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E se cadesse una bomba atomica su Piacenza? La simulazione foto

La tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti d’America non cenna ad allentarsi. Proprio nei giorni scorsi il regime coreano ha lanciato un nuovo missile balistico che ha sorvolato il Giappone

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Un lampo di luce, un tremendo frastuono e poi solo morte e desolazione per decine di chilometri quadrati. Questo il quadro apocalittico che si verificherebbe in caso di attacco nucleare.
 
La tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti d’America non cenna ad allentarsi. Proprio nei giorni scorsi il regime coreano ha lanciato un nuovo missile balistico che ha sorvolato il Giappone. 

Anche la recente politica estera del Presidente Trump che ha voluto inasprire le sanzioni nei confronti dei nord coreani hanno portato a pesanti dichiarazioni da parte del dittatore Kim Jong-un il quale minaccia una reazione (nucleare?).
 
Da fonti dell’Intelligence si sa che la Repubblica Popolare Democratica di Corea possiede solo pochi ordigni nucleari (bombe A, al plutonio), peraltro a basso potenziale, certamente meno di 10 e comunque di dimensioni non adeguate ad essere installate sui propri missili balistici a medio e corto raggio. Sebbene abbia recentemente effettuato – o meglio afferma di aver effettuato – 3 test, in 2 casi si sono di fatto dimostrati parziali (per non dire totali) fallimenti, con un unico test confermato della potenza di pochi kilotoni (tra i 2 e gli 8 kt).

Per fare un paragone l’atomica che nell’agosto del ’45 ha raso al suolo Hiroshima era di valore compreso tra i 13 e 18 kilotoni.
 
Ma che cos’è esattamente un kilotone?
È l’energia esplosiva degli ordigni nucleari è la quantità di energia liberata quando un ordigno nucleare viene detonato, espresso nella massa equivalente di tritolo (TNT) oppure in kilotoni (migliaia di tonnellate di TNT) o megatoni (milioni di tonnellate di TNT).
 
Inoltre i vari governi dei singolo stati hanno stilato una lista delle bombe atomiche in loro possesso; tralasciando USA e Russia, che vantano riserve considerevoli, anche l’Europa conta un cospicuo numero di ordigni termonucleari (bombe H, all’idrogeno) pronti all’uso. In Europa ci sono Stati che partecipano alla cosiddetta “condivisione nucleare” (nuclear sharing) e tra questi c’è anche l’Italia assieme alla Germania, Turchia, Olanda e Belgio.

Sono tutti paesi NATO che hanno accettato di schierare sul proprio territorio armi nucleari americane. In tutto dovrebbero essere circa 180 (negli anni ’70 erano più di 7mila) e sono ovviamente sotto il controllo americano, che ne detiene i codici di attivazione. In Italia se ne contano un’ottantina, di cui venti quelle che si trovano nella base di Ghedi (Brescia).
 
Facendo un po’ di fantapolitica, la nostra Piacenza non si trova troppo lontano da un obiettivo sensibile (Ghedi) che una mano nemica possa aver intenzione di annientare. E cosa succederebbe se una bomba (del calibro di quelle in possesso dei Nord Coreani) dovesse detonare sopra Piazza Cavalli? Quale lo scenario a breve, medio e lungo termine?
 
Ebbene, esiste un quanto mai interessante sito internet http://nuclearsecrecy.com/nukemap/ creato da Alex Wellerstein che permette di simulare gli effetti di un’esplosione nucleare di una data potenza, in una qualsiasi località del mondo, tracciando anche una stima approssimativa di vittime, feriti ed eventuale fallout radioattivo.
 
Queste le condizioni che abbiamo deciso di analizzare: detonazione al suolo in Piazza Cavalli (il che cagionerà notevole pioggia radioattiva), potenza dell’ordigno di 10kt (lo stesso usato nei test nord coreani del 2013) e vento di Scirocco che spingerà le terribili radiazioni verso Milano.
 
Devastazione oltre ogni possibile immaginazione: oltre 20mila i morti e 23mila i feriti, ma nelle successive 24 ore all’esplosione ci sono circa 75.376 ulteriori potenziali vittime.

La stima delle vittime da un attacco nucleare è difficile. Questi numeri dovrebbero essere considerati evocativi, non definitivi. Inoltre gli effetti di fallout vengono ignorati. L’esplosione è avvenuta toccando il suolo.

Anche gli edifici in cemento armato costruiti nel raggio di mezzo chilometro quadrato sono gravemente danneggiati o demoliti. In quest’area il tasso di mortalità è prossimo al 100%.

La radiazione è pari a 5 Sv (il sievert è  l’unità di misura della dose equivalente di radiazione del Sistema Internazionale) su una superficie di 5 km²): senza un trattamento medico, s’ipotizza tra il 50% e il 90% di mortalità. Raggio di radiazione termica (ustioni di terzo grado) per oltre 6 km². Per i sopravvissuti ci sarebbero cicatrici gravi o disabilitanti tali da richiedere l’amputazione di uno o più arti.

I contorni di caduta materiale radioattivo, stimato per 10 kilotoni, con un vento di 24 km/h: fallout con una nuvola di quasi 100 km di lunghezza massima e circa 8 km di larghezza massima, per un totale di superficie interessata pari a 800 km² (poco meno di tutta Hong Kong, per dare un termine di paragone). La nube radioattiva farebbe sentire i suoi devastanti effetti sino alle porte di Varese. Tutto davvero terribile.
 
Auspicando che mai si verifichi un cataclisma di tale portata, né qui né altrove, ci auguriamo che il NPT (Treaty on the Non-Proliferation of nuclear Weapons, il trattato contro la proliferazione delle armi nucleari) – firmato per la prima volta nel 1968 e che entrò in vigore dal 1970 – al quale aderiscono 190 stati, aumenti i firmatari tra i quali si evidenziano India, Pakistan, Israele e Corea del Nord che per il momento non hanno alcuna intenzione di aderirvi. 

Stefano Pancini

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