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Violenza sugli agenti, Sap: “Servono norme chiare sulle regole di ingaggio”

"Attualmente - sostiene Ciro Passavanti - l'impianto complessivo non garantisce né i poliziotti né quei cittadini che potrebbero subire irreparabili conseguenze dell'uso dei mezzi di coazione fisica"

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Intervento di Ciro Passavanti, segretario provinciale Sap (Sindacato Autonomo Polizia)

Dopo aver appreso dell’ennesimo infortunio capitato ai colleghi della Volante durante il servizio, il SAP manifesta tutta la sua solidarietà augurando loro una pronta guarigione.

Senza incorrere nelle solite ovvietà legate all’applicazione o mancata punizione dei colpevoli, si rende tuttavia necessaria una riflessione sulle cosiddette “regole di ingaggio” e sugli strumenti da impiegare per il contrasto di comportamenti violenti nei confronti degli agenti.

Una revisione delle linee guida innanzitutto e una regolamentazione chiara delle norme dedicate a questo delicatissimo settore, a parere di questa O.S., è necessaria ed urgente perché attualmente l’impianto complessivo non garantisce né i poliziotti né quei cittadini che, per un accidentale circostanza, potrebbero subire irreparabili conseguenze dell’uso dei mezzi di coazione fisica.

Chi pensa che i poliziotti debbano essere “bonificati nella mente” mediante corsi di riappacificazione forse non ha inteso che l’applicazione di una valutazione in maniera tipica di tranquillità, dopo mesi, in una sala di tribunale attraverso una visione totalmente asettica, non è altrettanto paragonabile a una situazione di pericolo, in uno stato contingente e di estrema concitazione, dove nel brevissimo tempo in cui l’agente deve valutare le modalità della forza da contrapporre all’aggressore, la stessa azione debba poi essere giustificabile in virtù del comportamento di quest’ultimo.

A questo concetto di “proporzionalità” si apporterebbe una significativa semplificazione, anche per lo stesso giudice, con l’adozione di una sorta di “trigger”, fissando un limite che, qualora superato, metterebbe l’agente in condizione di intervenire legittimamente con gli strumenti di coazione fisica in suo possesso. Limite che deve comprendere un atteggiamento, un’azione o una posizione di pericolo chiaramente delineabile.

Una garanzia per le parti in causa poiché verrebbero fissati limiti inequivocabili ai comportamenti di entrambi. L’uso di mezzi o strumenti utili ad invalidare temporaneamente un soggetto agitato quali “capsaicina” e “taser” in questo caso, oltre alle valutazioni personali della liceità del comportamento che desta pericolo, eviterebbe in quelle accidentali situazioni, effetti collaterali irreparabili (basti pensare alle conseguenze di una scarica elettrica su un portatore di pacemaker o altro stimolatore cardiaco.

Una maggiore tutela ed incolumità per tutti: un ferito resta tale, che vesta o meno l’uniforme. Inoltre, come affermato in tutte le sedi, e le statistiche lo confermano, specialmente in ordine pubblico, l’utilizzo di telecamere sulle divise e nelle auto di servizio, ha notevolmente diminuito gli scontri fisici.

Allora perché non esplorare altri orizzonti necessarie e fondamentali per garantire la sicurezza effettiva dei cittadini e degli stessi operatori di polizia?

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