Quantcast

A Londra per l’arte terapia, anche con i bimbi della Greenfeel Tower foto

Sara Simon, 34enne di Castel San Giovanni, ha scelto Londra per  diventare arte terapista. Tra i suoi pazienti i bimbi scampati all'incendio della Greenfeel Tower e gli alunni della periferia di Delhi.

Più informazioni su

Piacenza – Da Castel San Giovanni a Londra per diventare arte terapista e oggi offrire il suo aiuto anche ai bimbi scampati all’incendio della Greenfeel Tower o agli alunni della periferia di Delhi.

Si potrebbe definire una “vocazione” quella che ha spinto Sara Simon, 34enne originaria della Val Tidone, a lasciare il proprio Paese per inseguire una carriera poco conosciuta in Italia, che le ha permesso di mettere a frutto la passione per i pennelli e i colori, dedicandosi all’assistenza dei più deboli.

“Una delle soddisfazioni più recenti è stata conquistare la fiducia di un piccolo paziente con una situazione famigliare molto difficile; con noi è riuscito ad aprirsi, dandoci la possibilità di fare qualcosa per lui concretamente” racconta Sara, di ritorno a Piacenza per le vacanze estive.

La sua storia professionale inizia con gli studi all’accademia di Belle Arti di Firenze, seguiti da alcuni anni nei panni della “restauratrice precaria, dal presente insoddisfacente e con un futuro incerto”. La “chiamata” arriva nel 2010, dopo aver partecipato a un laboratorio artistico con persone diversamente abili, promosso da un’associazione di volontariato di Borgonovo e accompagnato dalla conferenza di un’esperta di arte terapia. “Ero stanca di guardare cornici da restaurare, mi ha colpito l’idea di poter utilizzare l’arte in un contesto sociale”.

Sara da tempo cullava il desiderio di trasferirsi all’estero in cerca di maggiori opportunità e ha deciso di raggiungere la capitale inglese per iscriversi ad un master di due anni alla Goldsmiths University of London e diventare “art therapist”, una figura che oltre Manica esiste da settant’anni, inizialmente introdotta per dare supporto ai reduci della seconda guerra mondiale.

“In sintesi di tratta di una pratica che contribuisce alla diagnosi e al trattamento del disagio psicologico e sociale di minori, anziani, disabili, psichiatrici, o soggetti affetti da dipendenze, sfruttando pratiche psicoterapeutiche e tecniche artistiche, per guidarli ad una maggiore coscienza di sé o ad esplorare argomenti difficili, come gli abusi.”

Un percorso non semplice, perseguito con grande determinazione: “Per essere ammessi al corso è necessario superare un test d’ingresso e conoscere molto bene l’inglese, io ce l’ho fatta al terzo tentativo e intanto facevo altri lavori”. Sacrifici ripagati dalla conquista del diploma e poi dagli incarichi nelle scuole.

Con un gruppo di adulti affetti da problemi di salute mentale ha invece tenuto un corso particolare di storia dell’arte: “Abbiamo affrontato la vita di quattro grandi artisti che hanno avuto le loro stesse difficoltà, per capire insieme come le avevano superate”.

Quattro mesi fa la prima trasferta in India, con “The red pencil”, una charity di Singapore che sviluppa progetti di arte terapia in tutto il mondo. “Abbiamo trascorso due settimane in una slum (rione privo di adeguati servizi igienici e sociali ndr) della periferia di Delhi con ragazzini dai 12 ai 18 anni, che vivono in condizioni di profonda indigenza. Oltre a dar loro sostegno psicologico cerchiamo di aiutarli a “fare squadra” per riuscire ad affermare i propri diritti, soprattutto le femmine, che in sostanza non accedono all’educazione scolastica”.

Il 14 giugno 2017 l’incendio della Greenfeel Tower, costato la vita ad 87 persone, sconvolge Londra. Sara riceve la mail di una professoressa della sua università, in cerca di therapist disponibili a dare supporto agli abitanti del quartiere dove è avvenuta la tragedia. Si è fatta avanti: Ho preso parte ad un doposcuola per i bambini di un istituto primario, a North Kensington che dovrebbe ripartire in autunno. Spesso nei loro disegni compaiono immagini forti legate a quanto accaduto, è’ stato un evento davvero drammatico, che ha segnato la città.”

Non è l’unico progetto che la 34enne di Castello spera di realizzare: “A settembre tornerò per altre due settimane in India, e un giorno mi piacerebbe aprire una charity mia, con cui portare l’arte terapia ovunque, magari anche a Piacenza”.
 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.