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Carenza idrica e siccità: “In Emilia estate 2017 la terza più calda dal 1961”

I dati di Arpae: "Una lunga estate calda che rappresenta un altro importante gradino verso il riscaldamento climatico nella nostra regione"

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L’estate appena conclusa è stata in Emilia Romagna la terza più calda dal 1961, dopo quella degli anni 2003 e 2012, sia in termini di temperature medie che massime.

A dirlo i dati di Arpae, racchiusi nel report “Andamento meteorologico dell´estate 2017 in Emilia-Romagna”.

“Caldo eccezionale, carenza idrica e siccità sono stati gli “ingredienti” dell’estate 2017 – così sintetizza lo studio – Una lunga estate calda che rappresenta un altro importante gradino verso il riscaldamento climatico nella nostra regione”.

Le anomalie di temperatura media estiva registrate quest’anno – si legge – risultano pari a +3.0°C, rispetto al trentennio 1961-1990 mentre, negli anni 2003 e 2012, risultavano rispettivamente pari a +4.5°C e +3.4°C.

Il valore massimo assoluto è stato registrato il 4 agosto a Brisighella (Ravenna) con 42,5 gradi: una trentina le località, fra cui alcune montane, dove le stazioni hanno rilevato temperature sopra i 40 gradi.

Per comprendere meglio l’andamento termico dell´estate 2017, – viene spiegato – può risultare utile un confronto con le proiezioni future della temperatura massima in Emilia-Romagna per il periodo 2021-2050, i cui risultati mostrano un generale spostamento delle curve di distribuzione verso valori più caldi.

Le proiezioni della temperatura massima estiva regionale per il periodo 2021-2050 hanno una media di poco inferiore ai 30°C, contro i 28°C del clima 1981-2010 e i 26°C del 1961-1990.

I valori medi stagionali relativi alle estati del 2003, 2012 e 2017 sono al di fuori della curva di distribuzione del periodo climatico 1961-1990 e sono ancora poco probabili per il periodo 1981-2010, ma per il periodo 2021-2050 quasi un’estate su tre potrebbe raggiungere una media stagionale delle temperature massime uguale o superiore a quella del 2017.

Le piogge nel periodo invernale-primaverile (ottobre 2016-maggio 2017) sono state molto inferiori alla norma, in particolare nelle aree occidentali che hanno avuto carenze percentuali localmente stimate dal 50 al 75 % delle attese. Nel periodo estivo (giugno–agosto 2017) i maggiori deficit hanno riguardato invece aree nel settore centro-orientale nelle quali la carenza di pioggia ha raggiunto punte localmente superiori al 90 % delle attese.

“Tenendo conto dell´intero periodo ottobre 2016 -agosto 2017, – viene sottolineato – risultano in eccezionale sofferenza pluviometrica tutte le zone della regione tranne la pianura ravennate e ferrarese nelle quali l´anomalia risulta comunque grave.

Considerando l’effetto combinato delle alte temperature e delle scarsissime piogge riassunto nel bilancio idroclimatico, quest’anno si è toccato un valore record di deficit idrico medio regionale sul periodo marzo-agosto: “Questo spiega la siccità record in alcune aree, con tutti i fiumi appenninici al di sotto del minimo deflusso vitale (in alcuni casi con letto interamente asciutto per ampi tratti) e vaste aree di vegetazione, inclusi boschi di media montagna, con disseccamenti e perdita di foglie per il forte stress”.

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