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“Gottardo cuor di leone” giocatore che avrebbe meritato di più IL RICORDO foto

Un altro calcio quello incarnato dall'ala sinistra dai piedi buoni, che dovette interrompere la sua carriera prima del tempo a causa di un brutto infortunio

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Ci ha lasciato uno dei giocatori simbolo del Piacenza Calcio, Natalino Gottardo. Simbolo della formazione che approdò in serie B guidata da Gibì Fabbri. 

Un altro calcio quello incarnato dall’ala sinistra dai piedi buoni, che dovette interrompere la sua carriera prima del tempo a causa di un brutto infortunio. Lo ricordiamo con le parole di Mauro Molinaroli.

Gottardo, Cuor di leone – Il ricordo di Mauro Molinaroli

E’ una delle foto più suggestive dell’album dei ricordi biancorossi. L’attacco meraviglia della promozione in serie B nella stagione 1974-75. Da sinistra a destra: Gabriele Valentini, Beppe Regali, Bruno Zanolla, Giorgio Gambin e Natalino Gottardo. Moschettieri che hanno abilità e mestiere. Scegliere è difficile. Ogni squadra oggi vorrebbe avere il potenziale espresso in quegli anni dai magnifici cinque dal cuore biancorosso.

Di questi, uno solo ha messo casa qui: Natalino Gottardo. Lui è rimasto. Ha scelto Piacenza. Facile incontrarlo, ancor più facile ricordarne le imprese, i gol, le fughe lungo la fascia sinistra. E’ un’ala dai piedi buoni. Punta gli avversari per poi saltarli regolarmente attraverso una finta o una torsione, un colpo di tacco o un allungo. Veloce, sornione, è in grado di cambiare passo all’intero reparto offensivo. Un giocatore che avrebbe meritato di più. Molto di più. Oggi per molto meno ci si ritrova in serie A.

Nato a Motta di Livenza, in Veneto, Natalino Gottardo (scuola Toro) arriva al Piacenza nella stagione 1973-74, proviene dal Savona. Naif, capelli lunghi, caracollante su se stesso, è inserito nella lista di chi, con l’arrivo di Gibì Fabbri, dovrebbe lasciare il Piacenza. Natalino vuole rimanere a tutti i costi e sul campo si guadagna con la tenacia dei grandi, il posto da titolare. Seconda punta in appoggio a Zanolla. Bei tempi. Forse perché si aveva un po’ di anni in meno oppure perché il passato ha sempre il culo un po’ più roseo.

L’affetto verso Natalino Gottardo ci riporta a una partita da tirare fuori dagli archivi della memoria: Piacenza-Pescara. Neve e Pioggia allo stadio della Galleana. Difficile sbloccare il risultato in quelle condizioni. Terreno pesante, se non addirittura acquitrinoso. Solo una magia, un colpo di genio potrebbe cambiare una situazione di assoluta difficoltà. Dai «popolari» (le gradinate, per intenderci) arriva un calore genuino, nonostante la pioggia incessante mista a neve.

Ci pensa Gottardo a riscaldare i cuori biancorossi con un gol da incorniciare. Fuga per la vittoria dalla sinistra, dribbling a superare due avversari e gran tiro. L’esultanza e gli applausi. Natalino è uno di noi. Ha rischiato forse più del dovuto senza mai tirarsi indietro. Un maledetto infortunio lo costringerà ad abbandonare quando finalmente gli si aprono le porte della serie A, a Genova. C’è il rimpianto per non averlo visto all’opera con giocatori che hanno avuto di più. In campo era Cuor di leone, non mollava mai, un maledetto male l’ha tradito proprio nel dribbling decisivo.

Il cordoglio dell’assessore Polledri per la scomparsa di Natalino Gottardo

“La scomparsa di Natalino Gottardo ha suscitato una commozione sincera, che racchiude l’affetto della città per un giocatore simbolo della storia del Piacenza Calcio e di una delle sue pagine più belle”.

Così l’assessore allo Sport Massimo Polledri ricorda l’attaccante biancorosso, sottolineando come sia “ancora forte e vivo il trasporto per quella squadra che negli anni ’70 fece sognare i suoi tifosi, ma altrettanto intenso è il ricordo di un bravo calciatore, Natalino Gottardo, che in campo non si tirava mai indietro e che la nostra città, dove lui aveva scelto di vivere, porterà sempre nel cuore”. 

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