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In piazza Casali la Pescheria diventa ristorante. Cronaca di una cena speciale foto

Qualcosa sta cambiando nel mondo della ristorazione. C’è una pescheria, nel cuore del centro storico di Piacenza, che non si limita a vendervi pesce, crostacei e molluschi ma, se volete, qui avrete a disposizione un cuoco pronto a cucinarvelo

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Qualcosa sta cambiando nel mondo della ristorazione. C’è una pescheria, nel cuore del centro storico di Piacenza, che non si limita a vendervi pesce, crostacei e molluschi ma, se volete, qui avrete a disposizione un cuoco pronto a cucinarvelo.

Stiamo parlando della Pescheria Valemar, situata in Piazza Casali (all’interno del complesso del mercato coperto).
 
Quello che ci sorprende è questa nuova concezione della ristorazione, basata sull’essenzialità: tavoli da condividere con altri clienti, apparecchiati solo di una tovaglietta di carta e il tempo di consumare la cena, dal momento dell’ordinazione, per lo più, non supera la mezz’ora.
 
Nota importante è che non manca la comodità dato dall’antistante parcheggio di Piazza Casali, poi, dando uno sguardo dall’esterno, si nota una fila di tavolini per 3 o quattro persone che corre lungo la parete di sinistra e a destra il banco frigorifero con qualche bella pietanza esposta.
 
Sono le 19,30 e ci addentriamo. Appena entrati, veniamo accolti con bei modi e un bel sorriso dal signor Fausto Battini, contitolare assieme alla figlia Valentina, di questa pescheria-ristorante. Il ristorantino, dal gusto un po’ retrò, conta già qualche persona (ha posti a sedere per una trentina), ci pare siano degli habitué visto i modi in cui titolare, cuoco e commensale si rapportano tra un bicchiere di ortugo e una zuppetta di cozze.

Mentre ci vengono serviti delle bruschette di pane condite con olio, sale, pizzico di pepe e pomodorini, omaggio della casa per tutti i clienti. Intanto chiediamo qualche consiglio sul menù, e qui ci viene incontro il cuoco, il signor Giampietro Correddu – bresciano dalle origini sarde – che vi stupirà non solo per il ventaglio di piatti tra cui scegliere ma anche per la cura con cui li prepara e li guarnisce.

Anche il signor Fausto passando in rassegna i tavoli, a sincerarsi che tutte le portate siano di gradimento ai clienti, ci spiega che il menù varia a seconda del pescato che gli arriva e soprattutto, ci tiene a precisare che sia lui che il cuoco sono molto esigenti per quanto riguarda freschezza e qualità del prodotto.
 
Decidiamo di assaggiare, su loro consiglio, un misto di antipasti. In pochi minuti la cameriera (una gentile signora che parla solo francese) ci porta: la pepata di cozze, la zuppetta di calamaretti, il polpo tiepido con le patate, il cocktail di gamberetti in salsa rosa e l’insalata di mare. Tutto di nostro gradimento e le porzioni davvero generose. 

Con la scusa di chiedere altro pane, non manca il maldestro tentativo di rispolverare un po’ di francese scolastico che rimasto in letargo per anni. Proseguiamo con una porzione di un risotto al Guercino, di colore rosso-violaceo, che è preparato con rapa rossa che esalta il gusto del salmone e prezzemolo lasciato intero per non coprire ma accompagnarne i sapori.

Concludiamo con una grigliata di gamberoni rossi e scampi, che ci arrivano su una griglia ancora calda e fumante, assieme a pomodori, arance e peperone alla fiamma. Già dal profumo non possiamo sottrarci a fare i nostri complimenti allo chèf.
 
Nel frattempo il locale si è riempito. Sazi (davvero molto sazi), ringraziamo e chiediamo il conto. Arriva il signor Fausto con due quadrati di gustosa crostata alle prugne, anch’essa omaggio della casa per tutti i clienti. Anche il signor Giampietro, il cuoco, ci saluta dalla cucina. Sulla porta la cameriera francese che con sorriso ci dice qualcosa (chi se lo ricorda il francese?) e ci porge la mano.

Gliela stringiamo, ricambiamo il sorriso e le diciamo “au revoir”, perché di arrivederci si tratta.
 
Stefano Pancini

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