“Per i nuovi partiti l’antifascismo non conta niente” foto

Flavio Chiapponi, docente dell'Università di Pavia e studioso dei movimenti populisti, intervenuto al convegno promosso dalla sezione Anpi cittadina di Piacenza

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“L’antifascismo per questi partiti non conta niente, sono estranei a quel tipo di identità” ha affermato Flavio Chiapponi, docente dell’Università di Pavia e studioso dei movimenti populisti, intervenuto al convegno promosso dalla sezione Anpi cittadina di Piacenza “Medina Barbattini” sul tema: “La bussola della democrazia: quanto contano i valori antifascisti per i nuovi partiti e movimenti politici europei?”.

A poco più di settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale “ci troviamo a dover riflettere” sullo stravolgimento dei sistemi politici europei odierni rispetto a quelli usciti da quel drammatico evento e per i quali il rifiuto del totalitarismo fascista e nazista, radicato nelle esperienze personali di milioni di persone, era il naturale punto di partenza per la costruzione delle scelte politiche”, ha osservato Alberto Gorra, presidente della sezione Anpi, introducendo l’appuntamento.

“Pensiamo che questo elemento di fisiologica evoluzione storica e generazionale non sia indifferente per la trasmissione dei valori e della memoria della Resistenza antifascista che anima l’ANPI – ha motivato il presidente della sezione cittadina – e che sia urgente riflettere e confrontarsi su cosa significhi, come evolva e quanto sia importante l’antifascismo per i nuovi protagonisti della politica europea e, quindi, per i cittadini che essi sono chiamati a rappresentare”.

Stimolato da Gorra, il professor Chiapponi ha spiegato l’evoluzione dei partiti: “I nuovi partiti non si collocano sull’asse destra o sinistra, quindi non si pongono il tema dell’antifascismo, da questo punto di vista assecondano un umore diffuso degli elettorati, è una considerazione oggettiva”.

“E non è neppur vero – ha continuato il relatore davanti al pubblico dell’auditorium Sant’Ilario di via Garibaldi – che essere antifascista significhi necessariamente essere di sinistra”.

D’altro canto, ha dichiarato alludendo anche alla sequenza di insulti e attacchi grondanti odio sulla pagina Facebook dell’Anpi che annunciava il convegno, “I social sono lo specchio semplificato e distorto della società, ma in assenza di regolamentazioni”.

Per lo studioso il compito della democrazia sarebbe quello di ribadire l’identità del valore dell’antifascismo, in tale assenza va individuata una strategia, ma la “demonizzazione” dei movimenti neofascisti-neonazisti non è “una buona strategia”, poiché “democrazia significa consentire ogni manifestazione di idee, non siamo in un regime.

E, ribadendo il concetto: “Scendere in piazza per manifestare contro il regime significa che il regime non c’è, perché la democrazia si verifica quando tollera i nemici”. Il professor Chiapponi ha terminato l’intervento definendo “il progetto antifascista un progetto di valori universali”.

Gorra, introducendo il secondo relatore, Filippo Giuffrida Répaci presidente dell’ANPI Belgio e vice presidente della Federazione internazionale Resistenti (avvocato e giornalista), ha poi spostato l’interesse del tema sullo specifico: “Sappiamo che l’antifascismo ha un profilo politico, ma l’adesione è di territorio, dove c’è una memoria locale e familiare”.

“In Belgio, dove vivo e lavoro da vent’anni, per esempio, l’Anpi è nata nel 1958, le associazioni di resistenti sono soprattutto associazioni di memoria, per ragioni anagrafiche”. Ma l’antifascismo è anche un interesse di stato: “Il dipartimento della Difesa ha incaricato un Istituto della memoria, dove 20 funzionari sono pagati dallo stesso ministero per coltivare la memoria attraverso iniziative, anche ora con un governo di destra”.

Le Anpi sono sorte laddove sono arrivati gli emigrati italiani, “come Francia e Germania, mentre i movimenti resistenziali e l’antifascismo sono presenti nella realtà iugoslava e sovietica poiché contro il nazismo non ci fu solo una guerra di popolo ma anche di eserciti, fu un’azione patriottica collettiva”, ha spiegato il relatore appena arrivato da un confronto sull’argomento tenuto a Belgrado e lamentando che “noi Anpi e movimenti antifascisti ci troviamo troppo poco rispetto alle forze cosiddette populiste e della destra estrema”. Il vento della destra avanza in molte parti d’Europa, portato appunto dal populismo.

“In Croazia ci sono associazioni che propagandano la memoria degli ùstascia, mentre le associazioni degli antifascisti vivono difficoltà; nei paesi baltici si commemorano le SS, lo scorso anno i nostri pullman per la contromanifestazione furono bloccati alla dogana, perfino l’associazione degli interpreti ci negò il personale”.

In Polonia le ultime elezioni hanno portato un governo di destra e poi Bulgaria, Ungheria, Romania, “dove c’è tutta una serie di piccoli partiti che incarnano una realtà populista negando il parlamentarismo; in Finlandia c’è il partito dei veri finlandesi, anche la Francia a partire da Sarkozy ha voltato a destra, la Brexit in Gran Bretagna è un altro esempio di risposta alla pancia del cittadino non alla testa”.

Il populismo è un vento nascosto fra i problemi quotidiani, “della fame, della mancanza di lavoro, dell’immigrazione, e ci dimentichiamo che l’Italia ha avuto sessanta milioni di emigrati economici”. Purtroppo, ha chiuso Giuffrida Rèpaci, “non si parla di antifascismo perché sono pochi i partiti che si dichiarano fascisti e l’antifascismo è scomparso dalla discussione e dalla comunicazione politica”.

Sono poi intervenuti il filosofo Gianni D’Amo (Città Comune); Roberto Dagnino (M5s); Michelangelo Mosca, Giulia Piroli consigliera comunale Pd e il collega Stefano Cugini.

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