato nel corso di una conferenza stampa al comando provinciale di via Emilia Pavese, ha consentito di portare alla luce la sottrazione al fisco di diversi milioni di euro di Iva

Fatture false per 26 milioni, capitali esportati all’estero per 3,5 milioni, Iva non versata per 2,4 milioni e successivamente evasa per 5 milioni e 230mila, e una base imponibile sottratta al Fisco da 31 milioni.

Sono i numeri impressionanti della frode scoperta dalla Guardia di Finanza di Piacenza, nell’ambito dell’operazione denominata “Gold polymers”, che ha portato alla denuncia di 5 persone, tutte piacentine fra cui una donna, accusate di associazione a delinquere: 16 i capi di imputazioni dei quali devono rispondere, dal contrabbando, all’emissione e registrazioni di fatture per operazioni inesistenti, al riciclaggio.

Un’indagine estremamente complessa, partita oltre due anni fa sotto il coordinamento della Procura con il sostituto procuratore Roberto Fontana e condotta anche attraverso intercettazioni, che ha consentito di portare alla luce la sottrazione al fisco di diversi milioni di euro di Iva.

“L’attività ispettiva è partita nel marzo del 2015 – ha spiegato il capitano Luca Ferrari – e ha richiesto un grande sforzo per gli investigatori, attraverso analisi complesse dei flussi finanziari e del meccanismo delle false fatturazioni; in più si aggiunge il fatto che gran parte dei proventi illeciti sono stati esportati all’estero, in Slovenia”.

VIDEO – INTERVISTA AL CAPITANO FERRARI

L’INDAGINE – Gli accertamenti, nei confronti di una ditta piacentina, sono partiti dopo una segnalazione di vendite sottocosto di materiale plastico e di polimeri, importati dalla Serbia.

Secondo quanto ricostruito l’azienda, in un arco temporale di circa due anni, avrebbe effettuato importazioni per un ammontare complessivo di 11 milioni di euro omettendo di versare l’Iva (circa 2milioni e mezzo di euro); il tutto presentando falsa documentazione per usufruire del regime di esportatori abituali con un plafond, risultato inesistente, per acquistare beni senza applicazione dell’Iva.

Ma questa era solo la prima fase di un’architettura ben più complessa: la ricostruzione dell’impianto contabile ha permesso di individuare una serie di fatture per operazioni inesistenti, emesse da altre cinque società riconducibili a persone legate da un vincolo di convivenza con il rappresentante legale della ditta di materiale plastico: di fatto mere “cartiere” esistenti solo sotto il profilo formale con lo scopo di emettere fatture e creare così per l’azienda costi fittizi che permettevano di abbattere l’utile di esercizio evandendo il fisco.

E non solo: la società piacentina avrebbe a sua volta emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti di altre ditte, operanti in Lombardia e Piemonte.

Un giro di fatture ricevute ed emesse per quasi 27 milioni di euro.

Inoltre l’analisi dei flussi finanziari ha consentito di individuare l’illecita esportazione di capitali all’estero, circa 3 milioni e mezzo di euro trasferiti su conti correnti aperti presso un istituto di credito sloveno.

Tale esportazione, è stato spiegato, è stata resa possibile in quanto due delle persone coinvolti dall’inchiesta erano titolari di partita Iva slovena, “a cui risultavano fittiziamente fatturate delle cessioni di materiale ovvero dei compensi relativi a prestazioni di servizio”.

“Abbiamo colpito operatori economici che non rispettano le regole e che in questo caso sono riusciti a importare prodotti illecitamente senza pagare le imposte e l’Iva, per rivenderli sul mercato con un vantaggio competitivo sui concorrenti – hanno sottolineato il sostituto procuratore Fontana e il comandante delle Fiamme Gialle piacentine colonnello Daniele Sanapo. “Oltre al mancato introito per lo Stato delle tasse e pensiamo anche agli aspetti connessi agli operatori commerciali danneggiati dal comportamento illecito delle ditte in questione”.

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