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“Serve più acqua dal Brugneto” I sindaci in trasferta da Toti

Non si ferma la battaglia dei sindaci della Val Trebbia (Piacenza) per ottenere più acqua dalla diga del Brugneto contro l'emergenza siccità

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Non si ferma la battaglia dei sindaci della Val Trebbia (Piacenza) per ottenere più acqua dalla diga del Brugneto contro l’emergenza siccità.

Dopo la lettera firmata da tutti i comuni rivieraschi del Trebbia inviata alle autorità liguri, nei prossimi giorni una delegazione di sindaci, insieme al promotore dell’iniziativa l’ex consigliere provinciale della Lega Nord Giampaolo Maloberti, si recherà dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.  

I primi cittadini firmatari chiedono di aumentarre il rilascio dal versante ligure per soddisfare il fabbisogno idrico della vallata, non solo in relazione alle esigenze agricole, ma anche per l’utilizzo civilo e turistico. Un fabbisogno che si avvicina ai 10 milioni di metri cubi d’acqua.

“Ricorderemo al presidente Toti – fa notare Maloberti – che all’indomani del suo insediamento, il territorio piacentino è stato assai generoso nei confronti della sua regione, accogliendo i rifiuti che Genova non sapeva dove portare. Ora occorre dimostrare la stessa generosità nei confronti delle nostre istanze”.

“Non si tratta di fare del populismo – aggiunge Maloberti – intorno al tema della crisi idrica, ma di ottenere risposte. L’acqua è vita per la nostra valle, è troppo importante per diventare elemento di scontro politico”.

E quanto alle polemiche sull’utilizzo in agricoltura dell’acqua in questi giorni di emergenza siccità, Maloberti spiega che per chiunque lavori nei campi “l’impiego di acqua è innanzitutto una responsabilità e un costo”.

“Vi sono diverse tecniche di irrigazione – precisa – e tra queste c’è anche quella a scorrimento oggetto di alcune osservazioni critiche sui social. E’ una tecnica del tutto legittima e che consente anche un ritorno parziale dell’acqua utilizzata nelle falde.

Non dimentichiamo che colture come il pomodoro e il mais fanno parte della nostra tradizione agricola e sono fondamentali per l’economia, danno lavoro non solo a chi coltiva ma a un ampio indotto industriale”.   

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