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Strade dissestate e disagi vibilità, le risposte degli organizzatori della Granfondo

La quinta edizione della Granfondo Scott Piacenza è in archivio, volontari e il gruppo di amici che sostengono Rossana Tizzoni e Franco Severgnini

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(La nota stampa) La quinta edizione della Granfondo Scott Piacenza è in archivio, volontari e il gruppo di amici che sostengono Rossana Tizzoni e Franco Severgnini, le due anime organizzative dell’evento, sono intenti a restituire l’originale livrea al Piacenza Expo location della manifestazione:

“Attraverso la pagina Facebook della manifestazione, il telefono e gli altri social network stiamo ricevendo numerosi messaggi di complimenti per l’organizzazione di questa quinta edizione della Granfondo Scott Piacenza, da parte di ciclisti che vi hanno partecipato.

Attestati che ci rendono orgogliosi e ci ripagano degli sforzi compiuti. Io vorrei ringraziare uno ad uno i 1800 ciclisti che si sono iscritti all’evento – continua Rossana Tizzoni – purtroppo non mi è possibile e spero che comunque al maggior numero di loro giunga il nostro grazie per aver creduto nella nostra opera organizzativa”.

“Voglio ringraziarli anche per i suggerimenti e le piccole critiche che ci vengono formulate: partenza dal centro della città, strade dissestate, educazione dei ciclisti in gara. I disagi che il passaggio della manifestazione porta agli automobilisti. Elementi di confronto che vorremmo affrontare subito”

Strade dissestate
“Purtroppo la situazione di alcune strade nella nostra provincia, come in tutto il resto della penisola, è drammatica e la manutenzione del 2017 è al minimo nella nostra penisola. E non sono io a dirlo, ma la Siteb l’associazione delle aziende che si occupano di progettazione, costruzione, controllo e manutenzione delle strade.

La maggior parte dei partecipanti si è complimentata per la bellezza dei due percorsi che hanno offerto scorci e panorami unici, abbiamo portato i ciclisti a pedalare su strade non invase dal caotico traffico cittadino o comunque lontano da quelle arterie che vengono percorse giornalmente da centinaia di auto e usate dai piacentini per muoversi.

Purtroppo non è facile in nessun contesto della nostra penisola trovare tracciati lontani dal traffico e con fondi stradali accettabili. Consci di questo, il nostro impegno primario è stato quello di aumentare la segnalazione nei punti più critici, predisporre un numero di persone maggiori a presidio dei bivi e ad effettuare segnalazioni di pericolo.

Sappiamo tutti che lo stato delle strade non è una responsabilità diretta dell’organizzatore, non posso neanche accennare una polemica con gli enti proprietari delle strade perché non conoscendo le condizioni economiche e le disponibilità per effettuare i lavori di manutenzione non posso permettermi di giudicare il loro operato.

Qualcuno durante la premiazione della gara ha sottolineato che se a passare sul crinale di quelle valli fosse stato il Giro d’Italia sicuramente almeno i tratti più sconnessi del percorso sarebbero stati riasfaltati. La corsa rosa muove ogni anno molte persone ed è un importante canale di promozione del territorio.

Durante la granfondo lungo il percorso ho visto moltissimii ciclisti, non semplici appassionati che escono in bici soltanto la domenica, ma ciclisti tesserati con società del territorio, che ai lati della strada attendevano il passaggio dei protagonisti. Molti invece si sono inseriti nel gruppo per pedalare al fianco dei partecipanti, non rendendosi conto che costituiscono un reale pericolo per loro e per i ciclisti in gara.

Inoltre non essendo iscritti all’evento sono anche passibili di denuncia. Se tutte queste persone avessero effettuato l’iscrizione alla manifestazione avremo avuto al via almeno 2500 persone. Vogliamo far capire agli appassionati che più è elevato il numero di partecipanti, maggiore è il peso che l’evento riveste nella realtà sportiva della città e dunque l’intervento degli enti proprietari delle strade per effettuare la manutenzione.

Le stesse strade che dopo la manifestazione continueranno ad essere percorse dagli appassionati di ciclismo che per una volta possono essere protagonisti attivi nella richiesta di percorsi sempre più sicuri”

Disagio temporaneo alla viabilità ordinaria
“Sabato pomeriggio – sottolinea Franco Severgnini sorridendo – una struttura ricettiva del comprensorio piacentino, mi invia una mail in cui sottolinea il disagio e il mancato incasso che il passaggio della gara avrebbe prodotto al suo esercizio commerciale. Peccato però che quest’anno proprio per evitare il ripetersi delle proteste dei gestori della stessa struttura avevamo variato il percorso della gara che non interessava più quella zona.

L’inevitabile modifica della viabilità ordinaria, al passaggio del gruppo, è stata motivo di polemiche. Soprattutto per la chiusura della tangenziale che è stata autorizzata dalla Prefettura. Del resto il ciclismo si svolge su strada e pur avendo spostato la location della manifestazione nella zona fieristica è naturale che si creano situazioni di disagio.

E qui vorrei dare subito una prima risposta a coloro che ci chiedono di far partire la granfondo dal centro della città. Immaginate quale sarebbero le reazioni e polemiche? Noi sappiamo benissimo che portare la manifestazione nel centro della città offrirebbe ai commercianti una maggior opportunità di guadagno, le famiglie dei ciclisti sarebbero maggiormente stimolate a seguire il loro caro e godersi la città. Ma se l’evento rappresenta un problema oggi che si svolge nella zona fieristica, vi immaginate cosa succederebbe dopo aver spostato la manifestazione in centro.

Ricordo che noi ogni anno mettiamo a disposizione dei familiari e accompagnatori una navetta gratuita per visitare la città. Dunque uno spostamento in città rientrerebbe a pieno titolo nella nostra mission, che è la promozione del territorio attraverso un evento ciclistico.

Diciamocelo francamente, io potrei anche fare a meno di avvilirmi per la reazione di tutti i piacentini che domenica erano impegnati nel salvare la vita ai propri concittadini, tanto da non avere la pazienza di aspettare. Ma è l’orgoglio sportivo che viene ferito. L’orgoglio di una, dieci, cento persone che si adoperano per regalare alla città un evento di caratura nazionale o internazionale, che tornando a crescere porti benefici a tutta la comunità.

Ricordo anche che una parte della quota d’iscrizione versata dai partecipanti viene devoluta in beneficenza ad una struttura assistenziale locale. Questo per far capire che l’evento non è solo una manifestazione sportiva, ma anche un evento benefico e di interesse sociale.

Perché i ciclisti hanno diritto di partecipare a queste manifestazioni, svolgere l’attività sportiva che più amano, anche se si svolge lungo le strade e non in strutture chiuse”

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